Gentile Dottore,
mi chiamo G., ho 43 anni e sono single da circa tre anni. Da poco frequento un uomo di 50 anni: a livello mentale e di compagnia mi trovo abbastanza bene con lui. Il problema è sul lato sessuale. Lo trovo un po’ egoista, anche se non è una persona stupida. Ha dei modi che a me danno fastidio: usa parole volgari, a volte mi dà sculacciate e ogni tanto mi tiene una mano sul collo mentre facciamo l’amore. Non è violento, però queste cose mi mettono a disagio e non riesco a raggiungere l’orgasmo, anzi mi bloccano. Spesso finisco per mentire e dirgli che l’ho raggiunto.Ho provato ad accennargli che sto male per questa situazione, ma lui si è un po’ chiuso e quindi non ho più insistito.
Secondo lei dovrei provare a riparlarne con lui?
Grazie.
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Capisco perché questa situazione la faccia sentire confusa e anche un po’ combattuta. Da quello che racconta, sembra che ci siano due livelli diversi nella relazione. Da una parte sta bene con lui, le piace la compagnia, c’è una sintonia mentale. Dall’altra però, quando si entra nella sfera più intima, qualcosa si rompe e la mette a disagio. E questo non è un dettaglio da poco.
Ascoltare quello che sente davvero
Il fastidio che prova merita attenzione. Anche se lui non è violento, il punto non è solo questo. Il punto è come si sente lei mentre succedono certe cose. Se si irrigidisce, se non riesce a lasciarsi andare, se arriva addirittura a non provare piacere, sono segnali chiari. Il corpo, in queste situazioni, è molto diretto. Non mente. E spesso anticipa anche quello che facciamo fatica a dire a parole.
Dire le cose, anche se viene da tirarsi indietro
Lei ha già fatto un primo tentativo di parlarne. Questo è importante. Il fatto che lui si sia chiuso può averla fatta sentire in difficoltà, magari anche un po’ frenata nel riprovarci. È comprensibile. Quando dall’altra parte c’è una chiusura, viene spontaneo lasciar perdere per evitare tensioni. Però questo rischio è che il problema resti lì, identico. Forse può provare di nuovo, ma in un momento diverso, più tranquillo. Non durante l’intimità, ma fuori. Con parole semplici, senza attaccare. Restando su quello che prova lei.
Quel fingere che alla lunga pesa
Il fatto che lei dica di fingere quasi sempre l’orgasmo è un punto delicato. Non è raro, succede a molte persone. Spesso è un modo per evitare imbarazzi o per non ferire l’altro. Però nel tempo crea una distanza. Perché lui continua a pensare che tutto vada bene così, e lei invece si sente sempre meno coinvolta. Non è una colpa. È una specie di adattamento. Ma è anche qualcosa che rischia di bloccare qualsiasi cambiamento.
I suoi limiti sono legittimi
Quello che descrive, le parole volgari, le sculacciate, la mano sul collo, sono modalità che ad alcune persone possono piacere, ad altre no. Non c’è una regola valida per tutti. Però c’è una cosa chiara. Se a lei danno fastidio, è più che sufficiente. Non serve giustificarlo o ridimensionarlo. In un rapporto intimo dovrebbe esserci spazio anche per il suo modo di vivere il contatto, il desiderio, il piacere.
Guardare anche la sua reazione
Se decide di riparlarne, può essere utile osservare come reagisce lui. Non solo nell’immediato, ma anche dopo. Se resta chiuso, se evita il discorso, o se continua come prima, è comunque un segnale. Se invece prova, anche con qualche fatica, ad ascoltare e a cambiare qualcosa, allora c’è una base su cui lavorare. Questo le darà indicazioni più concrete di tante parole.
Se sente che da sola fa fatica a orientarsi, anche un confronto con uno psicologo può aiutarla a chiarire meglio quello che prova e quello che desidera davvero Senza giudizio, solo per fare un po’ di ordine dentro di sé. In sintesi, sì, può avere senso riprovarci. Ma partendo da un punto semplice. Quello che sente è valido. Non è esagerato, non è fuori luogo. E merita spazio. Da lì può capire meglio cosa è disposto a costruire davvero, e cosa invece no.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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