C’è chi ha scelto di costruire il proprio futuro lontano dall’Italia, portando con sé il bagaglio di esperienze e valori maturati a Buccinasco. Con questa nuova rubrica raccontiamo le storie dei nostri concittadini che vivono e lavorano all’estero, tra nuove opportunità professionali, differenze culturali e abitudini da riscoprire. Un viaggio attraverso i loro occhi per conoscere da vicino la vita oltre i confini italiani, senza mai perdere il legame con le proprie radici.
I nostri concittadini all’Estero per lavoro: un italiano trasferito in Svezia
BUCCINASCO – Abbandoniamo un attimo il tema sport e territorio per raccontarvi l’esperienza di alcuni nostri concittadini che vivono all’estero da qualche tempo. Differenze, similitudini, cambi di abitudini. Un viaggio alla scoperta di uno stesso mondo ma sempre con maggiori sfaccettature.
Partiamo con il buccinaschese Michele Carugati, che si presenta così:
“Ciao a tutte e tutti! Mi chiamo Michele, ho 30 anni e di recente mi sono trasferito in Svezia come responsabile tecnico della regione Scandinava per una multinazionale tedesca. Sono laureato in Ingegneria al Politecnico di Milano ed è da quasi cinque anni che mi diverto a viaggiare in lungo ed in largo in Europa per lavoro.

L’intervista
Michele sono ormai otto mesi che vivi in una nazione del nord d’Europa. Ricordaci la emozione della tua decisione lavorativa
Devo ammettere di essere stato nel posto giusto al momento giusto. L’idea dell’esperienza estera mi attraeva infatti da qualche tempo, ma era in contrasto con altre decisioni che stavo valutando in quel momento. Quando mi si è presentata l’opportunità, l’ho vista come un’occasione più unica che rara, da non lasciarmi sfuggire. Non nego di aver avuto emozioni contrastanti: da un lato si prospettava un futuro ignoto ed elettrizzante, dall’altro ero consapevole che mi sarei allontanato da famiglia ed amici. Dopo non poche e non facili valutazioni, ha prevalso il desiderio dell’avventura.
La capitale della Svezia è a “soli 2100 km” da Milano ma abbastanza lontana per molti aspetti dal nostro stile di vita italiano; due aspetti della vita nella periferia di Stoccolma con cui hai fatto i conti
Ci sono una serie di piccole differenze che ho notato da subito. Se devo sceglierne due in particolare il primo è di sicuro l’orario dei pasti. Ho ricevuto inviti per cene aziendali con inizio previsto alle 18.00, cosa a cui tutt’ora non riesco ad abituarmi.
Un’altra curiosità è che non c’è verso di partecipare ad alcun evento organizzato da persone scandinave in cui non sia incluso un Karaoke. Essendo italiano le aspettative sono sempre state molto alte, ma i risultati decisamente scadenti. Ciò purtroppo non mi ha mai esentato dal dovermi esibire la volta successiva…
Hai trascorso il primo periodo invernale in Svezia: che hobby sei riuscito a concederti con maggior frequenza?
Apparentemente, l’ultimo inverno è stato piuttosto rigido. I locali ne erano particolarmente contenti perché questo ha portato neve, e con la neve, persone con gli sci da fondo ovunque (letteralmente, ad Oslo ho visto gente passeggiare in centro con gli sci in spalla).
Per lo stesso motivo, il ghiaccio sui fiordi è stato abbastanza spesso da poterci pattinare sopra. In questi casi si potrebbe raggiungere via ghiaccio destinazioni a quasi a 200 km di distanza da Stoccolma. Non essendo ancora pratico con i pattini ho semplicemente passeggiato su qualche lago vicino a casa, chiaramente con annessa sauna a fine giornata!
Tu sei in contatto, lavorativamente parlando, con ambienti ospedalieri e ne conosci da oltre 5 anni di molti in diversi paesi europei ed extraeuropei; quale caratteristica principale hai sperimentato nelle relazioni lavorative?
Per quanto riguarda la mia personale esperienza, posso dire che ogni ospedale è un mondo a parte. Anche all’interno della stessa nazione ho incontrato realtà completamente diverse. Uno degli aspetti che ne accomuna molti è la reazione dell’interlocutore non appena scopre la mia nazionalità italiana. In moltissimi hanno infatti visitato l’Italia e non perdono occasione di raccontarmi dei loro viaggi. Secondo la mia esperienza, lo stereotipo delle persone nordiche “fredde”e non aperte alle interazioni è totalmente infondato, basta trovare l’argomento giusto!
