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Globalizzazione: le piaghe e la cura possibile

L'ex ministro Giulio Tremonti, esponente di Fratelli d'Italia, mette nel mirino gli ultimi 30 anni di economia e critica il modello globalista

Globalizzazione: le piaghe e la cura possibile
Altro 19 Settembre 2022 ore 08:00

Il mondo tornerà in mano ai suoi popoli. Non si tratta di una profezia, bensì del risultato di un'accurata ricostruzione dispetto all'esperienza vissuta negli ultimi 30 anni, periodo segnato dalla crisi della globalizzazione capitalista. Una critica serrata che arriva dal professore ed ex ministro Giulio Tremonti, che attraverso il suo ultimo libro "Globalizzazione -Le piaghe e la cura possibile" (edito da Solferino) mette nel mirino una serie di tappe del processo di costituzione e consolidamento del modello globalista.

Un'analisi del fenomeno della globalizzazione

Tra le istantanee che rendono bene l'idea del suo filo conduttore, c'è il confronto tra due visioni, entrambe appartengono ai momenti immediatamente successivi alla crisi finanziaria del 2008, quando, afferma:

"si sono confrontate due visioni. Una, la mia, che rivendico ancora con forza, prendeva atto del fallimento del mercatismo e del la finanziarizzazione dell'economia e per questo chiedeva il passaggio dal cosiddetto Free Trade (domanda e offerta de terminano il prezzo) al Fair Trade, che prevede invece di risalire a monte lungo la catena della produzione del prodotto. Una produzione che deve rispettare alcune fonda mentali regole".

Tuttavia, ammonisce Tremonti:

"contro il globalism standard, l'Universo della Finanza oppose il Financial Stability Board: non servono regole per l'economia, solo qualche regola per la finanza. Vinse questa visione, che portò quindi un ulteriore decennio di sviluppo sfrenato lubrificato proprio dalla finanza. Oggi ne raccogliamo i frutti".

Di questo e molto altro ha parlato Tremonti martedì scorso alla Fondazione Feltrinelli di Milano, in via Pasubio

Professore, quali sono stati i grandi errori commessi nell'ambito della globalizzazione o, le sue piaghe?

"Si tratta di un processo che è stato fatto troppo presto e in un tempo troppo breve. La storia è stata complessa ed è esplosa in 30 anni. Nel luglio 1989 sulle colonne del Corriere della Sera scrivevo che il fenomeno della globalizzazione avrebbe coinciso con l'avvio di un processo di riduzione del potere degli Stati, una rivoluzione che avrebbe svuotato parlamenti. E così è stato"

La crisi economica del 2008

Ci spiega meglio l'origine della crisi?

"Prima la crisi finanziaria del 2008 poi questa crisi pandemica hanno reso evidente la fragilità del mondo globale co me è stato costruito negli ultimi trent'anni, partendo dalla caduta del muro di Berlino (1989), passando per il Wto (1994) con l'aggiunta delle re gole, inventate negli Usa con la seconda presidenza Clinton, della finanza mondiale, per arrivare al 2001 con l'ingresso dell'Asia (soprattutto della Cina) nel WTO. La prima crisi è del 2008 ed è fondamentale per comprendere l'oggi. Basta leggere il Wto per capire che è un trattato politico e non economico: come gli Stati ave vano portato le guerre, così il mercato produrrà la pace si leggeva. É nella ideologia del mercato che si disegna lo spostamento in Asia, soprattutto in Cina, della fabbrica del mondo. Curioso oggi leggere come si pensasse alla Cina come a un paese da favorire perché non ancora sviluppato ma indirizzato verso la democrazia. È in questi termini che si supera il vecchio ordine capitalistico, un ordine che per due secoli è stato basato sulle "ricchezze delle nazioni". La ricchezza, ma anche le nazioni. Un equilibrio che si rompe con il passaggio da Li berte, Egalité, Fraternité a Globalité, Marché Monnaie. Alla base di questo passaggio, con tutta la sua velocità, non c'è stato il pensiero liberale ma soprattutto la sinistra che, caduto il Muro, ha spostato suoi sconfitti penati da Mosca alla City di Londra a Bruxelles a Wall Street, tracciando così la Terza Via celebrata infine nel Convegno di Firenze".

