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Turni massacranti e umiliazioni: i corrieri Amazon scioperano a Buccinasco FOTO

L’aumento del lavoro è stato esponenziale, ma le risorse non sono aumentate, quindi siamo spremuti – denunciano i sindacati di Filt-Cgil.

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Turni massacranti e umiliazioni: i corrieri Amazon scioperano a Buccinasco.

Turni massacranti e umiliazioni: i corrieri Amazon scioperano a Buccinasco

BUCCINASCO – Hanno bloccato i furgoni in ingresso e uscita dalla sede di Buccinasco di Amazon. Dalle 5 di questa mattina, i corrieri del colosso hanno incrociato le braccia. In totale, nella sede di Buccinasco ci sono circa 300 corrieri, i cosiddetti driver, che lavorano “in situazioni assurde”, lamentano. Al centro delle proteste, “condizioni inumane, ci trattano come macchine, siamo monitorati costantemente, non riusciamo neanche a fermarci per andare in bagno”.

“Turni di lavoro massacranti”

I corrieri sollevano l’attenzione su “turni di lavoro massacranti, l’aumento del lavoro è stato esponenziale, ma le risorse non sono aumentate, quindi siamo spremuti – denunciano i sindacati di Filt-Cgil, presenti alla manifestazione di questa mattina –. Noi non siamo contro Amazon, ci piace lavorare, amiamo il nostro lavoro. Ma le condizioni non possono essere queste”.

Troppe consegne giornaliere

Le condizioni di cui parlano i lavoratori sono le 120-160 consegne che devono fare ogni giorno: “Stipiamo i pacchi dentro al furgone, ci danno 6 minuti per caricare, poi dobbiamo partire. Non possiamo fermarci per più di 3 minuti per portone, per abitazione. Anche 30 secondi si accumulano e non possiamo tornare indietro con il furgone anche solo con un pacco. L’ordine è di rientrare con zero, cioè con tutti i pacchi consegnati. Altrimenti ci prendiamo un “cazziatone”. Umiliante”.

Neanche il tempo di un caffè

Viaggiano con l’ansia i corrieri, con “la preoccupazione di effettuare tutte le consegne. Non abbiamo neanche il tempo di andare in bagno, di bere un caffè, perché ci chiamano e ci dicono dove siamo, cosa stiamo facendo, se ci fermiamo per più di 5 minuti in un posto”. Controllati in ogni spostamento, i lavoratori si sentono “sorvegliati, curati, messi alle strette se non riusciamo a portare indietro il furgone vuoto. Dobbiamo raggiungere le zone di consegna: in 8 ore anche 160 consegne, oltre 200 pacchi a volte. In stradine di campagna, in zone chiuse dove magari non possiamo entrare con il furgone. Viviamo con un timer al collo. Un lavoro usurante che purtroppo non sempre viene percepito così. Ma per noi lavorare in questo modo è un inferno”.

La testimonianza di Federica

Lo dice anche Federica, l’unica ragazza a fare la driver nella sede di Buccinasco: “Ho 30 anni, non mi spaventa la mole di lavoro, ma penso di avere diritto a farlo in modo dignitoso. A volte non riesco neanche a fermarmi per andare in bagno. Mentalmente, poi, è massacrante”. “Siamo driver, non siamo droni”, scrivono i lavoratori sugli striscioni. Quello che chiedono è il ridimensionamento dei carichi di lavoro, un orario più chiaro, il pagamento degli straordinari, insomma, condizioni “umane. Qui è stabilito tutto in base a un algoritmo, ma noi non siamo macchine. Amazon siamo anche noi”.

Francesca Grillo

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