Menu
Cerca
intervista

Incontro con una storia: Francisco Alberto Calderon maestro di Ballo

La magia del ballo diventa terapia contro le fragilità.

Incontro con una storia: Francisco Alberto Calderon maestro di Ballo
Attualità Naviglio grande, 20 Maggio 2021 ore 18:47

Incontro con una storia: Francisco Alberto Calderon maestro di Ballo.

Incontro con una storia: Francisco Alberto Calderon maestro di Ballo

Con l'Associane Xsperienza, la magia del ballo diventa terapia contro le fragilità. Due occhi sorridenti e un sorriso trascinante che spiccano su un volto da un colore caldo che evoca atmosfere latino americane, più precisamente di Havana Cuba. Un’energia travolgente che attraverso i suoi movimenti ti risvegliano dentro una voglia quasi assopita di muoversi e danzare tornando temporaneamente un po’ bambini e senza pensieri. Ecco come descriverei Albertico Calderon maestro di danza e precursore dei maestri attuali di latino americano. L’ho conosciuto nei laboratori di Xsperienza, all’Istituto Bertacchi di Lecco, ma ho avuto il piacere di intervistarlo in piattaforma zoom dato che gli impegni di ognuno e la distanza non permettevano un incontro faccia a faccia offline.

Dunque conosciamo meglio questo personaggio e perché proprio lui fra tanti.

Chi è Albertico Calderon?

Albertico Calderon è il mio nome artistico…il mio vero nome è Francisco Alberto Calderon. Nasco a L’Havana, a Cuba, nel 1966. Vengo da una famiglia umile e da una discendenza culturale artistica e religiosa. Sono cresciuto in un piccolo quartiere marginale all’Havana chiamato reparto Juanero. Che cosa mi caratterizza? Bueno! Anche se faccio fatica a parlare di me stesso, riesco meglio a parlare degli altri… Penso che quello che mi caratterizzi sia l’umiltà, la semplicità, la perseveranza è l’energia positiva di trovare sempre qualcosa di bello per guardare avanti… costruttiva in tutti i sensi. Unico ed irripetibile? È un po’ presuntuosa come domanda (ride tra sé). Penso che ognuno di noi sia unico ed irripetibile, ognuno è un mondo a sé, ha una caratteristica particolare, qualcosa di importante. Penso che quello che mi differenzia da gran parte delle persone è che loro vedono buio mentre io trovo sempre la parte chiara o cerco e custodisco la parte chiara, trovo sempre un sentiero per venirne fuori soprattutto nei contesti più difficili e più particolari della vita. Questo penso che sia una delle cose io abbia, una particolarità, e, spesso e volentieri, quando nessuno ci crede alla sopravvivenza e non crede di poterne venirne fuori, io sono sempre in prima linea a dire che ce la farò! Perché ho sempre voglia di superare me stesso, anche attraverso situazioni difficili, e proiettarmi in nuove mete e nuovi risultati da raggiungere.

Non vorrei essere troppo indiscreta ma… Te la sentiresti di raccontare la tua esperienza di reclusione a Cuba di due o tre anni?

Eeeh… penso di essere pronto, ja… Penso che anche fin da subito, da quando sono tornato da questa esperienza difficile, nel 2013, dove sono partito per Cuba per posare il primo sasso diretto alla costruzione di una scuola di danza per i bambini del mio quartiere di Juanero. È la vita che ti mette di fronte a situazioni molto difficili. Quando lo racconto è come se mi sentissi di vivere quasi le stesse emozioni. Sapere che arrivi nel tuo paese, nella tua terra, torni dalle tue radici a portare qualcosa di bello, a dare uno spiraglio, una via di fuga, per creare un percorso di vita per qualcuno che ha difficoltà a dimostrare il proprio talento perché le persone con cui sono cresciuto o i bambini che stanno crescendo hanno veramente un talento incredibile.

E poi la vita ti mette di fronte a questa cosa difficile a questo bruttissimo incidente dove purtroppo ha perso la vita una persona che percorreva l’autostrada in bicicletta e assieme ad un’altra persona, che, cercando di parlare con l’altro, si è messo al suo fianco. Non c’è stato proprio verso per evitare questo incidente. Non sono stato “dentro” 2 o 3 anni, questo no, mi hanno recluso 1 anno, 3 mesi e 15 giorni in questo carcere nella mia stessa provincia della mia stessa regione.

