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Prepararsi al Natale: quando le emozioni chiedono spazio

Il Natale arriva quasi sempre insieme a un momento di bilancio

Prepararsi al Natale: quando le emozioni chiedono spazio

Il Natale ha una strana capacità: tira fuori quello che già c’è. Le luci, le canzoni, le tavolate non arrivano mai da sole, ma portano con sé ricordi, legami, assenze. Per molte persone il cambiamento si sente in anticipo, già settimane prima: si diventa più sensibili, più stanchi, a volte inspiegabilmente nervosi o malinconici. È come se qualcosa dentro iniziasse a muoversi. Il Natale tocca corde profonde: il bisogno di sentirsi parte di qualcosa, l’idea di casa, il desiderio di continuità affettiva. Prepararsi al Natale non è solo fare liste e programmi, ma ascoltare queste reazioni interiori, anche quando non sono comode o facili da nominare.

Aspettative, pressione emotiva e bisogno di farcela

Molti arrivano a Natale con una sensazione silenziosa ma pesante: quella di dover far andare tutto bene. Non solo il pranzo o i regali, ma l’atmosfera, l’umore delle persone, la serenità generale. Come se fosse responsabilità propria evitare tensioni, silenzi, momenti storti. Quando poi qualcosa non funziona,una parola di troppo, una discussione, un clima freddo a tavola,il dolore non è solo per l’episodio in sé. Spesso si trasforma in pensieri duri verso sé stessi: “non sono capace”, “non è mai abbastanza”. Prepararsi al Natale in modo più umano significa iniziare a mollare questa presa, accettare che non tutto dipende da noi e che le relazioni non seguono un copione perfetto. L’idea di un Natale emotivamente impeccabile è faticosa e, alla lunga, stanca più di quanto nutra.

Bilanci interiori e piccoli rituali che tengono

Il Natale arriva quasi sempre insieme a un momento di bilancio. Anche senza volerlo, ci si ritrova a ripensare all’anno che finisce: a ciò che è cambiato, a quello che non è successo, alle promesse fatte a sé stessi e rimaste in sospeso. Per qualcuno questo passaggio è delicato, perché riattiva il giudizio e il confronto. In mezzo a tutto questo, i rituali natalizi hanno un valore semplice ma profondo. Preparare la casa, ripetere gesti familiari, ritrovare abitudini conosciute non serve a creare un Natale perfetto, ma a sentirsi un po’ più stabili. Sono piccoli appigli emotivi che aiutano a reggere l’intensità del periodo. Funzionano quando restano leggeri; diventano pesanti quando si trasformano in obblighi o aspettative rigide. 

Fare spazio anche al Natale che fa male

Non per tutti il Natale è un tempo felice. Chi lavora come psicologo lo sa bene: questo periodo può accentuare solitudine, nostalgia e dolore. Prepararsi al Natale, in questi casi, non significa sforzarsi di stare bene, ma concedersi il diritto di sentire quello che c’è. Tristezza e ambivalenza non sono emozioni sbagliate. Un Natale emotivamente sano non è quello senza ombre, ma quello in cui ci si permette di essere autentici e un po’ più gentili con sé stessi.

Dott. Fabiano Foschini

Psicologo

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