Buongiorno Dottore, mi chiamo J. e ho 31 anni. Sono omosessuale, ma non l’ho mai detto alla mia famiglia. I miei genitori sono del Sud e so che non la prenderebbero bene. Forse nemmeno alcuni dei miei fratelli. Per non far venire sospetti ho chiesto a un’amica di fingersi la mia ragazza. All’inizio mi sembrava una soluzione, ma ora questa storia mi pesa. Lavoro al Nord come manager in un’azienda di lusso e sono indipendente. Il problema è che, anche se ho 31 anni, con la mia famiglia continuo a nascondermi. Sono stanco, ma ho paura di quello che potrebbe succedere se dicessi la verità. Secondo lei, continuare a mentire può farmi stare male dal punto di vista psicologico? Al momento non ho un compagno, ma mi piacerebbe incontrare qualcuno e avere una relazione stabile. Non so però come potrei gestire tutto questo con la mia famiglia.
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Buongiorno J., dalle sue parole si capisce quanto questa situazione le stia pesando. Non tanto perché lei abbia qualcosa da nascondere, quanto perché da anni si sente costretto a farlo proprio con le persone che dovrebbero conoscerla meglio. Arrivare a chiedere a un’amica di fingersi la sua ragazza racconta bene la paura che prova e il bisogno di proteggersi. Non c’è nulla di sbagliato nel suo orientamento. La fatica nasce dal dover tenere insieme due vite: quella che conduce liberamente fuori casa e quella che presenta alla sua famiglia. Alla lunga, sostenere questa distanza può diventare molto pesante. È comprensibile che, a 31 anni, lei senta il bisogno di fermarsi e chiedersi quanto ancora possa andare avanti così. Anche il successo sul lavoro non basta a compensare il bisogno di sentirsi accolti da chi ama.
Quando nascondersi comincia a pesare
Continuare a mentire può avere effetti sul benessere psicologico, soprattutto quando la menzogna riguarda una parte importante della propria identità. Non significa che succederà necessariamente qualcosa di grave, ma vivere controllando parole, gesti e frequentazioni può alimentare tensione, senso di solitudine e stanchezza. A volte si finisce per sentirsi in colpa anche senza aver fatto nulla di male. Altre volte diventa difficile rilassarsi davvero, perché resta sempre il timore di essere scoperti. Il punto non è giudicare le scelte che ha fatto finora. Probabilmente erano il modo che aveva trovato per sentirsi al sicuro. Oggi, però, può chiedersi se quella protezione la stia aiutando ancora oppure se le stia chiedendo un prezzo troppo alto. Questo non vuol dire che debba raccontare tutto subito, ma che merita di ascoltare seriamente il suo disagio.
Dirlo non deve essere una prova di coraggio
Parlare con la propria famiglia non è un obbligo, né esiste un’età entro cui farlo. Essere indipendente economicamente è un elemento importante, ma non cancella la paura di perdere affetto, rispetto o vicinanza. Prima di esporsi, può domandarsi quali reazioni teme davvero e su quali persone potrebbe contare. Magari c’è un fratello o una sorella con cui iniziare, senza affrontare tutti insieme. Oppure può scegliere di aspettare, riducendo nel frattempo le bugie più faticose. Proteggere la propria intimità è diverso dal costruire continuamente una storia che non le appartiene. Se teme reazioni aggressive o situazioni difficili, è giusto considerare prima la sua sicurezza. Può anche prepararsi a interrompere una conversazione che diventa offensiva o umiliante. Non deve dimostrare niente a nessuno, né forzarsi a fare un passo per cui non si sente pronto.
Costruire una vita che le somigli
Lei dice che le piacerebbe avere un compagno, ed è un desiderio normale. Ma una relazione non dovrebbe nascere con il peso di dover restare nascosta. Non significa che debba presentare qualcuno in famiglia appena lo conosce. Significa, però, che prima o poi dovrà chiedersi fino a che punto vuole continuare a vivere così. Parlare con uno psicologo potrebbe aiutarla a mettere un po’ d’ordine in questi pensieri, senza sentirsi obbligato a fare scelte per cui non si sente ancora pronto. I suoi genitori potrebbero sorprenderla oppure no: nessuno può garantirle come andrà. Quello che può iniziare a fare, però, è smettere di considerare la sua vita affettiva qualcosa di cui vergognarsi. La domanda, forse, non è solo se mentire faccia male, ma quanto spazio vuole finalmente concedere a se stesso.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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