Però in tutto sono stati 4 anni e mezzo e passa nella quale sono stato privato di tutte le cose belle che dovevo fare, anche in Italia. Questo incidente per me è stata una cosa fortissima, in tanti non ci credevano, amici e familiari. Pensavano: “Non è possibile che ad una persona che pensa tanto al benessere della sua famiglia, dei suoi amici, dei suoi vicini, del suo popolo, dei suoi maestri potesse capitare una cosa del genere”. È stata una cosa molto dura ma da subito ho pensato che sarebbe stato per me qualcosa di grande, dove sarebbe sfociato in qualcosa di molto più bello; ma non sapevo cosa sarebbe successo, non ne avevo idea. In carcere ho conosciuto delle persone meravigliose, ho fatto delle amicizie incredibili e ho imparato un sacco di cose, soprattutto che l’essere umano giudica o classifica le persone nel bene o nel male chi viene recluso.

Tutti possono entrarci per qualsiasi motivo, nessuno è escluso ma non vuol dire che le persone che si trovano in questo posto sono persone cattive o persone che devono venire denigrate, sottostimate o escluse dalla società perché non è così. Conosco muchissime persone che hanno tratto delle cose meravigliose da questi momenti mentre altri purtroppo sono stati sopraffatti dalla vita e dalla società non riuscendo ad essere quel che realmente volevano.

Cosa mi ha lasciato questa esperienza?

Posso dire…da una parte….è duro dirlo…tanta tristezza e disperazione e dall’altra parte, quella più grande, consapevolezza delle persone che sono al tuo fianco senza sapere chi sei, che fai e da dove vieni e che sono veramente amici, familiari e parenti, che sono veramente pronti anche se tu sbagli a combattere con te. Mi ha lasciato triste chiudere una relazione di 22 anni per motivi personali che non vorrei spiegare. La gente non l’ha presa molto bene e mi ha giudicato mentre volevo intraprendere una nuova vita. Molte se ne sono andate ma sono felice perché la vita ti dà la possibilità di riprenderti tutto quello che hai perduto. Ma dopotutto sono felice perché ho trovato la cosa più bella che un uomo possa desiderare, una moglie e due bellissime bambine che mi riempiono il cuore e mi danno l’istinto di continuare a dare del mio meglio per il futuro.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Pensi di essere diventato una persona migliore?

A: Questa esperienza mi ha lasciato qualcosa di molto bello, mi ha fatto diventare una persona migliore, una persona più forte, molto più coerente e con i piedi per terra. Ancora più umile, più semplice di prima e soprattutto con una grande convinzione: che non dobbiamo mai dimenticare da dove veniamo per poi imparare a proiettarci per dove andremo. E’ molto importante non dimenticare il nostro passato, le nostre origini. I nostri momenti difficili ci danno forza, perseveranza e capacità. Grande voglia di continuare ad andare avanti. Avere la possibilità di avere un figlio grande di 35 anni, con un nipote di quasi 6 anni che anche loro fanno parte della mia vita. Mio nipote l’ho conosciuto quando sono tornato qui in Italia. Ho la mia piccola “dinastia” qui e cerco sempre di essere migliore per loro ma anche per me stesso. Ho avuto un sacco di emozioni. Sono state tante, bisogna trovarsi a vivere un percorso in salita e poi trovarsi rinchiuso con delle regole: van benissimo le regole, ma quando non puoi fare determinate cose impari il valore di quello che hai avuto in mano e che ti sei guadagnato con tanto sacrificio…e ad un tratto sparisce! E non sai poi se torna a te. Perché quando entri in un contesto del genere tutto cambia e tutto può cambiare. Può cambiare in momenti dove dovevo alzare la voce e far prevalere la mia personalità per farmi rispettare, altrimenti ti mettono i piedi in testa. Ti lascia da riflettere che nessuno è escluso, per un incidente mi sono trovato dentro. A volte pensi di non riuscire più a tornare indietro e invece, con perseveranza e costanza e forza e determinazione, riesci a superare alla grande e vedere più lontano di quello che vedevi in passato. La racconto con tranquillità e penso che questo momento mi ha aiutato a superare quello che si sta vivendo oggi con le restrizioni date dal Covid. Per me questa è stata una grande emozione che resta e resterà per sempre nella mia vita. Ho imparato anche tante cose! Possiamo essere le persone più prestigiose, più alte di questo mondo ma in un attimo la vita ti può cambiare. Mi ritengo una persona migliore dal punto di vista di esperienza, riesco ad immedesimarmi di più nelle persone più difficoltose da capire. Riesco a comprenderle meglio e di aiutarle per quanto posso con grande piacere.

