Editoriale | Coronavirus, iorestoacasa, avete capito il perchè?

Ho pensato fosse inutile trovare mie parole, quanto invece fare “mie” quelle di Alberto, operatore in un ospedale di Rozzano.

Editoriale | Coronavirus, iorestoacasa, avete capito il perchè?
Attualità 16 Marzo 2020 ore 09:49

Editoriale | Coronavirus, iorestoacasa, avete capito il perchè?

Editoriale | Coronavirus, iorestoacasa, avete capito il perchè?

CORSICO – No, questi non sono proprio giorni normali. Già “due editoriali fa” esprimevo lo stesso concetto, se vogliamo in controtendenza rispetto al #milanononsiferma che galoppava sui social non più tardi di 15-20 giorni fa. La situazione è seria, e diciamo così per non “creare facili allarmismi”.

Come far passare il messaggio

In questi giorni mi sono spesso domandato come poter far “passare” ai nostri lettori il concetto di “restarsene a casa”, quell’hashtag (“#”, ndr) #iorestoacasa che mi auguro, ora, vi stia rimbombando nelle orecchie. L’occasione me l’ha data un amico, un corsichese e poi buccinaschese dop. Il concetto di amico è molto relativo, sia chiaro, non voglio assolutamente appropriarmi di amicizie indebite… È senz’altro un amico di Facebook, una persona con cui condivido piacevoli serate qualche volta all’anno.

Parole non mie, ma mie parole

Di solito lo incontro agghindato in abiti a dir poco imbarazzanti mentre, insieme al suo gruppo musicale, i GENI-TALI (e già ci siam capiti), ci allieta e fa ballare per due o tre ore. Ecco, ora il suo abbigliamento (qui in foto) sembra altrettanto “imbarazzante”, ma non è per un concerto. È dovuto al suo prezioso, oggi come ieri, lavoro presso un ospedale di Rozzano. Ho letto il suo “post” su Facebook e ho subito pensato che fosse inutile trovare mie parole, quanto invece fare “mie” quelle di Alberto.

Andrea Demarchi

Il messaggio di Alberto

“Vorrei vi soffermaste su cosa vuol dire lavorare in una terapia intensiva COVID in biocontenimento (luogo dove si evita la diffusione di malattie esternamente) e in un pronto soccorso con fuori delle tende da campo per accogliere più malati “positivi” possibili…

Cosa vuol dire lavorare in turni senza la possibilità di bere, mangiare e soddisfare il bisogno di minzione (fare la pipì) perché i presidi non sono infiniti e non ci si può permettere di sprecare mascherine, tute impermeabili, etc etc…

Cosa vuol dire nel giro di una settimana passare da una “vita normale” in ospedale a dover creare posti nuovi di terapia intensiva in spazi non usuali perché di “SARS-covid-2 muoiono solo gli anziani con patologie pregresse”… (CIT.)

Cosa vuol dire entrare al lavoro con una faccia e dopo qualche ora uscire con delle lesioni… perché noi vogliamo aiutare gli altri ma vogliamo farlo in sicurezza…

Beh noi Infermieri, rianimatori e medici (e non dimentichiamo tutto il resto del personale che si fa in quattro per noi “italiani”: OSS, Ausiliari, tecnici di radiologia, di laboratorio, personale amministrativo, i soccorritori 112/118, etc etc) in questo periodo magari non andiamo a fare un aperitivo, non usciamo la sera con gli amici…vorremmo… ma ci alterniamo tra lavoro e casa, casa e lavoro, per dare a voi/noi il massimo dell’assistenza in questi casi.

Non chiediamo sicuramente l’elemosina e compassione ma solo un po’ di intelligenza e comprensione.

Rimanere in casa è un atto dovuto per la comunità… per l’Italia…

Rimanere in casa ci eviterà di portare al collasso un sistema sanitario che in altri paesi si sognano e che in una settimana e mezza è riuscito ad ammortizzare questa pandemia (vi garantisco, ancora per poco)…

Rimanere in casa permetterà di poter accogliere tutti nei posti ad alta intensità di cure (Tema attuale che alcuni ignoranti ancora non capiscono) invece di dover fare, purtroppo, una scelta in base alle possibilità di sopravvivenza…

Per gli altri condivido il video di Fabio De Luigi che…. HA RAGIONE… (è sufficiente cercare su you- tube: “Lotta al Coronavirus, Fabio De Luigi: “State a casa”, ndr)”.

Alberto Parazzoli

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