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Editoriale | Tra Fase due e una realtà di Fase zero

L'ultima settimana ci ha regalato segnali per nulla buoni, se non terribili.

Editoriale Fase due

Editoriale | Tra Fase due e una realtà di Fase zero. (scritto per l’edizione cartacea martedì 12 maggio)

Editoriale | Tra Fase due e una realtà di Fase zero

CORSICO – Fase 2. Ok, ci siamo dentro. Non so voi, ma per me è stata quasi (il “quasi” è d’obbligo) peggio della fase 1, quella del “tutti chiusi”. Se durante il lockdown sperimentavamo tutti qualcosa di nuovo, persi nelle nostre paure e soli anche se in compagnia, questa nuova condizione è stata abbastanza complicata, specie nei primi giorni. Premesso che forse lo stare attaccato al computer 12, 14, a volte 16 ore al giorno in un mono tema di tragedia e dolore di certo non mi abbia aiutato, il poter rivedere i propri “congiunti” mi ha regalato una certa dose di disagio, così come uscire per fare una sgambata: ancora troppi i casi intorno a noi, ancora troppa la paura di ammalarsi e soprattutto contagiare i propri cari, tanta la voglia di tutelarsi e tutelare.

L’abbraccio virtuale

Non sono un fifone per natura, ma di certo sono una persona che vive le emozioni con difficoltà, belle o brutte che siano. E l’emozione per poter “riabbracciare virtualmente” i propri piccoli nipoti, ad esempio, è stata meravigliosa e terrificante al tempo stesso. Gioia e paura, voglia di lasciarsi andare ma terrore nel poter fare un passo di troppo. Una fatica interiore, insomma; ma un passo avanti, senz’altro.

In questi mesi rinchiusi io mi sono davvero illuso che questa umanità potesse imparare dai propri errori passati. Ma i segnali non sono per nulla buoni, se non terribili.

Fase zero

La gioia, vera, di “comunità”, per una Silvia ritrovata è stata semplicemente travolta da un mare di letame. Quello vomitato da tante, troppe persone nei confronti di una giovane che era semplicemente partita con coraggio (che io non avrei, giusto per chiarire, e solo per questo non posso che ammirarla) per fare del bene in terre difficili, ed è stata privata della sua libertà, della sua vita. Poi l’annuncio: ritorna a casa, è libera! Che gioia! Ma già dai titoloni (giustamente) a piena pagina sui giornali si intravedeva l’inizio della fine: subito dopo “è libera” qualcosa strideva in quei titoli: “si è convertita all’islam”. Li ho letti con puro fastidio. La mia reazione è stata una sola: e sticazzi, non vogliamo aggiungerlo?

Bene, la gioia per la sua liberazione non me la toglierà nessuno, ma un’altra certezza mi è rimasta: siamo rimasti ancora in Fase 0. E questo è grave, più di qualsiasi pandemia.

Andrea Demarchi

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