lavoratori in lotta

Sciopero alla Pavoni di San Giuliano contro il piano di trasferimento: Fiom Cgil Milano e Uilm denunciano il rischio di smantellamento

I sindacati lanciano l’allarme sul futuro dello storico marchio delle macchine da caffè: “Più di 30 lavoratori rischiano di restare fuori”. Nel mirino il progetto di spostare gran parte della produzione in provincia di Verona.

Sciopero alla Pavoni di San Giuliano contro il piano di trasferimento: Fiom Cgil Milano e Uilm denunciano il rischio di smantellamento

Sono la Fiom Cgil Milano e la Uilm a lanciare l’allarme sul futuro de La Pavoni di San Giuliano Milanese, storica azienda specializzata nella produzione di macchine da caffè che vorrebbe spostare 2/3 della forza lavoro in un’azienda dello stesso gruppo a 180 km di distanza, in provincia di Verona.

Sciopero contro la dismissione della produzione alla Pavoni di San Giuliano

SAN GIULIANO MILANESE – Si alza lo scontro sindacale alla La Pavoni di San Giuliano Milanese, storica azienda delle macchine da caffè fondata nel 1905. A lanciare l’allarme la Fiom Cgil Milano e la Uilm di Milano, che denunciano il rischio di una progressiva dismissione della produzione nel sito milanese dopo l’acquisizione del marchio da parte del gruppo Smeg, avvenuta nel 2019.

Vogliono trasferire a 180 km il reparto produttivo, logistica e uffici acquisti e qualità

Secondo quanto riferiscono i sindacati, l’azienda avrebbe prospettato il trasferimento di circa due terzi della forza lavoro in uno stabilimento del gruppo situato in provincia di Verona, a circa 180 chilometri di distanza. Una scelta che, per la Fiom, equivarrebbe di fatto a svuotare il capannone di San Giuliano Milanese, mettendo a rischio oltre 30 posti di lavoro sui 45 complessivi.

I sindacati vogliono bloccare “un trasferimento che si traduce in licenziamenti”

Da qui la decisione di avviare lo sciopero, con i lavoratori mobilitati per chiedere il ritiro del piano e l’apertura di un confronto sul futuro produttivo del sito. La posizione del sindacato è netta: la produzione deve restare a Milano e devono essere salvaguardati tutti i posti di lavoro.

La Fiom contesta nel merito la linea annunciata dall’azienda, giudicandola incomprensibile sia nelle motivazioni sia nei tempi e nei metodi. Per il sindacato, infatti, non ha senso impoverire un presidio industriale che può contare su personale già formato, con esperienza e competenze consolidate.

Un marchio da sempre legato al territorio milanese

Al centro della protesta c’è anche il valore simbolico del marchio La Pavoni, da sempre legato al territorio milanese. Per questo i sindacati richiamano anche uno degli slogan storicamente associati all’azienda, “Fatte a mano a Milano”, sostenendo che non possa essere smentito da una scelta che porterebbe gran parte dell’attività produttiva lontano dalla città.

I sindacati chiedono quindi a Smeg di ritirare l’ipotesi di cessione di ramo d’azienda, garantire la tutela di tutti i 45 lavoratori e aprire un tavolo per discutere il futuro industriale dello stabilimento di San Giuliano Milanese.

Le dichiarazioni di Fiom e Uilm

“E’ chiaro – dichiara Ludovico Di Muzio della Fiom di Milano – che parlare di cessione di ramo d’azienda è inaccettabile. Vi immaginate più di 30 persone, con casa, famiglia, affetti, relazioni in questo territorio che, due volte al giorno, si sobbarcano 180 km per recarsi al lavoro? Non scherziamo, è evidente che siamo di fronte a licenziamenti camuffati. Per questo, nel momento in cui l’azienda ha annunciato l’imminente avvio della procedura, abbiamo proclamato lo stato di agitazione permanente. Giorno per giorno decideremo con i lavoratori forme e modalità della mobilitazione”.

“L’obiettivo – dichiara Francesco Caruso della Uilm di Milano – è la salvaguardia dell’occupazione dei 45 dipendenti di San Giuliano e l’avvio di un confronto su un piano industriale che preveda investimenti, innovazione e efficientamento del sito. E’ insostenibile che una realtà come La Pavoni che è contemporaneamente una azienda sana e un pezzo di storia “made in Milano” si trasformi nell’ennesima area dismessa”.