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Traffico illecito rifiuti, arrestato il presidente della cooperativa Rimaflow VIDEO

Ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Milano nei confronti di 9 italiani incensurati.

Traffico illecito rifiuti

Traffico illecito rifiuti, arrestato il presidente della cooperativa Rimaflow.

Traffico illecito rifiuti, arrestato il presidente della cooperativa Rimaflow

TREZZANO SUL NAVIGLIO – Nove persone arrestate, sequestrati nove impianti e conti correnti per oltre 2 milioni di euro. Altri 12 persone denunciate a piede libero. Tra gli arrestati, anche Massimo Lettieri, presidente della cooperativa Rimaflow, finita nelle carte delle inchieste per trattamento illecito di rifiuti con stoccaggio non autorizzato da parte di una ditta esterna a cui era stato affittata parte di un capannone.

Le indagini

Un’operazione condotta dai carabinieri forestali dei gruppi di Milano e Pavia, con il supporto dei Comandi Provinciali dei carabinieri di Milano e Lodi, che hanno smantellato una associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, alla creazione di discariche abusive, alla frode in commercio e al falso nelle pubbliche registrazioni. Anche un caso di estorsione a mano armata e l’incendio colposo di un capannone di rifiuti.

9 italiani incensurati

L’attività, coordinata dalla DDA di Milano, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Milano nei confronti di 9 italiani incensurati (7 custodie cautelari in carcere e 2 arresti domiciliari), tutti operanti nel settore della gestione dei rifiuti, nonché alla denuncia in stato di libertà di ulteriori 12 indagati. Sono stati sequestrati in provincia di Milano 9 siti tra impianti e aree destinate al trattamento rifiuti e 12 automezzi utilizzati per realizzare le condotte illecite.

Sequestrati 2 milioni di euro

Sui conti correnti delle società è stato disposto il sequestro di 2.100.000 euro, ritenuti illecito profitto dell’attività delittuosa.
Le indagini della DDA di Milano hanno preso il via dopo che nel 2016 a Voghera (PV) erano stati sequestrati due capannoni delle ditte Recology e Gibiemme 2000 stipati di rifiuti con evidente violazione delle normative di settore e a rischio incendi.
Sono stati quindi attenzionati diversi soggetti sia persone fisiche che giuridiche e, attraverso l’attività tecnica, è stata documentata la sussistenza di un articolato sodalizio, composto da ditte autorizzate compiacenti, privati “tuttofare” e trasportatori conniventi, dedito all’illecito smaltimento di diverse tipologie di rifiuti (sovente stipati in capannoni dismessi) e in particolare nella illecita gestione del rifiuto da carta da parati.

Le accuse

I sodali smaltivano grazie a falsi documenti, lo macinavano realizzando un “falso PVC” che veniva venduto in Italia e all’estero come materia prima nell’industria della plastica, immettendo quindi sul mercato, a prezzi altamente concorrenziali, una materia prima illegale, in realtà rifiuto e formato da componenti pericolose. Tra le aziende acquirenti della materia prima sono state individuate anche ditte che producono suole di scarpe e stivali per bambini.

Le operazioni di triturazione poi, sempre effettuate in luoghi nascosti ed abusivi, causavano inquinamento idrico, per la mancanza di idonei apparati di scarico, rischio incendio, per la mancanza di sistemi antincendio, e davano come residuo un materiale cartaceo che veniva ulteriormente smaltito occultandolo in altre tipologie di rifiuti ovvero inserendolo in balle di rifiuti di carta e cartone.

Anche tentata estorsione

I carabinieri hanno anche documentato un episodio di estorsione nei confronti di un dipendente che reclamava lo stipendio non corrisposto, minacciato con una pistola. Numerosi poi i casi di reato di falso documentale commessi a copertura di trasporti abusivi di rifiuti e di trattamenti mai avvenuti.

I sequestri oltre alle ditte coinvolte hanno riguardato anche aree abusivamente dedicate alla gestione dei rifiuti e divenute poi vere discariche come quella presente nella zona di via Campazzino di Milano, area che rientra nel Parco Agricolo Sud Milano. Tra le aziende coinvolte, anche una di Melegnano, una di Cuggiono e una di Cornaredo.

F.G.

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