Incontro alla Casa delle Associazioni

Dal Giambellino ai Navigli, la Milano di prossimità parte dai giovani: welfare, territorio e nuovi linguaggi

Dal lavoro sul campo nei quartieri del Sud-Ovest all'idea di dare voce ai ragazzi attraverso la comunicazione territoriale: l'esperienza dei progetti europei di Emanuela Vita, il dibattito su legalità, urbanistica e welfare, e la sfida di costruire una città più vicina alle persone

Dal Giambellino ai Navigli, la Milano di prossimità parte dai giovani: welfare, territorio e nuovi linguaggi

Tra la spinta del centro metropolitano e i bisogni del Sud-Ovest milanese, quartieri come il Giambellino e Lorenteggio si trovano oggi a gestire nuove fragilità sociali e abitative. Ma il futuro della città non si costruisce a tavolino né solo con l’urbanistica: nasce dalla presenza costante nei complessi popolari e dalla capacità di dare spazio alle nuove generazioni.

Dal Giambellino ai Navigli, la Milano di prossimità parte dai giovani: welfare, territorio e nuovi linguaggi

MILANO – È l’esperienza diretta portata da Emanuela Vita, responsabile della comunicazione e delle attività partecipative dei progetti europei Commit2Green e REGEN del Comune di Milano, che ha ricordato come la prossimità si costruisca giorno per giorno con pazienza, ascolto e presidi fisici sul territorio. Un approccio che punta a trasformare i giovani da spettatori demotivati a protagonisti attivi del dibattito pubblico, mettendo in gioco le proprie passioni e urgenze per far sì che la città non prenda solo “la forma degli adulti”.

 

È proprio da questa visione radicata nei quartieri che prende il via la riflessione emersa nei giorni scorsi alla Casa delle Associazioni di via Marsala durante “La città visibile”, appuntamento promosso dall’Associazione Comunicazione Pubblica con il patrocinio del Comune di Milano. Ad aprire i lavori è stato Claudio Trementozzi, Consigliere nazionale dell’Associazione, evidenziando come la comunicazione e l’informazione locale siano infrastrutture indispensabili per ricucire i quartieri e generare fiducia.

Un messaggio ripreso dall’assessore al bilancio Emmanuel Conte, che ha ricordato il legame indissolubile tra polis e logos (comunità e parola), definendo l’informazione pubblica un’infrastruttura immateriale decisiva per affrontare le complessità del presente, al pari di strade e trasporti.

L’assessore al bilancio Emmanuel Conte

Il cuore e le anime: partecipazione, giovani e relazioni sociali

Come si traduce la prossimità nella vita di tutti i giorni? Nel primo panel, moderato dal segretario generale di Comunicazione Pubblica Marco Magheri, il dibattito ha intrecciato la realtà dei quartieri e il digitale.

Se Lina Sotis (Quartieri Tranquilli) ha richiamato il valore della gentilezza nei rapporti di vicinato, la giornalista Stefania Consenti ha evidenziato le criticità di aree in transizione demografica ed economica come San Siro o il Giambellino, sottolineando la necessità di spazi fisici di aggregazione e memoria.

Da Glasgow, Elisabetta Locatelli (Università Cattolica) ha valorizzato il digitale come ponte relazionale e l’uso del concetto di “community”. L’assessore Conte ha inoltre sottolineato l’impegno del Comune con l’assegnazione di oltre 170 spazi ad associazioni a canoni abbattuti del 70% per creare presidi sociali nei quartieri.

Da sinistra: Emmanuel Conte, Stefania Consenti, Marco Magheri e Lina Sotis.

Il potere delle parole: inclusione ed empowerment

Nel confronto dedicato ai linguaggi, guidato dalla presidente Leda Guidi, si è discusso di come le parole possano costruire o distruggere legami. Camilla Cozzi, avvocata familiare, ha illustrato la pratica del diritto collaborativo e l’uso di parole che lasciano all’altro lo spazio di restare nel dialogo.

