Buongiorno Dottore, sono una ragazza di 21 anni e non ho mai avuto un fidanzato. A volte penso che non ne avrò mai uno, perché non mi considero bella e ho l’impressione che nessun ragazzo mi noti. Da qualche anno ho comprato un vibratore e ho iniziato a soddisfarmi in questo modo. Vivo da sola e, oltre a studiare, lavoro. Quando sono particolarmente stressata, mi capita di masturbarmi in maniera molto intensa, quasi aggressiva. Raggiungo l’orgasmo, ma ormai è diventata una cosa quotidiana e questo comincia a preoccuparmi.
Mi domando se lo faccia soltanto per scaricare lo stress o se, senza rendermene conto, mi stia chiudendo sempre di più in me stessa. Ho paura che questa abitudine possa allontanarmi ancora di più dalla possibilità di conoscere qualcuno e vivere una relazione.
Secondo lei dovrei smettere o almeno cercare di farlo meno spesso? Come posso capire se è diventato un comportamento poco sano?
La ringrazio per l’ascolto.
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Buongiorno,nelle tue parole sento soprattutto solitudine, stanchezza e il timore che qualcosa in te non vada bene. Vorrei partire proprio da qui: non avere mai avuto un ragazzo a ventun anni non significa essere destinata a rimanere sola, e il fatto che finora nessuno ti abbia fatta sentire desiderata non stabilisce quanto tu sia bella, interessante o degna di amore. A volte il giudizio che abbiamo su noi stessi diventa così severo da sembrarci una verità, ma resta un giudizio, non una sentenza.
Il piacere non è una colpa
Masturbarsi, anche usando un vibratore, è un modo comune di conoscere il proprio corpo e provare piacere. Non c’è nulla di sbagliato o vergognoso in questo, e non è necessario smettere soltanto perché succede ogni giorno. La frequenza, da sola, dice poco. È più utile chiederti come vivi quei momenti: li scegli perché ne hai voglia oppure senti di non riuscire a farne a meno? Dopo ti senti rilassata e serena, oppure svuotata, in colpa o ancora più agitata? Sono queste sfumature, più del numero di volte, a raccontare il rapporto che stai costruendo con questa esperienza.
Quando diventa uno sfogo
Mi colpisce il modo in cui descrivi una masturbazione “quasi violenta”. Potrebbe essere il segnale che in quei momenti stai cercando di scaricare una tensione molto forte. Questo non vuol dire automaticamente che ci sia un problema, ma merita ascolto, soprattutto se rischi di farti male, provi dolore o senti di perdere il controllo. Potresti osservare cosa accade poco prima: una giornata pesante, un senso di vuoto, rabbia, ansia, noia o bisogno di consolazione. Capire quale emozione precede il gesto può aiutarti a distinguere il desiderio sessuale dal bisogno urgente di spegnere ciò che senti.
Aprire altre strade
La masturbazione non ti impedisce di conoscere qualcuno e non sostituisce necessariamente una relazione. Può però diventare l’unico rifugio disponibile se nella tua vita mancano altri modi per calmarti, sentirti vicina agli altri o stare bene con te stessa. Senza proibirti nulla, prova ad aggiungere alternative: una passeggiata, una doccia calda, musica, movimento, una telefonata, qualche minuto di respiro lento o la scrittura di ciò che provi. Puoi anche rimandare il gesto di dieci minuti, non per punirti, ma per capire se il bisogno cambia. L’obiettivo non è controllarti con durezza: è restituirti libertà di scelta.
Trattarti con più gentilezza
Forse la sofferenza più grande non riguarda il vibratore, ma l’idea di non essere abbastanza bella perché qualcuno possa sceglierti. Su questo varrebbe la pena soffermarsi con cura. Le relazioni non nascono da una graduatoria estetica: contano l’incontro, la disponibilità, la curiosità reciproca e la possibilità di mostrarsi, poco alla volta, per come si è. Può esserti utile anche tenere per una settimana un piccolo diario, senza trasformarlo in un controllo rigido. Annota quando nasce l’impulso, che emozione provi, quanto è intenso e come ti senti dopo. Potresti scoprire che alcuni momenti sono legati al piacere e altri alla fatica. Questa distinzione ti permetterà di scegliere con maggiore consapevolezza ciò di cui hai davvero bisogno, senza giudicarti e senza imporre divieti assoluti. Se questa abitudine occupa molto tempo, interferisce con studio, lavoro o sonno, ti provoca dolore, oppure aumenta isolamento e vergogna, parlarne con uno psicologo potrebbe offrirti uno spazio protetto. Non perché tu abbia qualcosa di rotto, ma perché non devi affrontare da sola tutto questo. Nel frattempo, ascolta il tuo corpo con delicatezza, evita intensità che possano ferirti e ricordati che il tuo valore non dipende dagli sguardi ricevuti finora.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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Uno spazio per le vostre domande
Per chi desiderasse condividere un’esperienza personale, porre un quesito o esprimere un disagio, è possibile inviare una mail al dott. Fabiano Foschini all’indirizzo: dott.fabianofoschini@gmail.com
Il dottore esaminerà con attenzione ogni comunicazione e, nei prossimi numeri, offrirà una risposta approfondita dedicando spazio alle vostre domande, ai vostri vissuti e alle vostre riflessioni, sempre nel pieno rispetto della privacy e della sensibilità di ciascuno.