Coronavirus: senza precauzioni seconda ondata gravissima. Le regioni più a rischio

Le regioni dove la seconda ondata potrebbe colpire più duramente.

Coronavirus: senza precauzioni seconda ondata gravissima. Le regioni più a rischio
Attualità 08 Maggio 2020 ore 13:08

Coronavirus: senza precauzioni seconda ondata gravissima. Le regioni più a rischio.

Coronavirus: senza precauzioni seconda ondata gravissima. Le regioni più a rischio

Cosa accadrebbe all’Italia se oggi tornasse alla normalità dopo l’emergenza Coronavirus, nelle medesime condizioni in cui eravamo prima del lockdown? Per medesime condizioni si intende, sia chiaro, senza protezioni e misure di sicurezza invece in atto al fine di scongiurare il contagio. La risposta arriva dal prestigioso  Imperial College di Londra, istituzione scientifica che aveva messo in allarme – a posteriori giustificato – i leader mondiali, in merito alla contagiosità di Covid-19.

Il peggiore degli scenari possibili

Premettiamo subito che stiamo parlando del peggiore degli scenari possibili, dove si tornerebbe a comportarsi come nel pre lockdown, in cui si è analizzato quali conseguenze potrebbero verificarsi nel nostro Paese a seconda della percentuale del ritorno alla mobilità dei cittadini.

Dai 3mila ai 23mila decessi

Secondo le proiezioni dello studio – “Report 20: uso della mobilità per stimare l’intensità di trasmissione di Covid 19 in Italia: analisi a livello regionale e scenari futuri” – se il 20 per cento dei cittadini tornasse a mobilità e comportamenti come a prima del lockdown, senza le dovute precauzioni, ci potrebbero essere tra i 3 mila e i 5 mila decessi in più; se invece a farlo fossero il 40 per cento, le nuove vittime potrebbero essere fino a 23 mila. Ciò accadrebbe in otto settimane.

“Monitorare attentamente la mobilità”

“I nostri risultati suggeriscono che sia la trasmissione di Sars-CoV-2, che la mobilità devono essere monitorate attentamente nelle settimane e nei mesi a venire in Italia. Per compensare l’aumento di mobilità che si verificherà con il rilassamento degli interventi non-farmaceutici attualmente in vigore, l’adesione alle misure di distanziamento sociale raccomandate insieme ad una sorveglianza intensificata della trasmissione nella comunità con tamponi, il tracciamento dei contatti e l’isolamento tempestivo dei contagiati sono di fondamentale importanza per ridurre il rischio di ripresa della trasmissione. In assenza di ulteriori interventi, anche un ritorno del 20 per cento ai livelli di mobilità pre-quarantena potrebbe causare un aumento dei decessi molto maggiore di quanto si sia verificato nell’attuale ondata, in diverse regioni”.

Fondamentale il rispetto delle misure di protezione

Va chiarito, nuovamente, che questo studio non è una “maledizione inevitabile”, tutt’altro. Questi complessi modelli matematici servono a far capire l’importanza, soprattutto nella Fase2, del rispetto delle norme di sicurezza: distanziamento sociale, utilizzo di presidi di sicurezza, isolamento in caso di sintomi, frequente lavaggio delle mani e sanificazione dei locali chiusi. Lo scenario indicato, infatti, si potrebbe verificare nel caso si tornasse a comportamenti pre lockdown, senza la consapevolezza adeguata del rischio ancora in corso, e senza le misure di controllo in campo.

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