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Domenico Papalia, boss morto per una polmonite da legionella contratta a Corsico: disposta autopsia e rimandato il trasferimento per le esequie

Nei giorni scorsi a Corsico è stato segnalato un altro nuovo caso, dopo il cluster molto più esteso di due anni fa

Domenico Papalia, boss morto per una polmonite da legionella contratta a Corsico: disposta autopsia e rimandato il trasferimento per le esequie

I funerali di Domenico “Micu” Papalia devono attendere. Sul corpo del boss della ‘ndrangheta è stata disposta l’autopsia, un accertamento legato anche all’ipotesi che a stroncarlo, già malato di cancro, sia stata una polmonite da legionella contratta a Corsico, dove è arrivato lo scorso 17 luglio per scontare gli arresti domiciliari concessi per motivi di salute, e dove nei giorni scorsi è emerso un nuovo caso, a due anni di distanza dal cluster più esteso. Finché gli accertamenti non saranno conclusi, la salma resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria e non potrà essere rilasciato il nulla osta alla sepoltura. (immagine dal portale nessunotocchicaino.it)

Morte Papalia: polmonite da legionella contratta a Corsico

CORSICO – A firmare la richiesta di autopsia è stata la pm milanese Alessandra Cerreti. Papalia si è spento nella notte tra il 25 e il 26 agosto, a 81 anni, al San Paolo di Milano, piegato da una malattia ormai in fase avanzata. L’esame verrà condotto nei prossimi giorni. Già in precedenza la Procura aveva vincolato il corpo alle valutazioni delle autorità sanitarie, in attesa di una perizia costruita anche sulle cartelle cliniche. Adesso, con l’autopsia, la salma resta a disposizione dei giudici e la sepoltura — che i familiari vorrebbero in Calabria, a Platì, terra natale del boss — non potrà tenersi prima della fine degli accertamenti.

Il sospetto dell’infezione

Tra le piste sul tavolo degli investigatori per spiegare la morte c’è quella di una polmonite da legionella, come riporta il Corriere. Papalia, il cui organismo era già in ginocchio per il tumore, avrebbe ceduto alle complicanze innescate dal batterio, contratto — stando alla ricostruzione — proprio nel periodo trascorso a Corsico. Toccherà all’autopsia mettere a fuoco il reale quadro clinico e stabilire quanto abbia inciso l’infezione sul decesso.

Il nodo legionella tiene i riflettori puntati su Corsico, dove nelle ultime giornate è stato registrato un altro contagio, secondo Ats. Un segnale che ritorna a due anni dal focolaio più esteso che aveva colpito il territorio.

I 49 anni in carcere e la scarcerazione

Sul boss di Platì pesavano quasi cinquant’anni di detenzione ininterrotta: 49, per la precisione. La svolta a metà luglio, quando il progredire del tumore aveva reso non più rinviabile la scarcerazione. Fino a quel momento la strada della detenzione domiciliare era rimasta sbarrata: i difensori l’avevano invocata a più riprese per garantire le cure all’assistito, ma il Tribunale di sorveglianza aveva sempre detto no, convinto che le terapie fossero compatibili con il regime carcerario. A spingere per la liberazione erano scese in campo anche diverse associazioni, “Nessuno tocchi Caino” in testa. La decisione è maturata il 17 luglio: uscito dal penitenziario di Parma, “Micu” era stato trasferito a Corsico. Da lì in avanti gli sono restati trentanove giorni.

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