Riceviamo e pubblichiamo

La replica dei Comitati Stop Data Center: “I sindaci non possono chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità”

La Rete dei comitati Stop Data Center interviene pubblicamente per rispondere alla lettera firmata dai sindaci il 18 ottobre 2026

La replica dei Comitati Stop Data Center: “I sindaci non possono chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità”
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La Rete dei Comitati Stop Data Center risponde ai 52 sindaci dell’area metropolitana milanese che denunciano di essere stati privati del potere di decidere sugli insediamenti dei data center.

La replica dei Comitati Stop Data Center: il comunicato integrale

“Una presa di posizione che solleva una domanda inevitabile: prima di lamentare la perdita di poteri, non sarebbe opportuno spiegare come si è arrivati alla situazione attuale? Chi ha approvato le varianti urbanistiche? Chi ha adottato i piani attuativi? Chi ha rilasciato i titoli edilizi di propria competenza? Quali valutazioni sono state effettuate sull’interesse pubblico e sui reali impatti territoriali?

Prima dell’introduzione del procedimento unico, i Comuni esercitavano competenze fondamentali nelle scelte urbanistiche che hanno spianato la strada a numerosi insediamenti. Non si può rivendicare la titolarità delle decisioni quando si approvano i progetti e poi dichiararsi impotenti quando emergono le preoccupazioni delle comunità locali. Vi sono situazioni che rendono ancora più incomprensibile questa posizione.

Tra i firmatari figurano:

• Amministratori che hanno sostenuto pubblicamente i progetti, decantandone l’importanza strategica per il Paese a dispetto delle criticità emerse nel dibattito pubblico, negli studi scientifici nazionali e internazionali, nelle valutazioni ambientali e nelle analisi condotte dai comitati di cittadini;

• Amministratori che non hanno presentato osservazioni né analisi minime a fronte di impatti ambientali rilevanti, limitandosi ad attendere la fase finale delle compensazioni e delle mitigazioni.

• Amministratori che senza produrre alcun atto formale trasparente, hanno condotto trattative a porte chiuse con i proponenti: compensazioni economiche — vero e proprio denaro — in cambio di ettari di territorio svenduti a scapito di chi quei luoghi li vive ogni giorno. A differenza di queste amministrazioni, i cittadini e i comitati hanno studiato le carte, individuando incongruenze, carenze ambientali e lacune progettuali. Perché i Sindaci non hanno rilevato alcuna criticità fino ad oggi?

Non sosteniamo che i 52 sindaci abbiano tutti le medesime responsabilità. Tuttavia, chi ha avallato determinati insediamenti non può limitarsi a denunciare la perdita di potere decisionale senza rendere conto delle proprie scelte passate. È il momento di assumersene la responsabilità.

I Comuni non hanno perso ogni potere

Il procedimento unico statale o regionale ha modificato il quadro autorizzativo, ma non ha annullato le competenze comunali. Esso non costituisce variante urbanistica automatica né elimina il requisito di conformità al PGT. Quando occorre una variante ordinaria, la decisione spetta al Consiglio comunale: nessuno può obbligare un’amministrazione a modificare il proprio piano di governo del territorio per fare spazio a un data center. Diversi procedimenti sono tuttora in corso e le giunte continuano ad approvare varianti e piani attuativi. Anche nei procedimenti di competenza statale o regionale, i Comuni mantengono attribuzioni proprie e hanno il dovere di far valere le esigenze di tutela del territorio e della popolazione. Di quale impotenza si parla, dunque?

Perché i cittadini sono gli ultimi a sapere?

In molti territori le comunità hanno scoperto i progetti a procedimento avanzato o a giochi ormai fatti. Sono stati i comitati e i cittadini a dover ricercare gli atti, ricostruire i passaggi amministrativi e far emergere criticità che avrebbero richiesto un confronto pubblico fin dall’inizio. La semplice pubblicazione formalistica degli atti all’albo pretorio non esaurisce il dovere di informazione. Di fronte a infrastrutture di questa portata, la partecipazione non può ridursi a un passaggio burocratico a decisioni già prese. Dove erano i sindaci? Perché non hanno informato subito le comunità che rappresentano?

Serve una programmazione che superi i confini comunali

Le responsabilità locali si intrecciano con una carenza di visione sovraordinata. La concentrazione di data center in territori limitrofi genera impatti cumulativi — su consumo di suolo, risorse idriche ed energetiche, infrastrutture elettriche, emissioni, calore e rumore — che non possono essere gestiti valutando i singoli progetti in modo isolato. Se da un lato riconosciamo il valore del confronto normativo avviato, dall’altro riteniamo indispensabile che il Governo definisca un Piano Nazionale Strategico delle Infrastrutture Data Center, da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Solo una VAS preventiva sul Piano Nazionale può analizzare gli impatti ambientali complessivi, integrare la tutela ecologica nelle scelte strategiche e armonizzare lo sviluppo di tali strutture con i piani energetici, climatici, sanitari e sociali vigenti. Prima si programma, poi si autorizza. Non il contrario.

Ai 52 Sindaci chiediamo chiarezza, non uno scaricabarile

Chiediamo ai sindaci firmatari di rendere pubbliche le decisioni assunte, le motivazioni sottese e le azioni intraprese a tutela della popolazione:

• Chi ha approvato varianti urbanistiche o piani attuativi ne spieghi le ragioni;

• Chi ha sostenuto progetti poi ridimensionati o modificati per criticità ambientali e di sicurezza chiarisca quali verifiche avesse condotto;

• Chi ha espresso contrarietà esibisca gli atti che lo testimoniano.

Le scelte politiche di un’Amministrazione non si limitano alla semplice applicazione delle norme sovraordinate, ma sono soprattutto espressione di una precisa volontà politica. Una volontà che può manifestarsi in molti modi: esprimendo pubblicamente contrarietà agli insediamenti dei Data Center, inviando richieste formali alle istituzioni competenti, avvalendosi di esperti indipendenti per approfondire gli aspetti tecnici e ambientali dei progetti, sostenendo le mobilitazioni dei cittadini o portando nei Consigli comunali mozioni per chiedere una moratoria sulle nuove autorizzazioni. Gli strumenti per prendere posizione esistono.

Quello che serve è la volontà politica di utilizzarli. Eppure, da parte dei Sindaci dei territori interessati, non abbiamo visto una presa di posizione forte, chiara e concreta contro questi insediamenti. Non abbiamo visto una reale volontà di affiancare i cittadini nelle loro richieste di tutela del territorio, né iniziative politiche incisive per chiedere uno STOP. Ed è proprio questa assenza di iniziative che rende evidente la loro posizione politica: perché anche scegliere di non opporsi è una scelta. Di fronte a trasformazioni territoriali di questa portata, non basta dichiarare di rispettare le procedure. Bisogna avere il coraggio di scegliere da che parte stare.

Sindaci, assessori e consiglieri hanno una possibilità concreta: iscrivere al primo Consiglio Comunale utile l’ordine del giorno promosso dalla Rete, con la richiesta formale di MORATORIA sui data center, mettendolo direttamente al voto dell’aula. È il momento della trasparenza totale: contano i fatti, contano i voti espressi in aula, contano gli atti!”.

Rete Nazionale dei Comitati Stop Data Center