Il mondo editoriale al femminile di Paola Rizzi

La coach Cristina Pedretti ha approfondito il tema dell’autodeterminazione e della necessità di slegare i concetti di successo e ambizione dagli stereotipi di genere, mentre Paola Rizzi (GiULiA Giornaliste) ha mostrato i dati sul divario di genere nei media, invocando un uso corretto del linguaggio anche sul tema della disabilità e nella lotta all’odio online.

Da sinistra: Camilla Cozzi, Cristina Pedretti, Leda Guidi e Paola Rizzi.

Legalità, estetica urbana e welfare territoriale: spunti dal dibattito

L’ultimo panel dell’incontro, moderato da Claudio Trementozzi, ha tracciato una sintesi tra etica pubblica, dimensione metropolitana, bellezza urbana e organizzazione dei servizi.

A dare solidità istituzionale al tema della coesione sociale è stato l’intervento dell’assessore Fabio Bottero, che ha posto l’accento sul valore irrinunciabile della legalità e delle reti metropolitane come presupposto fondante per garantire coesione sociale e vicinanza istituzionale a tutti i territori.

Accanto alla dimensione metropolitana, la discussione si è elevata sul piano culturale e filosofico con il professor Giancarlo Lacchin. Citando Robert Musil, Lacchin ha contrapposto il “senso della realtà” al “senso della possibilità”, invitando a considerare l’estetica urbana non come semplice decoro, ma come il vero e proprio ethos dello spazio pubblico. Un’estetica consapevole permette di immaginare una città diversa, creando contesti in cui i cittadini si riconoscano come uguali, e richiamando — con Hannah Arendt — il valore dei luoghi in cui le persone diventano visibili le une alle altre, superando le paure reciproche.

Il sociologo Marco Papa sulla crescente domanda sociale di assistenza e benessere

A raccogliere e concretizzare questa sollecitazione teorica è stato il sociologo Marco Papa, dirigente dell’Area Salute e Welfare Territoriale del Comune di Milano, che ha spostato l’attenzione sulla crescente domanda sociale di assistenza e benessere, spesso superiore alle sole risorse pubbliche disponibili.

Papa ha sottolineato l’urgenza di sviluppare nuovi modelli di coprogettazione con il privato sociale, mettendo in evidenza il fondamentale lavoro quotidiano di connessione tra le diverse realtà del welfare locale — dalle case di quartiere alla fitta rete di associazioni ospitate nelle varie Case delle associazioni cittadine. Il punto critico, ha spiegato Papa, sta nella capacità di comunicare efficacemente le risorse e i servizi già esistenti: solo attraverso un’informazione di prossimità capillare e inclusiva è possibile intercettare e raggiungere le persone più sole e vulnerabili, che sono spesso anche le più difficili da coinvolgere.

La crisi della sanità milanese raccontata dal medico

A questa analisi si affianca la visione del medico Carlo Signorelli sulla crisi della medicina territoriale e sul ruolo fondamentale delle “farmacie dei servizi” e dell’igiene abitativa per la salute mentale degli anziani.

Cittadini come protagonisti attivi dei processi di rigenerazione urbana

A chiudere il cerchio è stato il lavoro sul campo raccontato da Emanuela Vita, rilanciato dalla necessità di creare vere e proprie “redazioni creative” e spazi di espressione giovanile nei quartieri.

Fornire gli strumenti per comunicare, raccogliere i bisogni e collaborare con le istituzioni significa non solo migliorare le decisioni pubbliche, ma rimettere al centro l’energia e i talenti di chi vive la città ogni giorno. Perché la prossimità, in definitiva, si fonda sulla fiducia e sulla capacità di rendere visibile chiunque abiti la metropoli, a partire dalle sue periferie.

Da sinistra: Carlo Signorelli, Fabio Bottero, Emanuela Vita, Claudio Trementozzi, Giancarlo Lacchin e Marco Papa