Preoccupazione per l’impatto ambientale e territoriale legato alla possibile realizzazione di una centrale elettrica a servizio dei data center nel Sud Milano. A sollevare nuovamente il tema è Nicola Di Marco, che commenta la risposta fornita da Regione Lombardia a un’interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle.
Di Marco sulla situazione Data center e nuova centrale elettrica nel Sud Milano
Secondo Di Marco, la risposta della Regione confermerebbe le criticità già evidenziate dal M5s, in particolare per quanto riguarda il coinvolgimento di aree considerate sensibili come il Parco Agricolo Sud Milano e la Rete Ecologica Regionale.
“Non si può liquidare tutto come una semplice questione ministeriale – afferma – perché si parla di consumo di suolo, pressione sulle infrastrutture e impatti ambientali destinati ad avere ricadute dirette sui cittadini”. Il consigliere regionale sottolinea inoltre come questi interventi non possano essere considerati “a costo zero” per le comunità locali, chiedendo valutazioni ambientali più rigorose, trasparenti e cumulative.
In attesa della proposta di legge regionale sui data center in Lombardia
Nel mirino del M5s c’è anche la proposta di legge regionale volta a regolamentare lo sviluppo dei Data center in Lombardia e attesa in Consiglio regionale il 26 maggio. Tra le criticità evidenziate figurano il consumo di suolo, l’impatto paesaggistico, il fabbisogno energetico, il consumo idrico e i costi infrastrutturali che potrebbero ricadere sui Comuni.
Per Di Marco: “Uno sviluppo che deve essere regolamentato con norme chiare, non con una legge che si limita a indicare principi generici. Il testo è troppo debole e non tutela l’interesse collettivo. Il punto centrale è lo stop al consumo di suolo. Il centrodestra, invece di fermarlo, si limita a fissarne il prezzo. Mancano inoltre criteri seri per valutare l’effetto accumulo sui territori. Non vengono affrontati con la necessaria decisione i temi del consumo idrico, dell’impatto paesaggistico, dell’approvvigionamento energetico e dei costi infrastrutturali che ricadranno sul territorio”.
“Ancora una volta, i Comuni vengono lasciati soli davanti a grandi multinazionali, senza risorse, competenze tecniche e strumenti economici adeguati. L’innovazione non può diventare il paravento dietro cui giustificare qualsiasi trasformazione del territorio”, conclude Di Marco.