Sala La Pianta gremita lunedì 19 ottobre per l’incontro sul futuro dei data center, soprattutto nel nostro territorio, tra approfondimenti tecnici, posizioni istituzionali e domande dei cittadini su un tema attuale e ancora divisivo.
L’incontro sui Data Center organizzato dal Comune di Corsico: come è andata la serata / Parte 1
CORSICO – L’incontro “Data Center – il cuore del digitale” che si è svolto lunedì scorso è stato partecipatissimo: Sala La Pianta piena, posti in piedi e ascoltatori anche fuori, tutti interessati da un tema molto attuale che divide ancora.
Gli interventi tecnici, con dati, studi e statistiche, sono stati affidati a tre specialisti: Arturo Ciotti (Ricercatore, Osservatorio Data Center, Politecnico di Milano), Laura Castagna (vicepresidente IDA – Italian Datacenter Association) e Jacopo Palermo (Associate Partner, Responsabile Area Real Estate & Construction Forum Ambrosetti).
Le spiegazioni più “politiche” le ha affrontate il sindaco Stefano Ventura, per poi passare al confronto con il pubblico e alle domande della cittadinanza.

L’intervento del ricercatore Arturo Ciotti
Il ricercatore Arturo Ciotti ha spiegato, prima di tutto, le funzioni dei data center, a cosa servono e i numeri della crescita, proporzionali alle richieste dei servizi digitali.
Secondo i dati, sono oltre 80 i progetti previsti per i prossimi tre anni, con prevalenza nell’area di Milano e dell’hinterland. Gli investimenti sono calcolati in oltre 25 miliardi di euro.
Milano potrebbe catalizzare il 23% degli investimenti potenziali previsti nei 13 principali poli europei, sempre nei prossimi 3 anni. Il ricercatore ha spiegato anche il ruolo del Data Center nell’era digitale: cloud storage, industria 4.0, Intelligenza Artificiale, streaming, social network, e-payment e più in generale servizi che si avvalgono di funzioni digitali.
Laura Castagna spiega l’iter per realizzare un data center
Laura Castagna ha invece illustrato l’iter procedurale per la realizzazione di un data center, evidenziando che si tratta di strutture che esistono da decenni ma “a cambiare negli anni non è stata la loro funzione, ma la visibilità acquisita. Oggi sono al centro dell’attenzione pubblica e mediatica”.

I passi da compiere per la realizzazione: selezione del sito, con attenzione ai vincoli ambientali; progettazione con definizione degli impianti e della potenza, nel rispetto della zona in cui si dovrebbe realizzare; richiesta a Terna o all’utility a seconda della potenza richiesta (alta o media tensione); approvazioni ambientali con verifiche su impatti acustici e del territorio (da parte del MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – o della Regione); richiesta dei permessi per costruire con le autorizzazioni comunali; costruzione dell’impianto; autorizzazione ad
accendere e messa in servizio con i collaudi.
Quali sono i controlli per ottenere le autorizzazioni?
Rumore, emissioni dei generatori di emergenza, consumi idrici, utilizzo del territorio. E ancora: controlli su cabine elettriche, cavidotti e opere necessarie per l’alimentazione del sito. Poi, energia: fabbisogno elettrico e disponibilità
della rete, efficienza energetica del sito, utilizzo di fonti rinnovabili e recupero del calore. Gli Enti che entrano in gioco per l’allineamento autorizzativo sono il MASE, Regione, Comune, Arpa, Soprintendenza e gestori della rete elettrica.
In base alla normativa regionale, si chiede l’utilizzo di energia a bassa emissione, si consiglia il recupero del calore dove disponibile la rete di teleriscaldamento e si richiede efficienza idrica, con l’obiettivo di massimizzare il recupero dei siti esistenti. Si incentiva infatti la realizzazione in aree dismesse con riduzione di consumo di suolo. Per la gestione dei permessi e dell’iter nell’ambito del procedimento unico autorizzativo, è nato lo sportello regionale Datacenter che funge da coordinamento e riduce la complessità autorizzativa.

