Il cuoio capelluto è una delle zone del corpo che risentono di più del cambio di stagione, anche se raramente se ne tiene conto quando la routine di cura viene aggiornata con l’arrivo dell’autunno. La pelle della testa ha la stessa struttura di quella del resto del corpo, con una concentrazione di ghiandole sebacee tra le più alte dell’organismo e la presenza costante dei capelli, che ne modificano temperatura e aerazione. Quando le giornate si accorciano e l’aria si raffredda, la cute deve adattarsi a condizioni diverse da quelle dei mesi caldi, e con esse cambiano le sue esigenze.
I segnali con cui essa risente del cambio di stagione sono spesso discreti: un leggero prurito dopo il lavaggio, una sensazione di pelle che tira, qualche scaglia chiara sulla spalla di una giacca scura. Una lettura attenta di questi segnali permette di adattare i gesti quotidiani prima che il fastidio si consolidi e di attraversare i mesi freddi con una cute in equilibrio.
La barriera cutanea alla prova dell’aria fredda e secca
Per capire perché la cute reagisce al cambio di stagione occorre partire dalla sua funzione principale, cioè proteggere l’organismo dall’ambiente esterno.
Il compito spetta alla barriera cutanea, lo strato più superficiale della pelle, formato da cellule appiattite e ormai prive di nucleo, tenute insieme da una miscela di lipidi. La struttura trattiene l’acqua negli strati sottostanti e limita l’ingresso di sostanze irritanti e microrganismi.
L’efficienza della barriera si misura con la perdita d’acqua transepidermica, la quantità di acqua che evapora dalla pelle verso l’esterno: quando il valore sale, significa che la barriera trattiene meno e che la pelle si disidrata più in fretta. Una revisione degli studi disponibili condotta da ricercatori dell’Università di Copenaghen ha mostrato che bassa umidità e basse temperature riducono l’idratazione dello strato superficiale e indeboliscono la funzione di barriera, rendendo la pelle più sensibile agli agenti irritanti.
Sul cuoio capelluto l’effetto si traduce in una cute più reattiva, che risponde con prurito e arrossamento a stimoli che in estate passavano inosservati, dal detergente troppo aggressivo allo sfregamento di un cappello di lana. La stagione fredda, in altre parole, abbassa la soglia di tolleranza della pelle e la cura quotidiana deve tenerne conto.
Ambienti riscaldati e docce calde: le abitudini della stagione fredda
All’effetto del clima esterno si somma quello degli spazi in cui si trascorrono gran parte delle giornate autunnali e invernali. L’aria fredda che entra in casa o in ufficio contiene poca acqua e, una volta riscaldata dagli impianti, vede scendere ulteriormente la propria umidità relativa, cioè la percentuale di vapore acqueo presente rispetto al massimo che l’aria potrebbe contenere a quella temperatura. Il risultato sono ambienti in cui la pelle cede acqua con maggiore facilità, per molte ore al giorno.
Anche le abitudini di lavaggio cambiano con il freddo. La doccia molto calda è uno dei piaceri della stagione, ma l’acqua ad alta temperatura scioglie con più efficacia il film lipidico che protegge la superficie della cute, e il passaggio immediato dal bagno caldo all’aria fredda della strada sottopone la pelle a uno sbalzo termico ulteriore. L’acqua tiepida rappresenta il compromesso più indicato, sia per il corpo sia per il cuoio capelluto.
Un ruolo lo giocano infine cappelli e sciarpe. Indossati per molte ore, trattengono calore e umidità a contatto con la cute e ne ostacolano l’aerazione, mentre il tessuto sfrega a ogni movimento sulla pelle già sensibilizzata. La scelta di fibre traspiranti e l’abitudine di togliere il copricapo negli ambienti chiusi aiutano a contenere l’effetto.
Secchezza o forfora, come riconoscere la desquamazione
Il segnale più visibile di una cute messa alla prova dalla stagione è la desquamazione, cioè il distacco di piccole porzioni dello strato superficiale della pelle. In condizioni normali il ricambio avviene in modo invisibile, perché le cellule si staccano una per una. Quando il processo accelera o le cellule si staccano a gruppi, compaiono le scaglie, che però possono avere origini diverse.
La desquamazione da secchezza produce scaglie fini, bianche e leggere, accompagnate da una sensazione di tensione, e tende a migliorare quando la cute recupera idratazione. La forfora si presenta invece con scaglie più grandi, talvolta giallastre e untuose, spesso associate a prurito. Alla sua origine c’è in molti casi la Malassezia, un lievito che vive normalmente sul cuoio capelluto e si nutre di sebo: il suo metabolismo libera acidi grassi che, nelle persone più sensibili, irritano la cute e ne accelerano il ricambio.
In questi casi, in fase di detersione è importante ricorrere a un apposito shampoo antiforfora, che si contraddistingue per la presenza di attivi che contribuiscono a contenere la proliferazione del lievito e a rimuovere le scaglie con delicatezza.
Tra i più diffusi figurano la piroctone olamina e il climbazolo, che agiscono sulla Malassezia, e l’acido salicilico, che favorisce il distacco delle scaglie. Nelle formule per la forfora grassa questi attivi si accompagnano a sostanze seboregolatrici come lo zinco PCA, mentre in quelle per la forfora secca si associano a tensioattivi delicati e ad agenti idratanti, che evitano di impoverire ulteriormente il film lipidico della cute.
Lavaggi e asciugatura nei mesi freddi
Una volta individuata l’origine della desquamazione, la routine di stagione si imposta a partire dalla frequenza dei lavaggi, da adattare al tipo di cute e allo stile di vita. Nei mesi freddi capita spesso di diradare i lavaggi, per i tempi di asciugatura più lunghi e per il timore di uscire con i capelli umidi, ma il sebo che si accumula sulla cute tra un lavaggio e l’altro è il nutrimento della Malassezia: una frequenza regolare ne limita la disponibilità e contiene uno dei fattori che favoriscono la forfora. Sulle cuti più grasse può essere indicato anche il lavaggio quotidiano, con shampoo formulati per l’uso frequente.
La forfora tende a ripresentarsi, per questo è utile proseguire con lo shampoo specifico anche dopo la scomparsa delle scaglie, con un uso di mantenimento a frequenza ridotta, alternato al detergente abituale per l’intera stagione fredda.
L’asciugatura completa della radice prima di uscire limita il ristagno di umidità sulla cute, soprattutto quando si indossa un copricapo. Se prurito, arrossamento o desquamazione persistono nonostante le attenzioni, la valutazione di un dermatologo permette di individuare la causa e di impostare il trattamento più adatto.