Confidenziale | Amo ciò che vivo e comunico ciò che amo: “Profeta in patria”, la poesia di Carlo Blagho - Laico Salesiano
La serata della presentazione di “Come Rugiada”, in quel di Lecce lo scorso 26 Febbraio

Una cosa è certa, le poesie di Carlo Blagho sono un sentimento ideale, che nascono da una profonda religiosità, in azione. Parole che indicano la strada per chi ha desiderio di scoprire l’universo, così come recita “Feconda Amicizia”: “nell’universo germogliano sensazione di misteriosa bellezza. La volta celeste, policromo drappeggio e costellazioni che vibrano armoniose sinfonie […] sorprese da tanta magnificenza donata dal Creatore risvegliano la gioia per sì inaudito spettacolo: visioni suoni, canti, allegria, sorrisi e abbracci in un danzare d’incontri nei cortili dell’oratorio irrorati del carisma salesiano…”
Ecco, in questo inno al Creatore vive il cuore di Carlo in un corpo visibilmente sempre più fragile. La sua poesia resta il “testimone della grazia di Dio tra noi”. Carlo Blagho nasce il 29 agosto 1939 a Corigliano d’Otranto (Lecce). Da oltre sessant’anni è educatore salesiano laico, attualmente svolge la sua attività nell’opera salesiana di Lecce. A questo punto in molti diranno: “Io lo conosco, è mio amico… quante cose abbiamo vissuto insieme a Caserta, Brindisi a Lecce e da ogni dove”. Conoscere “un testimone della grazia di Dio tra noi, ancora tra noi” interpella ciascuno di noi e domanda sequela alla scoperta di ciò che Carlo, attraverso le sue poesie, esprime indicando un percorso… Insomma, è conveniente al nostro “io” non perderlo di vista ancor di più viverlo.
Nella sera della presentazione di “Come Rugiada”, in quel di Lecce lo scorso 26 Febbraio (qui l’incontro integrale) – alla presenza di circa una centinaio di amici di sempre - si è delineata la figura del suo essere poeta, autentico testimone del carisma salesiano. Al centro l’intervento del Prof. Giorgio Agnisola, critico d’arte e scrittore internazionale pluripremiato, tra cui ricordiamo il premio “De Sanctis” per la saggistica, il premio “Cilento” per la saggistica, il premio “Montale Fuori di casa”. Gli è stata altresì assegnata la targa alla carriera “Casa Hirta, un borgo di libri”… Davvero è lungo da raccontare lo spessore umano e professionale del prof. Agnisola; ma, di certo non meno lunga da descrivere è l’amicizia che lo lega a Carlo Blagho. Ho sentito telefonicamente Giorgio Agnisola in mattinata per un confronto sulla figura di Carlo…una magnifica considerazione: Carlo è da leggere, da vivere, da seguire in azione e in spiritualità, abbiamo condiviso il pensiero che il nostro poeta “resta un purissimo Testimone della Grazie di Dio tra noi”.
Un grazie personale a Giuseppe Melfi, “cronista speciale” partecipe alla presentazione di Lecce, a cui va un grazie per avermi raccontato e permesso di raccogliere il sentimento ideale della serata di presentazione dell’ultima opera di Carlo. Grazie a ogni protagonista non citato, in particolare ai confratelli salesiani di Carlo. È vero, è possibile essere “profeta in patria e oltre confine”.
A cura di Renato Caporale
Più che una prefazione alla lettura di “Come Rugiada”, proponiamo la sottolineatura del Prof. Giorgio Agnisola, autentico conoscitore e amico di sempre di Carlo Blagho e del suo percorso poetico. Un vero e autentico percorso spirituale che, attraverso la poesia, testimonia chiaramente la devozione a Dio nella sequela al carisma dei salesiani a cui ha dedicato e dedica ancora oggi la sua vita in forma laica.
Basterebbe rileggere i titoli delle otto raccolte di poesie pubblicate da Carlo Blagho in vent’anni per cogliere il senso e il cammino della sua ispirata produzione. Otto titoli non solo emblematici, ma soprattutto spiritualmente illuminanti. Dalle Stagioni del vento ai Pensieri d’argilla, che stigmatizzano un inizio trepidissimo, alle Zolle di Luce aperte alla Trasparenze di una vita rinnovata, che diventa Come una Cometa che conduce l’anima allo Stupore, cogliendo quei Sensi di luce che inondano gli Sguardi di grazia. Eppure nei tre temi di raccolta ultima di Carlo Blagho passione sintetizzarsi tutti i percorsi del suo verso tinto da sempre di luce e di azzurro.
Sono innanzitutto le poesie dedicate agli amici che nei momenti più intensi della vita hanno lasciato un segno nel cuore del poeta. Molta della produzione letteraria di Carlo è infatti un dono di amicizia e di condivisione. Carlo li rincorre, gli amici, con le sue parole tenere, con il suo generoso sguardo, li vigila li esalta, li benedice. La vocazione del poeta e di vivere fra mille mani amiche/che incendiano il sorriso” (“Oh, notti!”), mani che non si negano/ ad altre mani (“Cespuglio”) .
C’è poi lo sguardo agli altri. Qui il suo pensiero talora si turba. Il poeta guarda ai guasti del mondo, al mutare della storia, al cambiamento di questi confini del cuore in cui, nel vortice della coscienza dilacerata, si può smarrire il dono di Dio. Pure, non c’è sfiducia nei versi del poeta, o denuncia: c’è piuttosto una infinita amarezza. Carlo guarda il mare e pensa al cielo, guarda ai monti e pensa all’infinito; sicché “il silenzio in lutto”, come egli ha scritto, nel suo sguardo si rigenera. Perché questo è il sentimento che maggiormente si prova leggendo i versi di Carlo: quello di una voce che ristora, nonostante i dolori della vita, che pure segnano, nel profondo e agitano talora il vessillo della disperazione. Come nella poesia Archeologia dell’anima, una delle più intense della raccolta, in cui si intravede tutto il tormento di un’anima che si dibatte tra buoi e luce, ma che non cede al tarlo della disgrazia e infine sguraci il velo, del torpore conquistando la pace.
Infine è il giubilo, la festa. Le più belle poesie di Carlo sono forse quelle che riguardano la Resurrezione. Vi si legge un respiro, un sentire esultante delle feste, la certezza di quel messaggio di speranza che nel nome di Cristo abbraccia il mondo. Nasce da questo Giubilo un senso profondo di gratitudine. che ancora una volta non si esaurisce in un edonistico moto del cuore, ma assume i caratteri della universalità. Notti e giorni s’abbracciano/dentro un infinito/ di sapiente riconoscenza/ Perché dimori nel cuore/ dell’umanità l’alba e il tramonto/ perché dimori nel cuore/dell’umanità l’alba e il tramonto/ come unico giorno/… (“Notti e giorni non si contano”) È una Resurrezione che si coglie anche nei paesaggi, nei prati, nei boschi, sulle vette, dove il poeta legge tutta la bellezza di un Dio che ama che incanta. È nelle costellazioni, scrive infine il poeta, il destino dell’uomo; un destino verticale, che accende l’anima di desiderio metafisico. Ma c’è una poesia, splendida, che riassume come in uno scrigno i tre filoni e li raccoglie in una unica, lunga commovente confessione spirituale, è Tre settimane. Vi si interpreta l’ansito profondo di un’anima turbata che attraversa il Guado del dolore e raggiunge la grazia, nel darsi e nel dare: al di là delle fessure del tempo perché ho ritrovato il mio cielo / che è seduto accanto a me/…con un sorriso da donare. Grazie Carlo
Giorgio Agnisola