I motori si riaccendono, le scarpette tornano a calpestare l’erba e il silenzio dell’estate lascia spazio alle prime indicazioni tattiche. Per l’Alcione Milano è tempo di rimettersi in marcia.
L’Alcione e il coraggio di alzare l’asticella
MILANO – Comincia ufficialmente una nuova stagione calcistica, la terza consecutiva nel panorama del professionismo per la compagine milanese. Si riparte da fondamenta solidissime: lo scorso anno ha regalato un eccellente ottavo posto finale nel girone e la successiva vetrina dei play-off, un traguardo storico, ma nel calcio il passato si archivia in fretta.
Il raduno e le prime sgambate portano con sé un diktat chiarissimo, che risuona forte nelle parole di tutta la dirigenza e dello staff tecnico: “alzare l’asticella”. Non si tratta di un semplice slogan estivo da dare in pasto ai taccuini, ma per gli Orange è una vera e propria filosofia esistenziale.
“L’Alcione ha mostrato in questi anni di avere un pilastro identitario fondamentale”, esordisce con fermezza il presidente Giulio Gallazzi. “Siamo una realtà ambiziosa, e guai a non esserlo, vista la nostra storia e il percorso che abbiamo compiuto in questi anni, sia con la prima squadra che con le giovanili”.
La novità: alzare l’asticella con il calcio femminile
Alzare l’asticella significa pretendere di più, consolidarsi e guardare avanti senza timori reverenziali, forti di una programmazione che non ammette passi più lunghi della gamba ma che rifiuta la staticità. La dimostrazione lampante di questa costante spinta all’espansione è la nascita, per la prima volta nella storia del club, di un’intera filiera dedicata al calcio femminile.
Un progetto fortemente voluto dalla presidenza per colmare un vuoto e strutturare l’Alcione come una società sportiva a tutto tondo. La prima squadra femminile ai nastri di partenza parteciperà al campionato di Serie C, ma il lavoro vero è già iniziato dietro le quinte per allestire un settore giovanile di prim’ordine.
Un obiettivo chiaro e deciso nelle parole della vice presidente
“I riscontri dei primi mesi sono andati ben oltre le aspettative. Dai primi open day organizzati a maggio, sono transitate dal centro sportivo quasi 150 ragazze”, ricorda Eleonora Bergamotto, vice presidente della società. Un successo che permetterà di completare l’intera gamma delle categorie giovanili: dalle Pulcine ed Esordienti fino alle formazioni Under 15, Under 17 e Under 19. L’obiettivo è chiaro: replicare nel settore femminile lo straordinario modello di crescita e valorizzazione che ha reso celebre l’Alcione maschile a livello nazionale.
Perchè l’accordo con il Seregno per una squadra Under 23
Se si parla di sviluppo dei giovani, la vera novità strategica della stagione è l’accordo di partnership siglato con il Seregno per la creazione di una formazione Under 23, che militerà nel campionato di Eccellenza lombarda. Una decisione innovativa che si ispira a quanto fatto dalle seconde squadre in Serie A, ma riadattata alle esigenze di una realtà di Serie C che non ha le strutture per creare da zero una seconda squadra totalmente interna.
“La seconda squadra da zero non era nelle nostre corde in questo momento”, ha spiegato Gallazzi. “Ma abbiamo cercato sul territorio una realtà con strutture, storia e lungimiranza per accettare la nostra idea. È nata così questa Under 23 al Seregno, che per noi rappresenta un’auto-limitazione volontaria per far giocare i nostri giovani del 2005, 2006, 2007 e 2008 in un contesto competitivo e difficile come l’Eccellenza” sottolinea il Direttore Sportivo Matteo Mavilla.
L’obiettivo è far assaggiare il “calcio dei grandi” a ragazzi non ancora pronti per il salto diretto nei professionisti o reduci dal campionato Primavera, accompagnandoli nel percorso grazie alla presenza in rosa di tre o quattro elementi d’esperienza (i cosiddetti “cerotti”, uomini spogliatoio dotati di leadership e carisma).
Seregno, piazza storica e calorosa, è stata individuata come il bacino ideale. Un’operazione che tutela il patrimonio tecnico del club e offre uno sbocco d’eccellenza ai tantissimi ragazzi che ogni anno completano la trafila del vivaio. Nonostante l’ingresso in una nuova dimensione, l’Alcione non rinuncia alla propria identità. Lo dimostra la gestione del mercato e la composizione della rosa della prima squadra, infarcita di elementi promossi direttamente dal settore giovanile e puntellata da innesti giovani di prospettiva.
Puntare sempre sui giovani calciatori
“Il DNA dell’Alcione viene dal settore giovanile. È una società che nasce con quell’ottica e non vogliamo perderlo”, ribadisce la direzione sportiva. L’idea non è quella di comprare “star fini a se stesse”, ma di mantenere stabilmente un 20-30% di calciatori provenienti dal vivaio all’interno della prima squadra. Una scelta in netta controtendenza rispetto alla prassi del calcio italiano, che spesso preferisce disperdere i propri giovani per acquistare all’estero. Comprare sì, ma solo con investimenti mirati e di proprietà, per creare valore e asset interni.
La disamina della scorsa stagione
La scorsa stagione ha evidenziato una straordinaria solidità difensiva (terza miglior difesa del girone) con 16 clean sheet, a fronte di un attacco che ha faticato a finalizzare con continuità la mole di gioco prodotta. Sotto accusa è finita la mancanza di un bomber da doppia cifra, ma lo staff tecnico difende a spada tratta le scelte fatte e sottolinea come la
sfortuna abbia giocato un ruolo cruciale.
La squadra aveva infatti in rosa due attaccanti di grandissimo spessore per la categoria: Simone Palombi (reduce da una stagione da doppia cifra ma vittima della rottura del crociato a inizio anno) e Zamparo, infortunatosi seriamente a ottobre nel riscaldamento del match contro il Vicenza.
Il mister
“Non abbiamo mai cercato scuse o alibi per le assenze”, rivendica con orgoglio mister Cusatis. “Sminuire chi ha giocato dicendo che mancava qualcun altro non fa parte del nostro modo di lavorare. Abbiamo trovato altre soluzioni per stare in alto. Ora, con il rientro a pieno regime dei nostri attaccanti e la crescita di giocatori come Morselli, che ha una propensione incredibile al tiro in porta, siamo convinti di poter colmare quel gap di gol”.
La mentalità, d’altronde, si costruisce nel quotidiano:
“Se devi fare uno scatto da 15 metri e ne fai 14 ogni volta, non hai la mentalità per stare a questi livelli. Quel metro in più la domenica fa la differenza tra vincere e perdere”,conclude il tecnico al suo sesto anno sulla panchina orange.
La chiosa finale spetta al presidente Giulio Gallazzi, che risponde senza giri di parole alla domanda sul cronoprogramma triennale per il salto in Serie B annunciato lo scorso anno:
“Quest’anno vogliamo consolidare e alzare l’asticella. È ovvio che l’anno successivo cominceremo a provarci sul serio. Nello sport, se non ti poni obiettivi sfidanti, rischi di andare alla metà della velocità. Non sono previste penalità se non ci riusciamo subito, ma ci proveremo. Vogliamo alzare la voce e capire se siamo nella direzione giusta”.
Fabio Fagnani