Un lungo applauso ha accolto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al suo arrivo sul palco reale, alla Scala per le celebrare gli 80 anni della ricostruzione del teatro. Prima dell’esecuzione dell’inno nazionale, dai i palchi e dalla platea il caloroso saluto al Capo dello Stato è stato accompagnato oltre che dagli applausi anche da alcuni ‘bravo’ da parte dei presenti. Tra gli altri sono presenti il sindaco e presidente della Fondazione Teatro alla Scala, Giuseppe Sala e il presidente della Regione Attilio Fontana.
La Scala celebra gli 80 anni della ricostruzione alla presenza di Mattarella
MILANO – “Celebrare 80 anni” dalla ricostruzione della Scala
“non è un esercizio nostalgico, è un interrogativo urgente: cosa significa oggi ereditare quella ricostruzione. Le istituzioni qui presenti portano responsabilità precise, rappresentare Milano, Italia, Europa ma anche responsabilità di difendere non solo la Scala e l’arte, ma la democrazia”: lo ha detto il sindaco Giuseppe Sala nel suo intervento.
“Il sistema di diritti e doveri e virtù civili che lei, Presidente, garantisce vigilando sull’integrità della nostra Costituzione – ha aggiunto Sala – e mi rivolgo a lei tante volte qui, continuiamo a rendere possibile, l’impossibile”.
“Il progresso è fedeltà, non rottura”
In teatro sono presenti tra le altre autorità, anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa e il presidente della Regione, Attilio Fontana. Citando la frase di Verdi ‘Torniamo all’antico, sarà un progresso’, Sala in un altro passaggio del suo intervento ha sottolineato:
“Sembra un paradosso, ma il progresso autentico non è rottura con tutto ciò che c’è stato, ma fedeltà alla parte migliore di se stessa. La democrazia che intendiamo tutti difendere è un processo continuo che si rinnova, altrimenti semplicemente non è democrazia ma la sua ombra. Ottant’anni dopo dobbiamo restare fermi dalla parte giusta. E la parte giusta è questa, la parte della bellezza, dell’arte e del coraggio civile che l’11 maggio 1946 risuonò in questa sala”.
Nel rivolgersi al Presidente della Repubblica, il sindaco ha affermato:
“Il grande direttore d’orchestra Georg Solti disse una volta che un teatro d’opera è sempre ‘un’impresa impossibile che funziona’. La stessa cosa potremmo dire della democrazia. Continuiamo a rendere possibile l’impossibile”.
“Le macerie inizio di tutto”
Sulla ricostruzione del teatro ha poi aggiunto:
“C’è un momento, nella storia delle nazioni, in cui le macerie smettono di essere la fine di qualcosa e diventano il principio di tutto. Le bombe distrussero le volte di questo teatro. Quella notte Milano non perse soltanto un edificio. Perse una delle case della sua anima più profonda”.
“Ottant’anni fa, l’11 maggio 1946, quella casa riaprì. E lo fece con Arturo Toscanini sul podio. Il maestro era tornato dall’esilio americano non per gloria personale, ma per ricostruire la cultura e la società di un’intera nazione. Nemmeno un mese dopo, l’Italia avrebbe scelto cosa essere, dandosi la forma di Repubblica democratica. Quella sera, Toscanini volle includere nel concerto i Vespri Siciliani di Verdi. E’ un’opera che parla di oppressione e di riscatto. Di un popolo che ritrova sé stesso. Non fu una scelta casuale. Fu un atto politico, poetico e profetico insieme”. In altre parole, ha proseguito ancora Sala “Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, stava dicendo all’Italia e al mondo: siamo ancora qui”.
“L’evento simbolo della ricostruzione italiana”
Il sindaco ha poi ricordato:
“Quell’evento – il concerto di Toscanini nel teatro alla Scala prodigiosamente riattivato a soli tredici mesi dalla fine della guerra – è entrato nella storia come l’evento simbolo della ricostruzione italiana: cioè della capacità che il nostro popolo dimostrò negli anni del dopoguerra di credere nel proprio futuro, liberandosi dalle macerie materiali e morali in cui era precipitato. Le autorità cittadine di allora – in primis il sindaco Greppi – nell’utilizzo delle limitate risorse pubbliche a disposizione per la ricostruzione della città devastata, assegnarono la precedenza assoluta al recupero della Scala, tempio della musica, cioè di una delle più alte espressioni della civiltà umana. La cittadinanza approvò, perché ciò avveniva in perfetta coerenza con la missione di promozione e difesa dei valori culturali e spirituali che è scritta nella storia del nostro Paese. Missione che appare anche oggi condizione imprescindibile per la rinascita dell’Europa”.
Sala ha poi aggiunto:
“Ho attraversato la piazza intitolata alla Scala per arrivare qui: pochi passi da Palazzo Marino, che sorge davanti al teatro. Non è geografia: è un manifesto politico. Tra il tempio dell’arte e il palazzo del governo intercorre solo il breve spazio di una piazza. I pilastri della vita civile di questa città”.
“Un miracolo di forza”
“Se la Scala è ancora la Scala credo di poter dire che è grazie al fatto che ogni giorno tutti gli artisti e i lavoratori della Scala sentono la responsabilità del grande sacrificio che 80 anni fa fu fatto per loro”: lo ha affermato il sovrintendente del Piermarini Fortunato Ortombina prendendo la parola in teatro prima del concerto.
Ricordando il concerto di riapertura, del 1946 diretto da Arturo Toscanini, il sovrintendente ha parlato della Scala come
“miracolo di forza di questa città: era un’entità assolutamente sovrana in quanto depositaria di una anima di Milano”, ha affermato.