confidenziale

Cari amici, "E'. Se Opera "

“Dovete fare ogni anno una grande festa, così come si festeggiano i santi"

Cari amici, "E'. Se Opera "
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Cari amici, "E'. Se Opera ".

Cari amici, "E'. Se Opera "

BUCCINASCO - Spesso ci capita di leggere: "Cari amici..." ma si passa ad altro. Amici? Un significato lontano dalla realtà e del suo significato ultimo. Ma quando chi scrive ti rende memoria di qualcosa che centra con la tua vita tutto cambia. "Cari amici, l'incontro del pomeriggio in occasione della festa di Carmelo del 16 gennaio per evitare contagi è rimandato, in ogni caso ci vediamo, per chi può alla Santa Messa delle 10". Cavoli, quanto mi dispiace... Ma una festa resta una festa! Così mi permetto a mia volta di scrivervi una lettera che, con il cuore in mano, mantiene il sapore confidenziale di chi racconta a degli amici di un "io" che nella sua drammaticità è diventato nel tempo un “noi” pieno di stupore.

Un passo indietro. Di cosa parlo?

Ma di mio fratello! Carmelo nasce nel 1947, all'età di 16 anni si ammala di una malattia che lo costringe a vivere su una sedia a rotelle per il resto della sua vita. Dopo i primi anni di rabbia e ribellione, incontra alcuni amici (tra tante persone che si dicevano tali) che gli fanno sperimentare la bellezza della vita vissuta nella fede. Carmelo inizia a vivere la sua condizione certo del disegno buono che Dio ha su ciascuno uomo. La sua malattia non è più un ostacolo per la sua felicità, ma la strada. Quando don Luigi Giussani, che aveva vissuto Carmelo, ha saputo della sua morte nel gennaio del 1994 chiede di incontrare la sua famiglia e gli amici oltre ai sacerdoti che l'avevano vissuto. “Dovete fare ogni anno una grande festa, così come si festeggiano i santi, e celebrare ogni mese una Messa nel giorno del ritorno al Padre, perché la comunità ricordi sempre Carmelo". Quel giorno non è mai stato per la mia vita un ricordo ma un fatto presente che si rinnova giorno per giorno. Concluso l'incontro, prima di salutarci, don Giussani mi mette entrambe le mani sulle spalle e con lo sguardo pieno di autorevole affezione mi dice: "Adesso sei veramente Ri-nato". Mmm... che compito riconoscerlo, viverlo...

"desiderare di essere come lui"

“E'. Se Opera" è stato il tema della prima festa in memoria di Carmelo dove era evidente che il suo lascito era grande per la tantissima gente che l'aveva conosciuto e, nel tempo, anche per chi non l'aveva conosciuto. Quel lascito di "amore a Cristo" diventava opera. Non come una cosa da fare ma da vivere, come atteggiamento ideale, quel desiderare di essere come lui: "camminare" come camminava lui, guardare come guardava lui, non lamentarsi come non si lamentava lui, comprendere l'altro in tutta la sua diversità come faceva lui. Pregare come pregava lui, meditare come meditava lui, accogliere l'altro senza pregiudizio come faceva lui. Mi piace e mi pungola ricordarmi di tutte queste cose, costringono e ricordano a me, Renato, che amare ag-giusta, significa desiderare e imparare da "quel giusto", altrimenti è puro sentimentalismo che non lascia nulla. Chi di noi non ha nella sua vita una persona speciale che ama e che ha raggiunto il Padre Eterno? Una persona da noi considerata "giusta, buona, capace"? Credo che se non vivessimo la vita in ogni circostanza, cercando di somigliare a quel "giusto" che amiamo e che abbiamo amato – insomma, se non opera in noi un cambiamento -, significa che non l'amiamo abbastanza.

Il 16 Gennaio resta una grande festa anche se non possiamo ascoltare in diretta le storie di compagnia degli anziani e volontari, che si spendono nel quotidiano in quel carisma che Carmelo ha incarnato in tutta la sua vita: "la compagnia al destino dell'altro". Sarà lo stesso festa anche se non riusciremo ad ascoltare la testimonianza di don Marco Bove Presidente dell'Istituto Sacra Famiglia e Autore del Libro "maneggiare con cura" .  nell'invito alla festa dell'opera Carmelo Caporale, nel titolo che tanto dice: "E' dalla crepa che entra la luce”.

In quella citazione c'è il senso che tanto conduce al momento storico che stiamo vivendo: riconoscere e accettare il proprio limite e le proprie fragilità è il passaggio fondamentale verso la maturità. Chi ci aiuta a fare questo passo sono proprio loro, le persone più piccole, più fragili, più indifese. Diventare loro amici è un vero privilegio, un dono di inestimabile valore, una grazia. Ecco, questo è il desiderio dell'Opera Carmelo Caporale. Vivere di questo privilegio. Per me, Renato, significa non smettere mai di ricercare lo sguardo amico e autorevole del mio maestro. Ho tanto da imparare.

Buona Festa...

renato.comunicazione@gmail.com

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