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Boom di iscrizioni per il corso di autodifesa per 14enni: “Non voglio più avere paura”

Presenti anche l'assessore alle Pari opportunità Grazia Campese, il comandate Matteo Lai e il criminologo Massimo Blanco.

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Boom di iscrizioni per il corso di autodifesa per 14enni: “Non voglio più avere paura”.

Boom di iscrizioni per il corso di autodifesa per 14enni: “Non voglio più avere paura”

BUCCINASCO – “Bisogna essere tutte un po’ sorelle, un po’ femministe. Ma non contro i maschi: noi dobbiamo camminare di fianco a loro, con gli stessi diritti. Dobbiamo aiutarci, lottare, perché così si deve dire, affinché le donne possano avere le stesse condizioni. Bisogna mettercela tutta ragazze, basta patriarcato. La donna deve essere libera di fare quello che vuole, non diventare madre per forza, rispettare canoni vecchi che limitavano i sogni. Aiutiamoci sempre, ragazze. E il rispetto: quello non fatevelo mai togliere”.

Le parole dell’assessore Campese

Le parole dell’assessore alle Pari opportunità Grazia Campese arrivano come un pugno, ma sono in realtà carezze per ognuna di quelle quaranta ragazze di 13 e 14 anni che hanno deciso di partecipare al corso di autodifesa organizzato dal Comune, grazie al fondamentale aiuto della polizia locale di Buccinasco. Dietro, c’è anche una colonna: l’insegnante Giovanna Uboldi che da anni organizza la partecipazione e dà una preziosa mano. Parla di femminismo Campese, ma lo fa senza retorica.

Il comandante Lai e gli altri agenti

Tanto che il comandante della polizia locale Matteo Lai, anche lui presente alla prima lezione del corso, lo dice subito: “Anche io sono femminista”, assicura, mentre spiega a queste ragazzine curiose e impaurite che quello che stanno per fare è un insegnamento per loro stesse, per la loro autostima, per acquisire fiducia in un’età difficile. Lo ribadiscono anche i componenti della polizia locale, agenti preparati ma soprattutto sensibili, che con queste ragazze ci sanno davvero fare.

Maria Pia Girolamo, Matteo Vecchiato e Corrado Macrì: una squadra a cui si è aggiunto ieri anche Massimo Blanco, criminologo che sul tema violenza ne sa “anche troppo, purtroppo”, commenta. Macrì parla a queste ragazze, dice loro che dopo il corso si sentiranno più sicure di loro stesse, un approccio prima di tutto mentale, perché krav maga non significa fare a pugni, anzi. Ma difendersi, sapere come agire. Ed è questo che le studentesse di via Emilia vogliono imparare: a reagire. Preoccupate di camminare sole per strada, di prendere i mezzi il prossimo anno quando andranno alle superiori, perché “se ne sentono tante in giro”, scuotono la testa.

Le testimonianze delle partecipanti al corso

“Uomini che ti fissano, non sai che che intenzioni possano avere – raccontano –, ho paura di rimanere pietrificata se dovesse succedermi qualcosa”. Un timore che ferisce, come quei commenti dai compagni di classe, piccoli adulti che ripetono frasi che sentono dalla cronaca, dai testi delle canzoni, frasi violente e sessiste che diventano linguaggio comune perché passate in loop nelle cuffie. “Ti stupro, ti violento. A volte dicono queste cose bruttissime”, ammette una 14enne.

“Cose che feriscono, come gli insulti per il peso. Cicciona di merda, fai schifo, e altri bei complimenti”, ironizza una compagna che aggiunge: “Danno fastidio, ci si rimane anche un po’ male, ma poi passa”, alza le spalle. Forse il corso di autodifesa serve anche a questo, a far crescere quella fiducia in loro stesse che ogni tanto latita. Iniziano a prendere a pugni il manichino timide, poi gli agenti della polizia locale le incoraggiano, fanno uscire forza e determinazione. E allora c’è una sorta di grido tra le ragazze, che è un po’ una convinzione che si fa più forte: “Voglio essere libera di fare ciò che voglio. Senza paura”.

FG

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