Buongiorno Dottore,
ho 32 anni e circa un mese fa ho perso il mio cane. Era molto malato e alla fine ho dovuto prendere la dolorosa decisione di farlo addormentare dal veterinario. Sono una ragazza single e vivo da sola, e da quando lui non c’è più faccio davvero fatica a riprendermi. Gli volevo un bene enorme, per me non era semplicemente un animale, ma faceva parte della mia famiglia e della mia quotidianità. Mi manca tantissimo e penso a lui quasi tutti i giorni. A volte basta passare per una strada dove andavamo insieme o vedere un posto che mi ricorda le nostre passeggiate per sentirmi di nuovo molto triste. La casa senza di lui mi sembra vuota e mi rendo conto che questa perdita mi ha colpita molto più profondamente di quanto immaginassi. La cosa paradossale è che, proprio perché ho sofferto e sto soffrendo così tanto, in questo momento penso di non volere più animali. Una parte di me pensa che forse prendere un altro cane potrebbe aiutarmi, ma allo stesso tempo mi sembrerebbe quasi egoistico, come se cercassi semplicemente di riempire il vuoto che ha lasciato lui. E non so nemmeno se sarei pronta. Ultimamente questa tristezza mi porta anche a isolarmi. Esco principalmente quando devo farlo per necessità e ho poca voglia di vedere persone o fare le cose che facevo prima. Mi sento bloccata in questa situazione e non so bene come affrontarla.
Secondo lei è normale stare ancora così dopo un mese? Dovrei semplicemente darmi altro tempo oppure cercare di reagire in qualche modo? E pensa che prendere un altro cane potrebbe aiutarmi, oppure sarebbe meglio aspettare?
La ringrazio per qualsiasi consiglio possa darmi.
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Buongiorno, quello che mi colpisce nelle sue parole è soprattutto il vuoto che questo cane ha lasciato nelle sue giornate. Vivendo da sola, immagino che non fosse soltanto il cane “di casa”, ma una presenza costante: le passeggiate, il rientro a casa, le piccole abitudini che magari prima sembravano scontate. Adesso molte di quelle stesse cose le ricordano che lui non c’è più. È passato appena un mese e non mi aspetterei che un legame così importante smetta di far male in così poco tempo. Anche ritrovarselo continuamente nei pensieri, magari passando proprio per una strada percorsa insieme, non è così strano. Quando perdiamo qualcuno a cui eravamo molto legati, anche un animale, non perdiamo soltanto la sua presenza: cambia di colpo una parte della nostra quotidianità.
Non si imponga di “reagire”
Una cosa che eviterei è chiedersi ogni giorno perché non riesce ancora a riprendersi. Rischia di aggiungere un problema al dolore che già prova. Piuttosto mi preoccupa un po’ di più quando dice che esce soltanto per necessità. Cerchi, per quanto riesce, di non assecondare completamente questa voglia di chiudersi in casa. Non significa costringersi a essere allegra o fare finta che vada tutto bene. Può essere anche solo uscire mezz’ora, vedere un’amica, fare una passeggiata senza una ragione particolare. All’inizio probabilmente non ne avrà voglia. Lo faccia comunque ogni tanto, senza aspettarsi necessariamente di stare subito meglio.
Un altro cane? Non adesso per forza
Sul prendere un altro cane, invece, mi sembra che lei stia cercando una risposta quando forse non è ancora il momento di darla. Se lo prendesse soltanto per smettere di sentire questo vuoto, probabilmente sarebbe una scelta precipitosa. Ma non penserei nemmeno che sarebbe “egoistico”. Un eventuale nuovo cane non cancellerebbe quello precedente e, soprattutto, non prenderebbe il suo posto. Sono rapporti diversi. Se tra qualche mese sentirà davvero il desiderio di avere nuovamente un animale accanto, potrà pensarci. Se invece non lo sentirà, andrà bene lo stesso.
Non rimanga troppo sola con questa tristezza
Terrei d’occhio soprattutto l’isolamento. Se nelle prossime settimane si accorgesse che invece di attenuarsi questa chiusura aumenta, che trascorre sempre più tempo in casa o che anche lavorare, dormire, mangiare e occuparsi delle normali cose quotidiane diventa difficile, ne parlerei di persona con uno psicologo. Non perché ci sia necessariamente qualcosa che “non va” in lei, ma perché un dolore può diventare molto pesante quando lo si vive quasi interamente da soli.
Il ricordo non è il problema
Non cercherei neppure di scacciare ogni pensiero del suo cane. Se una strada glielo ricorda, glielo ricorda. Se guardare una fotografia qualche volta la fa piangere, può piangere. Con il tempo quei ricordi possono rimanere gli stessi senza avere sempre la stessa intensità emotiva. Per adesso mi darei un obiettivo molto più semplice: non decidere nulla sul prossimo cane e provare, poco alla volta, a rimettere qualche cosa nella sua giornata. Un mese è davvero poco per pretendere di aver già sistemato dentro di sé una perdita che, per lei, evidentemente è stata importante.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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