A tavola noi italiani siamo abituati a grandi varietà e gusti; racconta ai lettori il piatto svedese che hai maggiormente apprezzato sino ad ora e cosa ti cucini a casa
Con la consapevolezza di suonare banale, direi che il salmone è stato piuttosto gettonato nei primi periodi. Da buon italiano in casa non manca mai pasta, che fortunatamente trovo della stessa qualità cui sono abituato, risotto e moka! Da subito sono poi andato alla ricerca di ingredienti adatti per i classici piatti: sono alla decima iterazione della carbonara con altrettante marche diverse di “guanciale”, ad ora non ho ancora trovato nulla degno del nome. La ricerca continua!
Con l’inglese viene eliminata ogni barriera nella comunicazione intergenerazionale, tuttavia sappiamo che vuoi imparare lo Svedese basic: ci spieghi motivazioni e maggior difficoltà pratica
Ritengo che non imparare la lingua locale avendo la possibilità di usarla nella vita quotidiana sarebbe sostanzialmente un peccato. Dato che inoltre Svedese, Danese e Norvegese permettono di essere parlati e compresi quasi in maniera intercambiabile, e considerato che per lavoro mi muovo in tutta la Scandinavia, potermi esprimere in tre su quattro lingue locali sarebbe un obiettivo interessante. Come dici tu, l’assenza di una reale barriera linguistica ha reso i miei sforzi di studente non così rigorosi come vorrei. L’unica difficoltà pratica, sono dunque io…
L’eccezionale freddo nordico e l’illuminazione estiva possono essere due ostacoli per un mediterraneo come te. Come li affronti?
Per uno come me che ha sempre sofferto l’afa estiva milanese, sono più che contento di aggiungere “a cipolla” qualche strato di vestiti in più nei mesi invernali, pur di avere temperature sopportabili in estate. In ogni caso, durante l’inverno la sauna è d’obbligo, nel periodo estivo si possono invece ammirare tramonti che durano ore, tutto sommato non male!
Arrampicare ti ha dato la possibilità di avere relazioni sociali più con immigrati che con ragazze e ragazzi svedesi: cosa ti piacerebbe ottenere nelle relazioni nei prossimi mesi
La quasi totalità delle metropoli che ho avuto il piacere di visitare si contraddistingue per un fantastico “melting-pot” di culture. Stoccolma non è da meno. Alcune delle persone conosciute sono ormai cittadini e cittadine svedesi, altri sono studenti universitari al termine della carriera accademica. Sicuramente, conoscere qualcuno che abbia in passato vissuto situazioni simili a quella che sto vivendo io ora, può essere estremamente d’aiuto. Prevedo che imparare la lingua con una persona non madrelingua sia un ottimo punto di partenza: lanciarsi nel vuoto pronunciando le prime frasi sgrammaticate sbagliando tutti gli accenti possibili è sicuramente meno imbarazzante.
Un aspetto importante che spinge molti giovani a lavorare fuori dall’Italia è quello economico. Quanto ha inciso nella tua decisione e quanto conterà in generale nel tuo futuro lavorativo
Personalmente, ha influito in maniera marginale in questa specifica occasione. Non nego che l’aspetto economico sia in generale uno dei fattori che tengo in considerazione di frequente nelle scelte lavorative, ma chiaramente non è l’unico. Sono consapevole che le priorità subiranno qualche cambiamento con gli anni e suppongo sia difficile fare previsioni; al momento sono in cerca di stimoli e nuove sfide, che reputo essere particolarmente importanti per evitare di cadere nella monotonia della routine.
Se vuoi salutaci con il tuo sogno nel cassetto da raggiungere nei prossimi 3-5 anni e… buona fortuna Miki!
Il sogno per i prossimi anni è ancora in fase di elaborazione! Con il recente trasferimento si sono infatti presentate diverse possibilità, tutte estremamente interessanti. Alcune di queste richiederanno di uscire decisamente dalla “comfort zone”ma è solo così che si imparano le migliori lezioni!”.
Massimo Biadigo