La decisione della Corte d'Appello

Omicidio di Manuel Mastrapasqua, sì alla giustizia riparativa per il killer nonostante il no della famiglia

Daniele Rezza è stato ammesso al percorso previsto dall'ordinamento dopo la conferma della condanna a 27 anni. I giudici: "È l'ultima opportunità per un reale recupero sociale"

Omicidio di Manuel Mastrapasqua, sì alla giustizia riparativa per il killer nonostante il no della famiglia

A quasi due anni dal tragico omicidio di Manuel Mastrapasqua, il 31enne ucciso a Rozzano durante una rapina per un paio di cuffiette wireless del valore di 14 euro, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha autorizzato Daniele Rezza ad accedere a un percorso di giustizia riparativa, nonostante la netta opposizione dei familiari della vittima.

Sì alla giustizia riparativa per il killer di Manuel

ROZZANO – La decisione arriva pochi giorni dopo la conferma della condanna a 27 anni di carcere nei confronti del giovane, riconosciuto colpevole di aver accoltellato mortalmente Manuel nell’ottobre 2024.

La decisione dei giudici

Come riporta il Corriere, nell’ordinanza con cui viene accolta l’istanza presentata dalla difesa, i magistrati spiegano che la giustizia riparativa non è subordinata al consenso delle vittime, ma rappresenta uno strumento previsto dalla legge per favorire, quando possibile, un percorso di responsabilizzazione dell’autore del reato e di ricostruzione del rapporto con la comunità.

Il no della famiglia della giovane vittima

Secondo la Corte, il rifiuto espresso dalla madre e dai fratelli di Manuel è “umanamente comprensibile”, ma non può, da solo, impedire l’avvio del programma.

Le sue scuse furono respinte

Durante il processo Rezza aveva tentato di chiedere perdono ai familiari della vittima, che avevano però respinto ogni apertura. Il fratello di Manuel, dopo la sentenza d’appello, aveva dichiarato pubblicamente di non attribuire alcun valore a quelle scuse, arrivate a distanza di oltre un anno dall’omicidio.

I giudici osservano che, nei casi di omicidio, è frequente che il dolore dei parenti renda impossibile qualsiasi forma di confronto con chi ha causato la perdita di un proprio caro. Per questo motivo il percorso potrà svolgersi anche con una cosiddetta “vittima surrogata”, cioè una persona coinvolta in un diverso procedimento, individuata dal Centro per la giustizia riparativa.

“Un’ultima possibilità”

La Corte definisce il programma “l’ultima opportunità istituzionale” per tentare un effettivo recupero del giovane, ritenendo che finora non abbia ancora maturato una piena consapevolezza delle proprie responsabilità.

Nell’ordinanza viene inoltre evidenziato come, durante la detenzione, Rezza abbia accumulato numerosi rapporti disciplinari per episodi di aggressività, intemperanze ed esplosioni d’ira. I magistrati richiamano anche la diagnosi di sociopatia e sottolineano come, la notte del delitto, la vittima sia stata scelta casualmente: secondo la ricostruzione della Corte, chiunque si fosse trovato in quel luogo avrebbe potuto subire la stessa sorte.

Pur ribadendo che la pena di 27 anni è “severa” e proporzionata alla gravità del delitto, i giudici ritengono che l’ordinamento debba perseguire anche l’obiettivo della rieducazione del condannato e del suo futuro reinserimento sociale. Sarà ora il Centro per la giustizia riparativa di Milano a definire modalità e contenuti del percorso.