Settembre, il mese in cui si decide la bolletta dell’inverno

Settembre, il mese in cui si decide la bolletta dell’inverno

L’estate 2026 ha lasciato ai contatori un’eredità pesante. Il 4 agosto ARERA ha comunicato che la componente materia prima gas del servizio di tutela della vulnerabilità è salita a 56,69 euro per MWh, con un aumento del 9,7% rispetto a giugno: dopo due aggiornamenti sostanzialmente stabili, spiega l’Autorità, le quotazioni all’ingrosso hanno registrato un deciso rialzo. Sul fronte elettrico non va meglio. Nella settimana tra il 27 luglio e il 2 agosto il prezzo unico nazionale rilevato dal Gestore dei Mercati Energetici si è attestato a 177,16 euro per MWh, contro i 169,98 della settimana precedente, sui livelli più alti dalla crisi del 2022.

Sono numeri che arrivano d’estate ma si pagano d’inverno, quando il riscaldamento pesa per la quota maggiore dei consumi domestici. In zona climatica E, dove ricade gran parte della Lombardia compresi i comuni dell’Abbiatense e del Magentino, gli impianti possono partire dal 15 ottobre. Restano poche settimane per intervenire sui tre fronti che determinano l’importo delle bollette da novembre in poi: lo stato dell’impianto, la sua regolazione, il contratto di fornitura.

Manutenzione e controllo dei fumi sono due adempimenti diversi

La convinzione più diffusa è che la caldaia vada revisionata ogni anno con analisi di combustione annessa. Il DPR 74/2013 dice altro. La manutenzione ordinaria segue le indicazioni tecniche dell’installatore, in loro assenza quelle del fabbricante e, mancando entrambe, le norme UNI: non esiste una cadenza annuale imposta per legge in modo uniforme, la periodicità la scrive chi ha messo in opera l’impianto e il manutentore è tenuto a dichiararla per iscritto.

Il controllo di efficienza energetica, cioè la misura del rendimento con l’analisi dei prodotti della combustione, segue invece l’Allegato A del decreto: per i generatori a gas tra 10 e 100 kW la cadenza nazionale è quadriennale, scende a due anni per combustibile liquido o solido nella stessa fascia. Le Regioni possono imporre regimi più stringenti, ed è il caso lombardo: sui generatori a gas naturale o GPL tra 5 e 35 kW il controllo va ripetuto ogni due anni, e diventa annuale sopra i 35 kW.

Al termine il tecnico redige il rapporto di controllo di efficienza energetica, ne consegna copia al responsabile dell’impianto e lo trasmette al catasto regionale, che in Lombardia è il CURIT. Tutto confluisce nel libretto di impianto, il documento che l’ispettore chiede per primo, e ENEA ricorda che l’omessa manutenzione espone a sanzioni a partire da 500 euro. Conta però soprattutto il dato tecnico: uno scambiatore incrostato e un bruciatore starato spostano il rendimento di alcuni punti, e su una spesa gas che per la famiglia tipo ARERA vale 1.478,4 euro l’anno, ogni punto è denaro reale.

Zona E: quattordici ore al giorno dal 15 ottobre, e cosa dice davvero la norma

L’articolo 4 del DPR 74/2013 fissa per la zona climatica E un esercizio di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile, con accensione tra le 5 e le 23. In zona D si scende a 12 ore dal 1° novembre, in zona F non ci sono limiti. La temperatura media negli ambienti residenziali non deve superare i 20 gradi, con una tolleranza di 2 gradi; negli edifici industriali e artigianali il riferimento è 18 gradi più due.

Quelle date e quelle ore sono un tetto, non un obbligo di accensione. Fuori dal periodo l’impianto può funzionare in presenza di condizioni climatiche che lo giustifichino, ma per non più della metà della durata giornaliera consentita: sette ore in zona E. Il decreto prevede deroghe per ospedali, scuole materne e soprattutto per gli impianti dotati di termoregolazione e contabilizzazione del calore, che sfuggono ai limiti orari, mentre i sindaci possono ampliare o ridurre i periodi con ordinanza motivata. Chi vive in un condominio con valvole e ripartitori ha quindi più libertà di quanta ne immagini, ma paga in proporzione a ciò che consuma.

