una squadra fortissima

Alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 la cucina passa anche dal lavoro della Protezione civile di Rozzano

Torneranno dal polo fieristico di Morbegno con un nuovo record: oltre 5.400 pasti preparati per i volontari. Ai fornelli la squadra guidata dallo chef Renato Porciello

Alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 la cucina passa anche dal lavoro della Protezione civile di Rozzano

C’è anche la Protezione civile di Rozzano tra i protagonisti delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026.

Alle Olimpiadi la cucina passa anche dal supporto della Protezione civile di Rozzano

ROZZANO – Il gruppo cucina cittadino, noto per numeri e organizzazione da record, è impegnato dal 4 al 22 febbraio nel campo base di Morbegno, mettendo la propria esperienza al servizio di uno degli eventi internazionali più importanti degli ultimi anni.

A capo della squadra lo chef Porciello

A coordinare la squadra è lo chef Renato Porciello, presidente della Protezione civile di Rozzano, affiancato da Manuela Meo, Gianmarco Rocca e Angelo Servidio. Una squadra abituata a lavorare in contesti complessi, tra emergenze ed esercitazioni su larga scala. In una delle ultime simulazioni – racconta Porciello – siamo arrivati a preparare 3.900 pasti in un solo giorno”.

Al lavoro nel campo base di Morbegno

Nel polo fieristico di Morbegno, quartier generale di tutti i volontari impegnati sul territorio, il gruppo cucina garantisce ogni giorno colazioni, pranzi e cene per circa 360 persone. Il gruppo coordina anche gli operatori della Protezione civile delle province di Lodi, Pavia e Brescia, per un totale di 16 volontari coinvolti nel servizio cucina. I turni sono intensi: sei giorni su sette, con sessioni di lavoro da sei ore ciascuna.

“Una grande fatica ripagata dallasoddisfazione più grande,   essere stati scelti per un evento di prestigio come le Olimpiadi invernali”. Un incarico che conferma l’elevato standard di professionalità e affidabilità della Protezione civile, chiamata ancora una volta a fare la differenza.

Piatti tipici del territorio ma anche tradizione

Grande attenzione è riservata anche alla qualità dei pasti e alla valorizzazione del territorio. In menù non mancano piatti tipici valtellinesi come pizzoccheri, sciat e bresaola, accanto a proposte più tradizionali come lasagne, scaloppine, salsiccia, pasta e gnocchi. “La sera – aggiunge Porciello – proponiamo qualcosa di più leggero. E nel giorno di riposo, se possibile, ci piacerebbe anche assistere a qualche gara e tifare per i nostri atleti”.

“A chiudere l’esperienza olimpica non sarà soltanto un nuovo traguardo numerico – oltre 5.400 pasti preparati – ma soprattutto l’orgoglio di aver messo competenze, passione e spirito di servizio al fianco di volontari e atleti, vivendo da protagonisti un appuntamento destinato a restare nella storia”.