Giovani e sanità: un connubio su cui investire

L’Italia dovrebbe impegnarsi maggiormente nel costruire un futuro per i giovani, agevolandoli a seguire percorsi specialistici.

Giovani e sanità: un connubio su cui investire
Attualità 14 Aprile 2020 ore 16:21

Giovani e sanità: un connubio su cui investire

Giovani e sanità: un connubio su cui investire

La situazione che si è creata a causa del COVID-19 ha messo in evidenza come vi sia ancora molto lavoro da fare nel settore della sanità in Italia nonostante la grande risposta di medici e infermieri che ogni giorno stanno combattendo in prima linea. Questo episodio ha mostrato come investire in ambito sanitario sia fondamentale per fronteggiare al meglio le emergenze, soprattutto quelle relative alla salute che sono tra le più imprevedibili. Nonostante le opinioni sulla sanità pubblica italiana siano estremamente positive, non si può negare che vi siano stati parecchi de finanziamenti nel SSN. L’aspetto più critico riguarda le professioni sanitarie, di cui fanno parte i medici e gli infermieri, per le quali andrebbe agevolato l’ingresso ai giovani, offrendo allo stesso tempo condizioni favorevoli per convincerli a restare nel nostro Paese e non fuggire all’estero. L’agenda politica, in generale, continua a non affrontare il tema della sanità con la serietà che meriterebbe; questa rotta andrebbe invertita per concentrarsi in particolare su quelli che sono i due aspetti più importanti di questo punto: giovani e futuro.

I problemi principali del settore sanitario italiano

Gli italiani sono indubbiamente affezionati al servizio sanitario nazionale, tuttavia ci sono alcune problematiche che è difficile ignorare. Un primo punto da analizzare riguarda i costi delle prestazioni e i tempi di attesa: quest’accoppiata porta spesso i cittadini a deviare verso i servizi privati, dove possono ottenere consulenza nel breve periodo. Tutto ciò avviene perché per alcune patologie non è possibile lasciar trascorrere troppo tempo prima di essere curate, anche se dall’altro lato questo porta la popolazione a indebitarsi per affrontare esami od operazioni. Un grande divario è presente tra il Nord e il Sud: nel primo caso gli ospedali sono efficienti, mentre nel secondo c’è un indice di insoddisfazione molto alto, dovuto anche dalla presenza di ospedali troppo piccoli e poco sicuri. Un fenomeno che si verifica costantemente è l’affollamento del Pronto Soccorso, anche in situazioni che non sono di emergenza o comunque per questioni non strettamente necessarie: questo si verifica perché c’è mancanza di medici generali.

I giovani come chiave di svolta

Il medico di base rappresenta un tassello importante nella struttura sanitaria, dato che è la prima persona da cui i pazienti si recano per le loro preoccupazioni in materia di salute e che diventa un riferimento costante, soprattutto per le persone anziane. I numeri di occupazione relativi a tale professione sono in forte calo, e ciò desta preoccupazione per il futuro. Anche gli specialisti incarnano un settore con alte criticità: la loro formazione richiede anni di studio, anche se il problema maggiore lo incontrano nel momento in cui vogliono accedere ai vari percorsi. La mancanza di fondi, infatti. costringe un numero considerevole di medici abilitati a rinunciare alla possibilità di specializzarsi, oppure a recarsi all’estero per riuscire a proseguire la propria carriera. L’Italia dovrebbe impegnarsi maggiormente nel costruire un futuro per i giovani, agevolandoli a seguire percorsi specialistici. Per farlo servono piani formativi standard a livello nazionale, garantendo così equità per tutti gli specializzandi e puntando sulla continuità dell’apprendimento. L’aumento delle borse di specializzazione è il punto fondamentale della questione: così facendo si potrebbe risolvere il problema dell’imbuto formativo, il quale conduce a uno spreco di risorse umane elevato, proprio perché molti laureati in medicina non riescono a ottenere la borsa di studio. Eliminare il test d’ingresso per la facoltà di Medicina non è la soluzione ideale perché il problema non è la mancanza di iscritti (anzi, negli ultimi anni stanno aumentando considerevolmente), ma si rende necessario ridurre lo “spreco” di investimenti fatti sia dallo Stato che dai genitori per il conseguimento di un titolo di studio a dei ragazzi che con tutta probabilità faranno fatica a inserirsi nel mondo lavorativo, dato che non ci sono sufficienti borse di specializzazione, mandando all’aria anni di studio e di sacrifici. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di dare l’opportunità ai laureati in medicina di seguire un percorso formativo di specializzazione direttamente presso le aziende sanitarie stesse. In modo tale si andrebbe a risolvere la discrepanza tra il numero annuale di laureati e il numero annuale di contratti di formazione specialistica finanziati dallo Stato, colmando così la carenza di specialisti necessari al SSN.

L’Italia e il confronto con gli altri paesi

Negli ultimi anni la spesa sanitaria in Italia è cresciuta, tuttavia risulta essere inferiore alla media dei paesi europei. Una differenza sostanziale la si può notare nel numero di posti ospedalieri in rapporto alla popolazione, che in alcune zone d’Europa come la Francia e la Germania sono di gran lunga superiori rispetto ai nostri grazie ai maggiori investimenti effettuati. Nonostante l’Italia possa ancora vantare una sanità considerata tra le prime in Europa e nel mondo,  per mantenere questo primato nel tempo, è necessario intervenire tempestivamente e un primo passo potrebbe essere proprio quello di investire sui giovani.

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