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Editoriale | L’emergenza è finita, andate in pace…(dicono)

In questi quasi due mesi sono stato in silenzio, ho letto, ascoltato. Poi però succede qualcosa.

Editoriale emergenza finita

Editoriale | L’emergenza è finita, andate in pace…

Editoriale | L’emergenza è finita, andate in pace…

CORSICO – Ok, io ci ho provato. In questi quasi due mesi sono stato in silenzio, ho letto, ascoltato, mi sono “mangiato le dita dopo aver finito le unghie”, ma ho comunque pensato di lasciar lavorare chi di certo è più esperto di me.

Poi però succede qualcosa

Proprio nell’ultima “diretta gallera”, prima di andare in stampa con questo numero (quella di martedì 14 aprile, ndr), capita che venga detto qualcosa per cui davvero non si può più tacere. Cito, testualmente: “…oggi la situazione dell’emergenza sanitaria l’abbiamo gestita, la stiamo gestendo. È iniziata una fase, quella in cui guardiamo come riprendiamo quella nostra quotidianità che sarà diversa. Regione Lombardia su questo sta già lavorando […] da oggi (martedì 14 aprile, ndr) continueremo a darvi i dati… ma è chiaro che l’elemento di approfondimento di carattere sanitario oggi perde la sua attenzione perchè fortunatamente, grazie al lavoro di tutti, sta trovando una situazione di stabilità. […] È bene che si parli di come Regione Lombardia sta pensando al domani, in cui sta progettando e impostando la riapertura, la ripresa e tante altre cose. Oggi, più che la sanità, l’importanza va data alla ripresa economica”.

Ma l’ha detto davvero?

Queste parole, gravi a mio umile avviso, sono state pronunciate nel giorno in cui ancora i numeri “raccontavano” un aumento di oltre mille casi in Lombardia, 241 nuovi decessi, +49 il saldo dei nuovi ricoveri e solo -21 la flessione dei ricoverati in terapia intensiva. Come se non bastasse, questi numeri, in linea con i giorni precedenti, venivano indicati “tranquillamente” assieme al dato più grave: 3778 tamponi, contro i 5.260 del giorno precedente (già pochi) e i 9.530 di due giorni precedenti. In sostanza: quasi un terzo delle indagini e comunque un dato di positivi sostanzialmente invariato (in questi ultimi giorni il numero dei tamponi è risalito, ma gli incrementi, esclusi i ricoveri, sono bene o male gli stessi).

Il dato sanitario perde di importanza? Davvero?

Da quarantenato da quasi ormai due mesi, senza un soldo perchè tutte le attività sono bloccate e gli aiuti tardano ad arrivare, nel giorno in cui partono le perquisizioni alle rsa per verificare che non si siano fatti pasticci (che, detto meglio, si traduce con una marea di morti tra gli anziani), mi sento semplicemente preso in giro da un’affermazione del genere.

Certamente, è folle solo pensare il contrario, l’economia è importante. Ma non raccontateci, vi prego, che l’emergenza sanitaria sia superata. Persone a casa curate a suon di “tachipirina e resti in casa”, tamponi su malati con sintomi mai effettuati, all’interno e fuori dagli ospedali, assenti (o pochissime, comunque) le indagini sui casi familiari correlati a pazienti certificati Covid.

Davvero vi sembra tutto sotto controllo?

A me per niente, e trovo semplicemente un insulto all’intelligenza altrui provare a risolvere il problema sanitario con un paio di immagini con dei numeri scritti e nessun cambiamento dello stato attuale degli interventi. E non mi si risponda semplicemente con la storia dei test sierologici a partire dal 21 aprile. Avete, cara Regione, già detto che ne potrete farne 20mila al giorno. Anche in questo caso è questione di numeri: 10 milioni di abitanti, al passo di 20mila test al giorno, dice che ci vorranno 500 giorni per “testare” tutti i Lombardi. Sono numeri, e, come tutti quelli che leggiamo o ascoltiamo in questi giorni, sono terribili.

Andrea Demarchi

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