Jacopo Palermo sui “Pregiudizi e i falsi miti sui Data Center”
L’intervento di Jacopo Palermo, dal titolo “Pregiudizi e falsi miti sui Data Center, possibilità di conciliare lo sviluppo economico con la tutela ambientale”, ha messo in luce i risultati della prima edizione della Community Data Center e del Forum annuale che intende promuovere una consapevolezza pubblica sul calore dei DC, “operando proattivamente sulla percezione e sulla mitigazione dei rischi correlati e confutando alcuni luoghi comuni che possono a volte essere ostacolo a un dialogo costruttivo con i territori”; mappare la tipologia di Data Center e del relativo ciclo di vita dell’infrastruttura e definire standard di eccellenza.
“Dalle attività della Community e dal confronto con partner e stakeholder – ha specificato Palermo – è emersa la necessità di approfondire la conoscenza e la percezione dei cittadini rispetto ai Data Center e al ruolo strategico per i territori, l’economia, la competitività e la trasformazione digitale del Paese”.
I dati della ricerca
Dalla ricerca effettuata su un campione di 1.500 cittadini residenti nei territori maggiormente interessati dallo sviluppo dei DC, emerge che il 39;87% degli intervistati dichiara di aver sentito parlare dei data center ma solo il 33% afferma di conoscere il tema.
La metà degli italiani intervistati dichiara di non essere consapevole delle oltre 350 interazioni quotidiane con i data center. Una volta informati sugli aspetti di rilievo, oltre 7 italiani su 10 considerano i DC infrastrutture essenziali, al pari di acquedotti, reti elettriche e autostrade. La maggior parte, è d’accordo con l’idea di considerare i dati dei cittadini italiani come un “bene pubblico” strategico da proteggere dentro i confini nazionali. Per il 70%, i DC contribuiscono alla sicurezza digitale del Paese e supportano innovazione e trasformazione digitale delle imprese locali. Si percepisce, inoltre, come sia un tema significativo il fatto che il DC attragga investimenti e crei posti di lavoro qualificati (anche nuove professioni, proprio per lo sviluppo dei DC).
Le principali preoccupazioni associate alla costruzione di un Data Center riguardano il consumo di energia elettrica (39%) e di acqua (33%), seguiti dalle emissioni di gas (28%) e dall’aumento del calore (26%). Risultano invece più contenuti i timori legati agli impatti sul territorio, mentre il 18% dei rispondenti non individua
alcuna criticità”.
A questo punto l’esperto ha spiegato che “Il consumo dipende dalla soluzione di raffreddamento. Soluzioni avanzate possono ridurre i consumi di acqua di oltre il 50%, a seconda delle condizioni operative; molti operatori puntano al «water positive».
Inoltre, i DC attivano e sostengono lo sviluppo delle rinnovabili e molti operatori hanno obiettivi di emissioni nette zero. La realizzazione delle strutture contribuisce al recupero delle aree degradate – in Italia 3,7 milioni
di metri quadri di aree industriali dismesse permetterebbero al settore di crescere senza consumare suolo vergine. I possibili effetti in termine di rumore possono essere mitigati con soluzioni specifiche come silenziatori e barriere acustiche, nel rispetto delle norme”.
Generano traffico? “No, perché una volta entrati in esercizio i DC generano flussi logistici e di personale molto contenuti riconducibili a un numero limitato di addetti”.
L’esperto ha concluso sottolineando “l’effetto NIMBY” il 62% degli intervistati è favorevole a nuovi DC ma per uno su tre il consenso è condizionato dalla prossimità.
Il confronto con i cittadini in sala
Le preoccupazioni dei cittadini sono state espresse nei momenti di confronto, con le domande ai relatori e al sindaco, in particolare sulla costruzione del data center di via Canova a Corsico, vicino a Cesano Boscone. Molti, infatti, erano i cesanesi presenti all’incontro che si sono fermati a parlare con tecnici e sindaco anche a margine dell’incontro.
Il sindaco Ventura chiarisce la vicenda del DC in via Canova

Il sindaco Ventura, durante l’intervento, ha prima chiarito che “su tutto ciò che è tessuto produttivo la legge consente ai data center di insediarsi: un operatore può sviluppare l’attività su qualsiasi tipo di tessuto industriale e non se il Comune è d’accordo. A Corsico abbiamo tantissime aree industriali anche dismesse e all’interno del PGT abbiamo individuato solo un’area, cioè quella dell‘impianto Synextra che da decenni crea molestie olfattive ai quartieri.
Prevedere una destinazione di questo tipo, anche se poi la legge regionale ci ha superato perché ha consentito l’installazione di DC su tutte le aree produttive, ci è sembrata efficace per sostituirlo con un impianto che possa creare esternalità positive in luogo di quelle negative dell’odierna struttura. A oggi nessuno ha acquistato ancora l’area quindi al momento non si sta muovendo nulla. Inoltre, abbiamo pensato a evitare consumo di suolo e ci siamo concentrati sulla realizzazione nel dismesso che crea degrado, anche ambientale con presenza di amianto per esempio, e illegalità con occupazioni abusive e abbandoni.
Per questo i DC sono opportunità per rigenerare il territorio. Preciso che ogni DC ha caratteristiche specifiche, quindi non si può pensare che tutti i DC siano uguali e ogni operazione è diversa e va valutata con attenzione. I procedimenti per controllare l’esercizio di questa attività sia in fase di autorizzazioni sia in svolgimento del lavoro ci sono, le autorità sono sempre presenti, come per tutte le costruzioni di impianti produttivi.
Riguardo il DC in via Canova: l’insediamento non si è ancora avviato ma solo le bonifiche, levando oltre 10mila mq di amianto. Va avviato tutto l’iter che durerà mesi o anni anche per la realizzazione dell’impianto. Vorrei sottolineare che la nostra missione, come amministratori, è davvero tutelare la salute delle persone e mi è dispiaciuto che si sia detto
tanto male dei sindaci come se fossero persone che non tengono alla salute dei propri cittadini perché la nostra missione è tutelarla, sempre”.
La prossima settimana, per ovvii problemi di spazio, vi racconteremo ciò che emerso dal confronto tra cittadini, sindaco e relatori.
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