Buongiorno Dottore, mi chiamo S., e ho 25 anni. Alla nascita mi è stato assegnato il sesso femminile e attualmente ho ancora un corpo femminile, ma mi sento uomo. Per questo motivo ho intrapreso un percorso di affermazione di genere e sto seguendo una terapia ormonale per completare la mia transizione. È un cammino molto importante per me, ma anche molto tortuoso. Fortunatamente i miei genitori mi sostengono; il mio ragazzo, invece, sta facendo molta fatica ad accettare il mio cambiamento, tanto che sta meditando di lasciarmi. Stiamo insieme da alcuni anni e mi è sempre sembrato che avesse compreso e accettato il mio desiderio di diventare uomo. Anche nella nostra intimità condividevamo questa parte di me: durante i rapporti, per esempio, utilizzavo un fallo artificiale e lui sembrava vivere tutto con serenità. Adesso, però, mi dice che non mi riconosce più e che non se la sente di continuare la nostra relazione. Le sue parole mi fanno soffrire profondamente, perché lo amo e l’idea di perderlo mi spaventa. Allo stesso tempo, non so se sarei disposto a interrompere un percorso così importante per la mia identità.
Mi sento combattuto, confuso e molto solo. Non so come affrontare questa situazione né come capire quale sia la scelta migliore per me. Cosa posso fare?
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Buongiorno S., da quello che racconta, non mi sembra che lei sia confuso su chi è. È combattuto perché rischia di perdere una persona importante proprio mentre sta cercando di vivere in modo più sincero. Il dolore per il suo ragazzo non rende meno autentico il percorso che ha iniziato. In momenti simili viene spontaneo pensare: “Se mi fermo, forse lui resterà”. Ma è una decisione presa sotto la pressione della paura. Non tocchi la terapia sull’onda di una discussione o per ottenere una rassicurazione. Ne parli con chi la segue. Si dia qualche giorno per capire che cosa desidera davvero, anche se il suo ragazzo non cambiasse idea.
La parte che riguarda il suo ragazzo
Il fatto che lui accettasse l’uso di un fallo artificiale nella vostra intimità non significa che fosse pronto alla transizione nella vita quotidiana. Prima poteva sembrare soltanto un aspetto circoscritto alla vostra sessualità. Il cambiamento del corpo, del modo in cui gli altri vi vedono e del futuro immaginato insieme entra nella relazione. Forse lui non aveva capito fino in fondo che cosa avrebbe provato. Questo non lo rende cattivo, ma non le impone di rinunciare a sé. Provate a parlare una volta. Non chieda soltanto: “Mi ami ancora?”. Chieda che cosa lo spaventa concretamente. L’attrazione? Lo sguardo degli altri? L’idea di stare con un uomo? Poi chieda se vuole comprendere meglio ciò che sta accadendo oppure se ha già scelto di andare via.
La parte che riguarda lei
Le propongo una domanda un po’ scomoda. Se lui le garantisse di restare, ma soltanto a condizione di interrompere il percorso, tra un anno come lo guarderebbe? Con gratitudine o con rabbia? E come guarderebbe sé stesso? Cerchi quella vera. Faccia anche l’esercizio contrario. Immagini che la relazione finisca e che lei continui il percorso. Il dolore sarebbe forte. Ma sentirebbe di essersi perso oppure di essere rimasto dalla propria parte? Queste domande non decidono al posto suo. Servono a distinguere l’amore dal sacrificio di sé. In una relazione si fanno compromessi. Sulla cena, sulla città in cui vivere, sul tempo da dedicarsi. Mettere da parte la propria identità per paura di essere lasciati è qualcosa di molto diverso.
Cosa fare adesso
Per ora proceda un passo alla volta. Fissi un confronto con il suo ragazzo. Ascolti ciò che lui prova, ma non trasformi la conversazione in un processo contro di lei. Dopo chiami una persona fidata. Dica chiaramente: “Non mi servono consigli, ho bisogno che tu mi stia vicino”. Valuti anche alcuni colloqui con uno psicologo che conosca i percorsi di affermazione di genere. Non per stabilire se lei sia davvero un uomo. Per aiutarla a reggere una possibile perdita senza confonderla con un dubbio sulla sua identità. A volte una relazione continua cambiando forma. Altre volte finisce, pur essendoci affetto. Fa male, ma non rende sbagliato ciò che avete vissuto. La scelta più rispettosa non è quella senza dolore. È quella che non le chiede mai di scomparire per essere amato.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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