In Lombardia mancano tra i 2.500 e i 3.000 infermieri e ogni anno circa 3.000 infermieri lasciano la nostra regione per andare all’estero o lavorare nel settore privato. Secondo l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, una delle cause principali è rappresentata da retribuzioni che da anni non rispecchiano l’importanza e la complessità della professione.
L’annoso problema della carenza di infermieri in Lombardia
MILANO – A margine della seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alla carenza di personale infermieristico, Bertolaso ha sottolineato come il problema abbia radici lontane:
“Negli ultimi 15 anni nessun governo si è occupato degli stipendi degli infermieri. Durante il Covid venivano definiti eroi, ma nessuno ha pensato di adeguarne realmente le retribuzioni. Oggi nessuno può sottrarsi alle responsabilità politiche di questa situazione”, ha dichiarato.
Stipendi da fame e sacrifici richiesti costantemente
L’assessore ha ricordato di aver posto il tema fin dal suo insediamento alla guida del Welfare lombardo, definendo gli stipendi degli infermieri “da fame” rispetto ai sacrifici e alle responsabilità richieste quotidianamente.
Per cercare di rendere più attrattiva la professione, la Regione sta mettendo in campo una serie di interventi, tra cui la disponibilità di alloggi dedicati, servizi per l’infanzia e altre forme di sostegno rivolte al personale sanitario, composto per circa l’85% da donne.
Regione Lombrdia li cerca anche all’estero
Per colmare il fabbisogno di organico, la Lombardia guarda anche all’estero. Dopo l’accordo siglato con l’Uzbekistan, proprio oggi viene inaugurato a Tashkent un ufficio regionale che avrà il compito di selezionare i candidati, favorirne la formazione professionale e l’apprendimento della lingua italiana prima dell’arrivo nel sistema sanitario lombardo. I primi 150 infermieri dovrebbero essere operativi entro la fine dell’anno.
Bertolaso ha però ribadito che la priorità resta valorizzare i professionisti italiani:
“Contiamo innanzitutto sugli infermieri italiani e vogliamo offrire loro tutte le opportunità per accedere a questa professione, crescere e trovare soddisfazione nel proprio lavoro. Il reclutamento dall’estero rappresenta una risorsa aggiuntiva per affrontare le situazioni di maggiore difficoltà”, ha spiegato.
Cosa fare per incentivare gli studenti di scienze infermieristiche
Sul fronte delle uscite dal sistema sanitario regionale, l’assessore ha precisato che ogni anno circa 3.000 infermieri lasciano la Lombardia, ma un numero pressoché equivalente entra nel sistema. Molti di coloro che se ne vanno scelgono il settore privato o l’estero, in particolare la Svizzera, dove gli stipendi risultano più elevati.
Per contrastare questo fenomeno, la Regione ha introdotto incentivi economici destinati al personale delle province di confine, con incrementi retributivi che possono arrivare a 300-400 euro mensili.
Tra le misure allo studio figura inoltre l’introduzione di voucher economici per gli studenti dei corsi di Infermieristica, sul modello già adottato dal Veneto.
“È un’esperienza che sta dando risultati positivi e stiamo valutando la possibilità di applicarla anche in Lombardia dal prossimo anno”, ha spiegato Bertolaso, precisando che si tratta di risorse extra-Lea da reperire all’interno del bilancio regionale.
Ipotesi riapertura dei convitti interni negli ospedali
La Regione sta infine lavorando al recupero di alcuni convitti destinati agli operatori sanitari. Dopo la riapertura prevista al Fatebenefratelli, strutture analoghe sorgeranno anche al Policlinico e all’ospedale Santi Paolo e Carlo:
“In passato si è pensato che queste strutture non servissero più e sono state chiuse. Oggi ne paghiamo le conseguenze: chiudere è semplice, riaprire dopo decenni è molto più complicato. Ma stiamo investendo per recuperare questo patrimonio”, ha concluso l’assessore.