In un’epoca dominata dall’istantaneità digitale e dalla produzione seriale di immagini, imparare a dipingere da zero torna a essere un atto radicale. Non semplice svago, ma disciplina, sguardo critico e riscoperta della manualità.
Parte un nuovo anno per la Scuola civica di disegno e tecniche pittoriche Artemizie
TREZZANO SUL NAVIGLIO – In questa intervista Sandra Rettori, docente di pittura e presidente di Arte e Arti e Artemizie APS, racconta il valore della formazione artistica oggi: dall’eredità della Scuola Civica di Pittura fondata dal maestro Franco Migliaccio al rigore richiesto persino ai più piccoli, fino alla pittura come spazio di relazione e messa in gioco personale. Il lavoro di Migliaccio, insieme a quello di Rettori e Michela Baldi, ha dato vita a un progetto capace di unire esperienze diverse, visione ed entusiasmo.

L’intervista alla presidente di Arte e Arti e Artemizie
In un contesto visivo saturo di immagini digitali e intelligenza artificiale, quale valore formativo conserva l’atto lento e manuale di imparare il disegno o la pittura da zero?
Credo che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’esperienza del fare manuale. Dipingere, scolpire o modellare non è solo frutto dell’intelletto, ma coinvolge una sfera emozionale e sensoriale molto più ampia. Non conta soltanto il lavoro finito, ma l’intero processo, che è la vera esperienza. In tanti anni di insegnamento ho potuto verificare quanto
i momenti creativi condivisi non siano soltanto una possibilità di libera espressione o di coltivare una passione, ma diventino contesti di relazione e socialità da cui ogni individuo può trarre beneficio.
Spesso l’arte contemporanea privilegia la provocazione concettuale rispetto all’armonia estetica. Cosa significa oggi insegnare e ricercare “il bello”?
L’arte concettuale può esprimere contenuti che necessitano dei giusti strumenti per essere decifrati, oppure può essere mera provocazione laddove la sostanza cede il posto al marketing. Il vero tema è come riconoscere ciò che è arte da ciò che è solo un prodotto pretestuoso. A scuola l’educazione al bello passa attraverso la pratica pittorica, il segno e le tavolozze degli artisti della storia dell’arte. Le loro opere sono uno sguardo sulla realtà, sulla sua rappresentazione e interpretazione, che va sempre contestualizzata per capirne il linguaggio e poterlo rielaborare. L’esperienza estetica va coltivata, affinata e allenata.

La Scuola Civica nasce nel 1987 con il maestro Franco Migliaccio e si rinnova attraverso l’unione con l’associazione Artemizia. In che modo la sua direzione artistica preserva quella tradizione aprendosi contemporaneamente a nuove metodologie?
Non è stato facile subentrare alla conduzione del maestro Migliaccio. Ha formato e guidato centinaia di studenti e pittori, non solo alla Scuola Civica ma anche in accademia. Io stessa sono stata, e continuo a essere, una sua allieva. È un legame che non si spezza mai. A scuola lo coinvolgiamo abitualmente nelle mostre o negli eventi importanti. Con Artemizia stiamo dando continuità a quello che lui ha avviato, introducendo nuovi linguaggi e sperimentazioni, come i momenti di pittura esperienziale, a più mani, per liberare il segno e il gesto pittorico. Quel famoso lasciarsi andare ed esprimersi liberamente che è tutt’altro che facile anche per i pittori più esperti.
La vostra proposta formativa mette insieme principianti e persone con esperienza, puntando su percorsi individuali all’interno di classi collettive. Come fate a evitare che chi parte da zero si senta disorientato o che chi è più avanzato rallenti?
A scuola ci sono un po’ tutti i livelli. Una delle cose che mi sento dire più spesso da chi si avvicina alla nostra realtà è: “Io non ho mai fatto nulla” oppure “Io non so disegnare”. In realtà non sanno di saper fare. Con le giuste indicazioni e individuando il percorso adatto, che è diverso per ognuno, si ottengono in breve tempo risultati che sorprendono e
incoraggiano l’allievo a proseguire con entusiasmo.
Il gruppo eterogeneo non crea rallentamenti ed è un vantaggio soprattutto per chi comincia, perché può confrontarsi e trarre ispirazione da chi è a un livello più avanzato. È uno stimolo in più e un confronto molto costruttivo.
Nel presentare il corso per bambini dai 6 anni specificate che non si tratta di semplice “svago e ricreazione”, ma di impegno disciplinare e crescita. Come rispondono le famiglie?
Tutti i bambini amano disegnare: è la loro forma espressiva più spontanea, un linguaggio innato che però spesso si perde durante la carriera scolastica, che favorisce altri tipi di apprendimento. A scuola, attraverso il disegno e la pittura, introduciamo anche gli artisti della storia dell’arte copiando le loro opere. Gli allievi junior non sono solo portati per il
disegno, ma sono animati da una forte motivazione all’apprendimento.
Il feedback delle famiglie è molto positivo: il laboratorio viene vissuto dai bambini come un momento di svago, apprendimento e distensione dopo gli impegni della giornata scolastica.

Qual è l’identikit medio di chi varca oggi la porta della scuola? Notate un aumento di persone in cerca di disconnessione dalla routine o prevale l’ambizione di uno studio artistico continuativo?
Dipende dagli orari. La mattina è frequentata da adulti senza impegni lavorativi o da pensionati, mentre la sera è sicuramente un dopo lavoro con un’utenza più giovane. L’esigenza di chi si iscrive è sempre quella formativa: pratica, apprendimento o perfezionamento delle tecniche e dei materiali. In molti casi c’è il desiderio di recuperare la parte creativa rimasta nascosta per troppo tempo. Scegliere un’attività artistica per il proprio tempo libero significa mettersi in gioco, forse anche esporre una parte di sé più intima.
Quali sono i target di iscrizione che vi siete prefissati per questo anno scolastico tra corsi mattutini, serali e junior?
Cerchiamo di far conoscere la scuola e la sua offerta formativa attraverso i social e gli eventi che organizziamo. L’obiettivo è aumentare ogni anno il numero degli iscritti. Da quest’anno vogliamo raggiungere anche chi non è interessato a una frequenza annuale ma desidera comunque dipingere o sperimentare. Per questo proponiamo corsi brevi e tematici, anche
laboratori nel fine settimana, rivolti a principianti e non.
Durante l’open day del 26 e 27 settembre presenteremo tutte le proposte: gli esercizi di pittura a olio, il laboratorio di stampa artistica, l’illustrazione e l’acquarello. Torneranno anche i Minicorsi di pittura decorativa, che chi frequentava Artemizia conosce bene.

Il patrocinio del Comune di Trezzano sul Naviglio e la consueta mostra di fine anno al Centro Socio Culturale definiscono la natura civica del progetto. Che riscontro ha l’esposizione sulla comunità e come viene vissuta dagli allievi?
La mostra di fine anno è molto importante per noi, è la nostra festa ed è il momento in cui si tirano le somme e si espone tutto quello che abbiamo creato e dipinto durante l’anno. È anche quel mettersi a nudo di cui parlavo prima. Esporre il proprio lavoro non è facile per alcuni, ma è utile al confronto e alla crescita di tutti. L’evento è sempre molto partecipato e ogni volta serve a far conoscere a un pubblico maggiore la nostra realtà.
Fabio Fagnani