La rubrica “Africa in Casa Nostra”, tra due mondi con Fatou Danso
Il velo, la domanda e cosa significa
CORSICO – Quando mi chiedono perché copro i capelli, la domanda è quasi sempre sommessa. Nasce dalla curiosità, a volte dall’incertezza, raramente dall’ostilità. Sono una donna africana, musulmana, originaria del Gambia, che vive lontano dal luogo in cui sono cresciuta. Un giorno, parlando con Aisha Barrow, ho ritrovato parole che mi somigliavano.
La scelta di Aisha
Aisha è una giovane donna gambiana, studentessa alla Sapienza, Università di Roma, dove studia Health Economics. Per lei il velo non è mai stato un peso, ma una scelta nata dalla fede e dalla consapevolezza personale. Il velo che indossa non è il risultato di una pressione familiare o comunitaria. È una decisione personale, maturata nel tempo davanti a Dio.
Nell’Islam, alle donne è consigliato di vestirsi con modestia, e per lei questa pratica è un’espressione di dignità e devozione. Nel suo Paese nessuno lo metteva in discussione. Qui, invece, diventa spesso la prima cosa che viene notata. Prima del suo percorso di studi, delle sue parole, della sua storia, c’è il velo.
Le etichette legate al suo aspetto
Ascolta parlare di libertà attorno a sé: libertà di espressione, libertà del corpo, libertà di scegliere come presentarsi al mondo. Sono valori che comprende e rispetta. Eppure, a volte, si chiede perché la sua scelta non venga sempre riconosciuta nello stesso modo.
È stato solo dopo il suo arrivo qui che ha iniziato a percepire le etichette legate al suo aspetto. Non per cattiveria, pensa, ma per mancanza di conoscenza. Ciò che non si conosce è facile fraintenderlo.
Per questo raccontare storie come la sua e come quelle condivise con Aisha è importante. Non per contestare, ma per spiegare. Non per dividere, ma per creare spazio per il riconoscimento. Il velo, per lei non è un simbolo di silenzio, ma di identità. È la sua fede, la sua cultura, la sua scelta, una delle tante storie africane che oggi vivono a casa in Europa, chiedendo solo di essere comprese.
duemondi.fatou@gmail.com
COMMENTO
Non sono pochi gli attestati di stima per la nuova rubrica “Due mondi” in quel “Confidenziale” che ha il sapore della discrezione e del forte desiderio di “costruire ponti” tra cattolici e mussulmani, in un territorio come quello a sud di Milano, dove la presenza del mondo africano è notevole.
Siamo arrivati alla quarta puntata e, sempre nel solco della conoscenza, la nostra Fatou racconta e non manca di sottolineare: “non per dividere ma per creare spazio per il riconoscimento”. Vi assicuro, è un mondo vivace che vale la pena di scoprire e da cui farsi scoprire. Un riconoscersi nell’appartenenza allo stesso Unico Dio (non di poco conto) dentro le vite di tutti i giorni, è fantastico.
La ricerca resta quella di rafforzare la “reciproca coscienza”, che nelle diversità può aiutare nel camminare insieme; tu donna io donna, tu madre io madre, tu figlia io figlia, tu senza lavoro io senza lavoro… tu con il velo io senza velo.
Renato Caporale