Curva climatica, testine e sfiato: qui si gioca il risparmio vero

Una caldaia a condensazione recupera il calore latente del vapore acqueo contenuto nei fumi soltanto se l’acqua di ritorno rientra sotto il punto di rugiada dei prodotti della combustione, che con il metano si colloca attorno ai 55 gradi. Impostata con mandata a 70 gradi lavora come una caldaia tradizionale, pur essendo costata di più. È il motivo per cui la curva climatica vale più di qualunque altro intervento a costo zero: la centralina, leggendo la sonda esterna, calcola la mandata in funzione del clima e la tiene bassa quando fuori non fa freddo. Secondo ENEA una regolazione climatica di questo tipo riduce i consumi fino al 25% ogni 10 gradi in meno di temperatura di mandata. Il contraltare è che i radiatori risultano tiepidi al tatto e devono lavorare più a lungo: la logica non è più accendere e spegnere, ma funzionare in continuo modulando.

Sulle valvole termostatiche l’errore tipico è trattare la manopola come un rubinetto. La scala numerata non regola una portata ma imposta una temperatura obiettivo: nella maggior parte dei modelli la posizione 3 corrisponde a circa 20 gradi e ogni tacca vale intorno ai tre gradi. Portarla al massimo non scalda la stanza più in fretta, la porta solo a una temperatura più alta del necessario. Conta anche dove si trova la testina, perché dietro una tenda o un mobile legge un microclima falsato e tiene la valvola aperta oltre il dovuto. ENEA stima che un uso corretto riduca i consumi fino al 20%.

Resta lo sfiato dei radiatori, l’operazione più banale e la più rimandata. L’aria entrata nel circuito durante l’estate si raccoglie nella parte alta del corpo scaldante, che resta fredda mentre il basso scotta: la superficie di scambio si riduce e la caldaia compensa alzando la temperatura. Dopo lo sfiato va reintegrata la pressione, che a freddo si mantiene tra 1 e 1,5 bar. Il cronotermostato chiude il quadro: ENEA indica 19 gradi come temperatura di comfort e stima fino al 10% di risparmio per ogni grado in meno, con l’accortezza, negli edifici con buona inerzia termica, di programmare un’attenuazione notturna di due o tre gradi anziché lo spegnimento.

Il calendario di settembre: dalla caldaia al contratto di fornitura

Il mese che precede l’accensione si presta a una sequenza precisa: prima il libretto, con la data dell’ultimo rapporto di controllo e la scadenza del prossimo; poi il tecnico, prenotato quando le liste d’attesa sono ancora corte; infine la regolazione.

L’ultimo passaggio non riguarda l’impianto ma il foglio che arriva ogni mese. In bolletta vanno cercate due informazioni: la scadenza delle condizioni economiche sottoscritte e la natura del prezzo, se fisso oppure indicizzato all’ingrosso, al PSV per il gas e al PUN per l’elettricità. Con le quotazioni dove le ha lasciate l’estate, un contratto indicizzato trasferisce i rialzi in bolletta in poche settimane, mentre un prezzo bloccato in scadenza a ottobre rischia di riassestarsi su valori diversi. Accanto alla manutenzione dell’impianto, vale la pena rivolgersi a un comparatore come Facile.it, che oltre al confronto tra i fornitori dà accesso anche a offerte dedicate non reperibili altrove: verificare il confronto tra le offerte gas è l’altro passaggio a costo zero da chiudere prima dell’inverno, tenendo conto che il cambio fornitore non è immediato e tra richiesta e decorrenza passa qualche settimana. È la ragione per cui la verifica ha senso a settembre e non a dicembre, quando la stagione è già cominciata e i consumi corrono.