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Data center, “regole per proteggere città, suolo e ambiente”

La Lombardia è la prima regione italiana a dotarsi di una legge specifica, il commento del capogruppo di FdI Garavaglia

Data center, “regole per proteggere città, suolo e ambiente”

La Lombardia è la prima regione italiana a dotarsi di una legge specifica sui data center. Si tratta di infrastrutture a supporto dell’intelligenza artificiale, sicurezza dei dati e competitività economica, ma che necessita di regole che rispettino l’uso del territorio e dell’ambiente. Un settore in forte espansione che, solo nell’area metropolitana di Milano, conta 33 impianti attivi, 10 in realizzazione e 23 in valutazione. Numeri, quindi, che impongono una scelta chiara: accompagnare lo sviluppo, impedendo che ricada senza regole su ambiente e comunità locali.

Data center, “regole per proteggere città, suolo e ambiente”

Dichiara Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale:

“Con questa legge la Lombardia governa il futuro digitale mettendo al centro la tutela del territorio. I data center sono infrastrutture strategiche, ma non possono crescere consumando suolo, acqua ed energia senza una regia pubblica. Fdi ha lavorato perché innovazione e responsabilità procedano insieme”.

Il cuore della norma è la protezione delle città e dell’ambiente, senza bloccare gli investimenti. La legge indirizza i nuovi impianti verso aree industriali dismesse, ex cave, siti contaminati o abbandonati, trasformandole in poli tecnologici. Al contrario, costruire su terreni agricoli (che per norma di legge sono compatibili con la realizzazione di questi impianti) o aree verdi diventa molto più oneroso: il contributo di costruzione aumenta del 100% sui suoli agricoli e del 200% nelle aree protette.

“Non vogliamo data center calati dall’alto sui territori – prosegue Garavaglia – Vogliamo recuperare aree inutilizzate, proteggere il suolo libero e dare ai Comuni strumenti certi per governare questi insediamenti”.

La legge introduce anche garanzie su acqua, energia e calore: riutilizzo del calore di scarto, sistemi a circuito chiuso o riciclo delle acque grigie; esclusione del prelievo da acquedotti pubblici o fiumi tutelati; cabina di regia regionale con enti tecnici e gestori delle reti.

“Questa è la differenza tra subire il mercato e guidare l’innovazione – conclude Garavaglia – La Lombardia definisce un quadro che protegge ambiente e cittadini. Il futuro digitale deve portare valore ai territori, non nuovi problemi per chi li vive ogni giorno”.