Salve Dottore, mi chiamo G., ho 40 anni e negli anni ho cambiato diversi psicologi e diverse psicologhe. Dopo tre anni di percorso psicologico, mi rendo conto che la mia situazione non è cambiata molto. I problemi che ho con gli uomini sono sempre gli stessi. All’inizio sembrano interessati a me, poi dopo un po’ si allontanano. Spesso mi dicono che mi vedono come una persona molto fragile, che si fa mettere i piedi in testa e che si lascia condizionare in tutto e per tutto dagli altri. Quando una relazione finisce sto molto male. Entro in depressione e faccio fatica a riprendermi. Cerco in tutti i modi di farli tornare da me. A volte ci riesco, ma dopo poco tempo la storia finisce di nuovo. Durante i percorsi psicologici ho cercato di parlare apertamente di quasi tutto. Mi sono messa in gioco e ho raccontato aspetti molto personali della mia vita. Però spesso finisco per discutere con gli psicologi perché ho la sensazione di non essere davvero compresa.
Per questo mi chiedo: ha senso continuare a cercare un altro professionista e proseguire il percorso psicologico finché non trovo una persona con cui mi sento davvero capita e a mio agio?
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Buongiorno G.,tre anni sono un periodo di tempo importante. È quindi comprensibile che oggi si stia chiedendo se il percorso fatto finora le abbia portato i risultati che sperava di ottenere. Dal suo racconto emerge una certa delusione, non tanto per il lavoro svolto, quanto per il fatto che alcune situazioni continuano a ripetersi e a farla soffrire. A volte si pensa che il passare del tempo o il semplice fatto di parlare delle proprie difficoltà debba necessariamente portare a un cambiamento evidente. Nella realtà le cose possono essere più complesse e i tempi non sono uguali per tutti.
Guardare oltre i comportamenti degli altri
Leggendo le sue parole, viene spontaneo soffermarsi sugli uomini che ha incontrato e sulle loro scelte. Tuttavia, forse potrebbe essere utile spostare almeno in parte l’attenzione su ciò che accade dentro di lei quando una relazione inizia, quando diventa importante e soprattutto quando rischia di finire. Lei racconta di fare il possibile per trattenere l’altra persona e di vivere con molta fatica gli allontanamenti. Non è semplice osservare questi aspetti senza giudicarsi, ma spesso è proprio lì che si trovano elementi preziosi per comprendere meglio il proprio modo di vivere i legami affettivi.
Il rapporto con chi l’ha seguita
Mi ha colpito il fatto che parli di discussioni e incomprensioni con diversi professionisti. Sentirsi ascoltati e accolti è fondamentale. Quando questo non accade, è naturale provare frustrazione e pensare di non essere stati compresi davvero. Allo stesso tempo, credo sia importante non leggere queste esperienze soltanto come dei fallimenti. Ogni percorso lascia qualcosa, anche quando termina con insoddisfazione. A volte aiuta a capire che cosa si cerca, che cosa si desidera trovare nella relazione terapeutica e quali modalità risultano più adatte alla propria sensibilità. Sono aspetti che possono essere utili anche nella scelta di un eventuale nuovo psicologo.
Una domanda che merita tempo
Se valga la pena continuare è una domanda legittima e non credo esista una risposta valida per chiunque. Personalmente eviterei di ragionare in termini di “continuare finché non trova quello giusto”, perché potrebbe trasformarsi in una ricerca senza fine. Forse potrebbe essere più utile chiedersi che cosa si aspetta oggi da un nuovo percorso rispetto a tre anni fa. In questi anni ha accumulato esperienza, ha imparato qualcosa di sé e ha capito meglio quali sono le difficoltà che la fanno soffrire maggiormente. Questo non è poco. Qualunque decisione prenderà, credo che sarebbe importante farlo senza considerare questi tre anni come tempo perso. Dal modo in cui racconta la sua storia emerge una persona che continua a interrogarsi, a mettersi in discussione e a cercare una strada per stare meglio. Ed è un punto di partenza che merita attenzione.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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Uno spazio per le vostre domande
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