![]()
Oggi faremo una chiacchierata con Gabriele Andreis: 30 anni di basket giocato nel Basket Corsico e 24 da allenatore nella stessa società, dove ancora oggi allena le giovanili. Gioca ora nella West Academy Milano, di cui è anche rappresentante legale.

CORSICO – Nonostante la tua giovane età, hai una lunga carriera da giocatore di basket alle spalle; la passione a volte parte da un episodio oppure da una persona importante: quale è stata questa scintilla nel tuo caso?
La scintilla, nel mio caso, è stata la mia famiglia. Sono cresciuto in un ambiente dove lo sport è sempre stato vissuto come un valore educativo e di condivisione. I miei genitori hanno sostenuto me e i miei fratelli con grande equilibrio, senza pressioni, e seguire le partite di mio fratello più grande è stato naturale: il basket è entrato nella mia vita quasi senza accorgermene ed è diventato presto una passione autentica.
Da diversi anni sei un brillante coach di basket. Nella tua esperienza quanto ti ha aiutato e stimolato aver praticato la pallacanestro a livello agonistico e competitivo?
Mi ha aiutato tantissimo. Aver vissuto il basket da giocatore, a livello agonistico e competitivo, mi permette oggi di comprendere meglio le esigenze degli atleti, le difficoltà, le emozioni e le dinamiche di squadra. È un bagaglio fondamentale, che cerco di mettere ogni giorno al servizio dei ragazzi che alleno.
Corsico è sempre stata la città di riferimento per poter sviluppare la tua passione nello sport. Che legame si stabilisce da atleta e poi da coach con il territorio, le persone e anche le famiglie dei giovani atleti?
Corsico rappresenta per me un punto di riferimento importante. Da atleta prima e da coach poi. Si crea nel tempo un legame profondo con il territorio, con le persone e con le famiglie dei ragazzi. È un rapporto basato sulla fiducia reciproca, sull’educazione e sulla condivisione di valori che vanno oltre al campo da gioco.
L’ambizione e i risultati sono una componente per ogni sport e tuttavia lo sport per tutti, soprattutto nel minibasket e nei primi anni delle categorie giovanili, dovrebbe essere nello statuto di ogni asd: come conciliare secondo te questi criteri?
Spesso per risultati si intende solo il punteggio sul tabellone a fine partita. In realtà, soprattutto nel minibasket e nei primi anni dei settori giovanili, il vero risultato è mettere ogni atleta nelle condizioni di esprimere al massimo il proprio potenziale. Il compito dell’allenatore non è solo vincere una partita, ma lavorare sullo sviluppo tecnico e atletico di ciascun ragazzo, aiutandolo a crescere secondo le proprie capacità. Un allenatore è efficace quando riesce a formare giocatori che rappresentano un valore aggiunto per la squadra. Se si lavora bene sul piano tecnico, umano ed educativo, i risultati sul campo arrivano come naturale conseguenza. Appassionare i ragazzi è una parte centrale del percorso: non tutti diventeranno giocatori, ma la pallacanestro può accompagnarli anche in altri ruoli, permettendo loro di restare legati a questo meraviglioso sport nel tempo.
Sappiamo che è scattato in te un nuovo desiderio nel mondo del basket, mettere insieme le tue competenze e conoscenze per costruire un nuovo soggetto organizzativo sul territorio che conosci da oltre due decenni: è stato un sogno o quanto siamo vicini alla realtà?
Quel desiderio oggi è realtà. La West Academy Milano è una società sportiva dilettantistica nata a metà del 2024 dalla volontà di tre soci fondatori – Luigi Mancino, Massimiliano Pulice ed io – accomunati dalla passione per lo sport e dal desiderio di promuoverne i valori educativi, inclusivi e sociali sul territorio milanese. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento per la pallacanestro, intesa come strumento di crescita personale, benessere psicofisico e aggregazione sociale. Stiamo lavorando allo sviluppo di un settore giovanile strutturato, guardando con attenzione alle collaborazioni con le realtà presenti sul territorio e valutando anche la realizzazione di un nuovo centro sportivo, capace di rispondere alla crescente richiesta di spazi per la pratica della pallacanestro. Parallelamente, la società intende svolgere un ruolo attivo anche sul piano sociale, promuovendo iniziative ed eventi in collaborazione con scuole, enti pubblici e associazioni locali.
Competizione, collaborazione, promozione e sviluppo sono ingredienti complessi da gestire per inseguire un obiettivo preciso. Cosa può facilitare per rendere virtuosa questa operazione nelle esperienze che hai vissuto ed in quelle future?
La chiarezza degli obiettivi e la condivisione dei valori. Quando allenatori, società, famiglie e atleti lavorano nella stessa direzione, diventa più semplice trovare un equilibrio tra competizione e collaborazione. L’ascolto, il confronto continuo e una visione a lungo termine sono fondamentali per costruire un progetto sportivo solido e sostenibile.
Hai voglia di ricordare tre persone importanti tra le altre che hanno contribuito a renderti un uomo di sport equilibrato e perché?
Senza dubbio la mia famiglia, a partire dai miei genitori Roberto e Loredana, che mi hanno sempre sostenuto con discrezione e senza eccessi, insieme ai miei fratelli Gianluca e Valerio. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto anche due allenatori che ho incontrato nel mio percorso e che mi hanno formato sia dal punto di vista tecnico che caratteriale: Carlemilio Leoni e Luca Maligno.
Lascia un messaggio ai lettori oppure alle istituzioni del territorio perché possano interessarsi alla tua nuova iniziativa nel basket locale
Il mio augurio è che lo sport venga sempre più riconosciuto come uno strumento educativo e sociale. Investire nello sport significa investire nei giovani e nel futuro del territorio, creando opportunità di crescita, aggregazione e benessere per tutta la comunità.