I giardini di piazzale Aquileia vicino al carcere di San Vittore da oggi portano il nome di Marco Panella.
Milano dedica a Marco Pannella i giardini davanti a San Vittore
MILANO – Milano ricorda così, a dieci anni dalla morte, lo storico leader radicale. Alla cerimonia di intitolazione sono intervenuti il sindaco, Giuseppe Sala, Raffaella Stacciarini, segretario dell’Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano e Marco Cappato.
“Marco Pannella ha portato avanti con coraggio e determinazione molte campagne per il riconoscimento delle libertà e dei diritti civili che Milano condivideva e condivide tutt’oggi: le sue azioni di protesta sono state preziose lezioni di attivismo politico – ha detto il sindaco Sala –. A dieci anni dalla sua scomparsa, la decisione di intitolare a Pannella i giardini di fronte al carcere San Vittore risponde alla volontà di Milano di ricordarlo e ringraziarlo per il suo impegno a favore di una giustizia giusta e dal volto umano, per il suo impegno per i diritti dei detenuti e di tutti”.
Un ricordo che parla al futuro
Marco Cappato ha sottolineato:
“La memoria è qualcosa di vivo quando parla al futuro. La memoria di Marco Pannella parla al futuro nel messaggio importantissimo che i diritti delle persone sono diritti universali: se stai dentro il carcere, se stai dall’altra parte del mondo, non c’è discriminazione o privilegio. E la memoria di Marco Pannella è fondamentale per il metodo: metterci sempre la faccia e il corpo, sennò le idee in astratto, lasciate così, non valgono nulla. Questa è la non violenza. La memoria di Marco Pannella è di chi se la prende per dare forza alle lotte che sta facendo, magari anche diversissime da quelle che faceva Marco”.
Idee che restano attuali
Raffaella Stacciarini ha commentato:
“Milano oggi ci ricorda che il mondo, e l’Italia soprattutto, ha bisogno di figure eretiche e scandalose, come è stato Marco per l’Italia negli ultimi cinquant’anni. A dieci anni dalla sua scomparsa, è bene non solo commemorarlo ma ricordarci che le sue idee restano attuali e che ci sono battaglie ancora da combattere. Sulle battaglie che lui aveva individuato già trent’anni fa, cioè l’antiproibizionismo, i diritti civili e il fine vita, abbiamo ancora tanto da fare e lo facciamo con la compresenza di Marco, che, anche se non c’è più, ci ha lasciato un’eredità enorme”.
