L’identità digitale ha smesso da tempo di essere una questione da addetti ai lavori. Dopo aver spostato online i pagamenti e le abitudini di spesa, gli italiani stanno affidando a un unico strumento anche il modo in cui provano chi sono davanti a un servizio. Quello strumento, sempre più spesso, è la Carta d’Identità Elettronica. È diventata una chiave che apre l’accesso a portali pubblici e privati, senza code allo sportello e senza fotocopie.
Più di un documento: cosa contiene davvero la CIE
La Carta d’Identità Elettronica è il documento nazionale dotato di microchip NFC, lo stesso standard contactless che usiamo per i pagamenti dallo smartphone. Nel chip sono conservati in modo protetto i dati anagrafici e biometrici del titolare. La funzione che ne ha cambiato la natura, però, è un’altra: la CIE vale come strumento di autenticazione digitale forte per accedere ai servizi telematici della pubblica amministrazione.
La sua diffusione lo conferma. Secondo l’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, i titolari in Italia sono ormai quasi 50 milioni, una platea vicina all’intera popolazione adulta. Il costo di emissione resta contenuto, 16,79 euro oltre ai diritti comunali, a fronte di una validità di dieci anni per i maggiorenni.
Dall’upload manuale all’accesso in tempo reale
Per capire perché la CIE si stia imponendo basta guardare cosa elimina. Fino a poco tempo fa, aprire un conto o attivare un servizio online significava fotografare fronte e retro del documento, caricare i file e attendere una verifica manuale che poteva richiedere ore. Con la Carta d’Identità Elettronica quel passaggio sparisce: l’identità viene letta direttamente dal chip e confermata in tempo reale.
Il funzionamento è alla portata di quasi tutti. Serve l’app ufficiale CieID e uno smartphone con sensore NFC attivo; in alternativa si può usare un lettore di smart card collegato al PC. I requisiti tecnici sono minimi: come indica il Ministero dell’Interno, bastano Android 6.0 o iOS 13.0 per leggere il chip. L’accesso è protetto da un PIN a 8 cifre, che si blocca dopo tre tentativi errati per scoraggiare gli usi impropri. A livello europeo la carta è riconosciuta come identità digitale ai sensi del regolamento eIDAS, il quadro che rende validi questi accessi anche fuori dai confini nazionali. Non tutti gli accessi richiedono lo stesso grado di sicurezza: si passa da un livello base, con username e password, fino al livello 3, quello più alto, che pretende la tessera fisica e la lettura del chip per le operazioni più delicate.
Dove si usa oggi la Carta d’Identità Elettronica
Il numero di servizi che accettano l’autenticazione con CIE cresce di mese in mese. Si parte dai portali pubblici, INPS e Agenzia delle Entrate su tutti, per arrivare all’home banking e a una fascia crescente di servizi privati che richiedono una verifica certa dell’identità.
La vera svolta sta in ciò che la CIE elimina: niente più foto del documento da caricare a mano, nessuna attesa per l’approvazione. Lo stesso meccanismo è arrivato di recente anche nei servizi privati regolamentati: sui portali di gioco autorizzati ADM, per esempio, oggi è possibile iscriversi ad uno dei casinò con CIE saltando del tutto la scansione manuale dei documenti. Il principio è identico a quello di una qualsiasi pratica pubblica: il chip dialoga con l’infrastruttura statale e la registrazione si chiude in pochi minuti.
Un’abitudine che si sta consolidando
La CIE non ha ancora la diffusione d’uso dello SPID negli accessi quotidiani, ma la direzione è tracciata. Con il futuro dello SPID ancora in discussione, la carta fisica con chip resta l’unico strumento di identità pienamente controllato dallo Stato e, allo stesso tempo, comodo da usare dal divano di casa. Per il cittadino il vantaggio è concreto: un solo documento, già in tasca, che vale allo sportello e davanti a uno schermo. Provare chi si è non richiede più fotocopie o code, ma pochi secondi.