La rubrica “Africa in Casa Nostra”, tra due mondi con Fatou Danso
Memorie, Origini e Condivisione
In momenti come questi anche il cibo diventa racconto. Ogni piatto portato in tavola non è solo nutrimento ma memoria, identità e storia. Tra tutti, il jollof rice occupa un posto particolare. Non è semplicemente un piatto diffuso in diversi Paesi dell’Africa occidentale, ma una preparazione che affonda le sue radici nella storia.
Il jollof rice, un piatto che attraversa confini, culture e generazioni
Le sue origini vengono spesso ricondotte all’antico Impero Wolof, conosciuto anche come Impero Jolof nell’attuale Senegal. È da lì che il jollof rice prende il nome e, simbolicamente, il suo valore: un piatto che attraversa confini, culture e generazioni mantenendo però un legame profondo con le sue origini.

Oggi, questo piatto è condiviso da molti Paesi africani, ognuno dei quali lo prepara secondo la propria tradizione. Anche il Gambia, come il Senegal e altri Paesi dell’Africa occidentale ha la sua versione di jollof rice, con varianti che riflettono ingredienti locali, tecniche e identità culturali diverse. Proprio questa pluralità rende il jollof rice non solo un piatto ma un patrimonio culinario comune, reinterpretato in modi unici.
Cosa significa cucinarlo e condividerlo a Milano
Nel tempo, ogni Paese lo ha adattato ai propri gusti e alle proprie tradizioni. Eppure, al di là delle varianti e delle rivendicazioni spesso raccontate con ironia e orgoglio, il jollof rice resta un elemento comune, un linguaggio condiviso. Portarlo in tavola a Milano significa molto più che cucinare un piatto tradizionale. Significa affermare una continuità.
Significa mantenere vivo un legame con la propria storia. Significa soprattutto condividere.
L’importanza delle piccole pratiche quotidiane per chi vive tra due mondi
Durante la nostra celebrazione dell’Eid, quel piatto è diventato un punto di incontro. Attorno ad esso si sono intrecciate conversazioni, ricordi e sorrisi. Ognuno riconosceva qualcosa di familiare, anche nelle differenze. È proprio in questi dettagli che si costruisce il senso di appartenenza. Perché se è vero che vivere tra due mondi richiede adattamento, è altrettanto vero che sono le piccole pratiche quotidiane cucinare, condividere, raccontare che permettono di mantenere un equilibrio tra ciò che si è stati e ciò che si sta diventando.

Tra un piatto di jollof rice e un cucchiaio di tiramisù…
In questo senso, la tavola diventa uno spazio culturale. Un luogo in cui le identità non si perdono, ma si trasformano. Dove le tradizioni non vengono abbandonate ma reinterpretate. Dove anche una ricetta può diventare un ponte tra passato e presente, tra Africa ed Europa, tra memoria e futuro. E così ancora una volta, tra un piatto di jollof rice e un cucchiaio di tiramisù, i due mondi non si sono contrapposti. Si sono incontrati.
Fatou Danso
COMMENTO
Sono tanti gli incontri che attraverso “due mondi” nascono e si rafforzano con l’unico grande desiderio: generare spazi, o meglio, luoghi di comprensione. Da ogni incontro nascono nuove amicizie e le sfide di umana condivisione della vita aumentano ogni giorno di più. Sfide che guardano alla risposta al bisogno, al sostegno reciproco… la strada è lunga ma Fatimà è decisa e io con lei sempre più. Il “parteci… fare” ritorna al centro di ogni nostro incontro
Renato Caporale