Quali ripercussioni ebbero questi eventi rispetto alla storia recente?

"Dopo la crisi finanziaria del 2008-2009 si sono confrontate due visioni. Una, la mia, che rivendico ancora con forza, prendeva atto del fallimento del mercatismo e della finanziarizzazione dell'economia e per questo chiedeva il passaggio dal cosiddetto Free Trade (domanda e offerta fan no il prezzo) al Fair Trade. Free trade: è l'incrocio tra domanda e offerta che sul prezzo rende giusto un prodotto. Fair trade è risalire a monte lungo la catena della produzione del prodotto. Una produzione che deve rispettare alcune fondamentali regole. Data questa visione, il governo italiano scrisse insieme con l'Ocse una bozza di trattato multilaterale, che alla fine fu votata all'unanimità a Parigi. Un'utopia? Al punto 4 si prevedeva il rispetto di regole ambientali ed igieniche. Contro il globalism standard, l'Universo della Finanza oppose il Financial Stability Board: non servono regole per l'economia, solo qualche regola per la finanza. Tra le due visioni vinse quella finanziaria. Insomma, alla crisi è stata data una risposta finanziaria. Pensiamo, per esempio, al fatto che tra le regole dell'euro ci fosse il divieto della Banca centrale europea di finanziare i governi oggi la Boe ha il 35% del debito italiano. Per questo la gente con l'inflazione comincia a tremare".

L'eredità della globalizzazione

Quali problemi si porterà dietro la deglobalizzazione?

"Intanto il disordine globale generale. Bisogna "smontare" le catene di produzione globale, e non è facile. Bisogna rifare le filiere e in un mondo incasinato è complicato. In ogni caso non potremo tornare al mondo globale, ma non è automatico tornare al vecchio mondo, il quale comunque tornerà ad essere internazionale. Le Nazioni continueranno i propri scambi, ma usciremo dall'idea che il mercato risolva tutti i problemi".

Guardando al futuro, Lei è più pessimista oppure ottimista?

"Sono ottimista perché ho fiducia nella gente, che sta cominciando a capire. E poi per ché chi ha inventato questo casino andrà a casa. Einstein diceva: "Se c'è una crisi non ti affidare a chi la crisi l'ha creata". La tradizione è un'altra cosa: famiglia e storia".

Un pronostico sul prossimo governo

Fratelli d'Italia probabilmente vincerà le elezioni. Riuscirà a governare?

"Penso di sì. Una vittoria combacia con la sconfitta di qualcun altro. Ci saranno rea zioni attive sì, ma rimango ottimista.."

Come si affronta il caro energia nel nostro Paese?

"Il governo ha inventato un nuovo tipo di tassa, quella su gli aumenti. Vive su questo, cioè sugli extra gettiti che sono prodotti non tanto dal fatto che l'economia vada bene ma dalla presenza dell'inflazione. Su un litro di benzina, noi abbiamo benzina e accisa. Sulla combinazione benzina accisa c'è l'Iva, che vuol dire imposta su imposta. Stop a questa tassa"

E' preoccupato per i giganti della rete. Perché?

"In effetti, sono strutture che han no una proiezione e visione politica, non solo industriale. Se ci parli, te lo dicono Che cos'è uno Stato? Strade. Che cos'è la democrazia? Le agorà. Ei giganti hanno tutto questo. Quindi il confine tra ciò che è normale e ciò che è surreale sta per essere sfondato anche con effetti politici. Soltanto i popoli, consci del problema, riusciranno ad arginarlo. E poi c'è l'Antitrust, una base abbandonata della democrazia specie negli Stati Uniti".