la rubrica

Confidenziale | Africa di Casa Nostra: tra due mondi con Fatou Danso. Il primo impatto con il “modello Italia”

Fatou ci racconta la storia dell'amica Awa che quando arrivò in Italia dal Gambia, la prima cosa che la colpì fu il silenzio. Nel suo villaggio le mattine erano un coro, qui le mattine iniziavano dietro porte chiuse

Confidenziale | Africa di Casa Nostra: tra due mondi con Fatou Danso. Il primo impatto con il “modello Italia”

La rubrica: “Africa di Casa Nostra”: tra due mondi con Fatou Danso

CORSICO – “Questa rubrica nasce da una ferita lieve ma costante: quella di sentirsi visti prima come corpi, poi come persone. Quando Renato mi ha chiesto di raccontare la cultura africana vissuta fuori dal suo contesto originario, ho pensato subito alle donne migranti. A noi. A quelle che arrivano in Italia – in particolare a Milano e al suo Sud – con identità forti e radici profonde, e si ritrovano ogni giorno a doverle difendere da pregiudizi, silenzi e sguardi che pesano.

Sono sguardi che entrano sotto la pelle. Ti attraversano prima ancora di sapere chi sei. Possono toglierti voce, fiducia, senso di appartenenza. So cosa significa, perché l’ho vissuto. Scrivere questa rubrica è il mio modo per dire che queste storie esistono. E meritano spazio.

L’obiettivo è semplice: creare dialogo, partendo dalla vita quotidiana. Musulmani o cattolici, migranti o nativi: siamo più simili di quanto crediamo. Il rispetto delle differenze non è un favore, è il terreno su cui costruire una convivenza possibile”.

Dal Gambia all’Italia: la storia di Awa

“La storia di Awa – un’amica – parla per molte di noi. Quando arrivò in Italia dal Gambia, la prima cosa che la colpì fu il silenzio. Nel suo villaggio le mattine erano un coro: donne che si chiamavano, bambini che correvano scalzi, radio che suonavano insieme. Qui le mattine iniziavano dietro porte chiuse. Saluti brevi. Passi veloci. Ognuno dentro il proprio tempo. In Gambia la vita era condivisa. Una pentola sul fuoco era un invito. In Italia Awa imparò i piatti “individuali”, lo spazio personale, la solitudine dei pasti. All’inizio le sembrava di essere esclusa. Poi capì che era un altro modo di rispettare i confini.

Anche il tempo aveva un altro respiro. In Gambia si iniziava quando tutti erano arrivati. In Italia gli orari erano regole, i ritardi colpe. Awa ammirava quell’ordine, ma le mancava la lentezza che lascia spazio alle parole. Col tempo comprese che non era uno scontro tra culture, ma un cammino tra due mondi. Dal Gambia portava comunità e resilienza. Dall’Italia imparava indipendenza e possibilità. In mezzo, ha costruito una vita che non cancella le origini. Le fa fiorire altrove”.

Fatou Danso

Il commento

Papa Francesco ha più volte sottolineato che cristiani e mussulmani possono collaborare per la pace e per il bene comune, e che il dialogo tra religioni è importante per costruire rispetto reciproco e armonia nel mondo. Tutto questo è ciò che mi spinge a sostenere e promuovere la rubrica “Africa di Casa nostra” con Fatou Danso, un punto di partenza per conoscere e riconoscersi costruttori di nuova socialità. Si riparte dal Sud Milano!

Renato Caporale

Chi è Fatou Danso

28 anni originaria di Wellingara, una piccola città dell’entroterra gambiano nell’Africa occidentale, ai confini con il Senegal. Dopo aver conseguito una laurea in Scienze con specializzazione in Gestione delle Risorse Umane, il passo successivo è stato lasciare il suo Paese. Arriva a Corsico per ricongiungersi con il marito. Dopo qualche tempo, grazie a una borsa di studio basata sul merito, riparte per l’università Ca’ Foscari di Venezia dove studia Management Internazionale. Nel frattempo riceve altre borse di studio, tra cui una che le ha permesso di frequentare la Skema
Business School, conseguendo un altro titolo in Commercio Internazionale.