Hai partecipato ai laboratori di Xsperienza al Bertacchi di Lecco…come ti sei approcciato ai ragazzi, che esperienza gli hai fatto fare? Cosa ti hanno lasciato questi giorni diversi dal solito?

Il laboratorio di Xsperienza… e qui devo ringraziare il mitico Renato, ma non solo. Lui in primis perché è una persona che, da quando l’ho conosco, non perde occasione di risvegliare in me sempre qualcosa di bello e di positivo. Ti tira fuori! Ti sprona a dare un contributo di positivo alla società a seconda del tuo modo di essere. E’ stata una cosa meravigliosa! Non me lo aspettavo! Qualcuno ti dice di andare a fare arteterapia, di dimostrare attraverso la danza determinate cose… ma bisogna viverla. Risveglia in te momenti della tua infanzia, della tua adolescenza, della tua maturità, momenti trascorsi di difficoltà e problematiche che ti danno delle emozioni incredibili. Io mi ritengo una persona forte ma sono una persona sentimentale. Vedendo questi ragazzi parlare con noi, che siamo persone strane, che vedono per la prima volta e avere la possibilità di averli nella propria vita, di vederli muovere, attraverso la danza, i racconti e una serie di cose che intercambiavamo, attraverso il lavoro meraviglioso di tutti quanti. Soprattutto il lavoro con la creta che è una cosa fantastica…per me è stato stupendo, è rinascita, creare un nuovo sentiero, un’apertura mentale che ci aiuta a capire il rapporto che dovremmo avere con i nostri figli, o genitori e famiglia.

Bisogna fare qualcosa i più per far diventare questa cosa unica nel suo genere. Nel mio piccolo cosa ho fatto fare? Ho fatto danzare, soprattutto con il cuore attraverso i racconti dei nostri antenati, attraverso le nostre “orishaga” che sono le nostre divinità, attraverso degli oggetti che utilizziamo. Riuscire a far capire ai ragazzi come possono affrontare i momenti della vita difficili o belli per riuscire ad essere migliori, trasparenti e comunicativi con sé stessi e con le persone che gli vogliono bene. La danza è una delle fonti più importanti da cui attingere per la mente, per l’anima e per il cuore. E’ una cosa che aiuta a liberarti, a scaricare le tensioni, le preoccupazioni e ti dà la possibilità di avere dei contatti per raggiungere determinate emozioni nella vita. Mi ha lasciato una porta immensa aperta, un percorso in cui non vedo l’ora di riprendere e dare tutto me stesso, il mio vissuto e la mia modesta capacità di comunicare con tutti gli esseri umani. Ringrazio di cuore tutte le persone che fanno parte di questo progetto, soprattutto Renato per contare su di me in questo progetto meraviglioso.

Una storia veramente incredibile ed emozionante ma una piccola domanda: dopo di tutte queste esperienze quali sono i tuoi progetti futuri?

Progetti futuri? I progetti sono tanti. Ho intenzione di continuare ad insegnare danza ai bambini di qui, ma anche del mio paese e nel mondo per coltivare il loro grande talento con le coreografie. Progetti con associazioni artistiche culturali che appartengono al CONI e mettere a disposizione tutto il mio talento nelle scuole di danza, festival e congressi in Italia e nel mondo. Ma il progetto più grande è quello di veder crescere i miei figli con grandi valori e salute con amore per sé stessi, per la famiglia, per i suoi genitori e per amore per la vita.

Grazie infinite Albertico e spero di rivederci nuovamente ai lavoratori di Xsperienza e perché no?! Magari in pista da ballo!

Vi ringrazio veramente e spero che le mie parole possano servire a qualcosa per questo meraviglioso progetto. Grazie ancora di cuore.

Ed ecco a voi Albertico Calderon, modesto e con un amore indescrivibile per la vita….cosa dire di più? Da grandi esperienze derivano grandi responsabilità per cercare di capire fino in fondo il vero senso di una cosa che rendiamo complessa ma che semplicemente è la vita.

di Paola Bonacina

CronistaINLibertà
a cura di Renato Caporale