La rubrica: “Africa di Casa Nostra”: tra due mondi con Fatou Danso
CORSICO – Lo scorso sabato sera la mia casa in Italia si è trasformata in qualcosa di molto più grande di un luogo di ritrovo: è diventato un pezzo vivente di casa. Una ventina di donne africane riempiva lo spazio di calore, storie e risate, affiancate da Renato, un amico italiano e un collega di lavoro la cui presenza simboleggiava i bellissimi ponti costruiti attraverso le culture.
Una notte in cui la casa è venuta in Italia
La serata ha segnato una delle riunioni regolari di donne senegalesi e gambiane (SeneGambian), un gruppo che si riunisce ogni terzo sabato del mese. Questi incontri sono più che incontri sociali, sono una potente espressione di unità, resilienza e sorellanza.
Radicate nella tradizione di Osusu, le donne si uniscono per sostenersi a vicenda, rafforzare i legami con la comunità e creare una solida rete di donne migranti africane che navigano nella vita lontano di casa.

Per me la notte è stata indimenticabile, un’esperienza che non avrei mai immaginato di avere qui in Italia. È stata una notte di memoria in cui i ricordi condivisi e le lingue familiari ci hanno riportato alle nostre radici. La casa mi è stata portata nel modo più bello: attraverso risate che riecheggiavano liberamente, l’aroma di ricchi piatti africani preparati con amore e il ritmo della musica che invitava tutti a ballare senza esitazione.
Mentre la serata proseguiva, la gioia è stata al centro della scena.
I piatti sono stati condivisi, le storie sono scorse e la stanza ha pulsato di energia e appartenenza. In quel momento, i confini sono scomparsi. Ciò che è rimasto è stata una comunità forte e vibrante, una prova che anche lontano da dove veniamo possiamo ricreare la casa insieme.
Scrivetemi, mi farà molto piacere: duemondi.fatou@gmail.com
Fatou Danso

Il commento
Resto pieno di emozioni per essere stato partecipe nella serata delle “SeneGambiane”, vissuta in questa occasione nella casa di Fatou e mi piace averla vissuta come “collega e amico”. Il clima festoso, pieno di un sano chiacchiericcio che non mi sono perso, nonostante la madre lingua che padroneggiava a buon ragione tra di loro. “L’amica e collega” di questa avventura, Fatou, una vera padrona di casa: di casa africana. In cucina si lavorava con allegria, il cibo semplice ma gustoso: “Renato è piccante, ti piace?” “Ma certo!”. Abituato alla ‘nduia calabrese ha fatto sentire anche a me la mia casa di un tempo che fu.
Trattengo la bellezza dei loro abiti, l’accoglienza e l’energia dei loro movimenti. Dove la traduzione non arrivava, erano
gli sguardi pieni di baldanza a parlare. Questa è una splendida avventura, con tutta l’apertura possibile al suo futuro. Grazie Fatou, grazie a tutte di vero cuore. Ops, non voglio dimenticare che nel frattempo c’era una piccola raccolta fondi per un bisogno: la risposta al bisogno resta al centro di questo splendido ritrovarsi.
Renato Caporale