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“Il centro antiviolenza rischia di chiudere”

A scongiurare il pericolo un finanziamento da parte del Piano di Zona che è intervenuto per sostenere il presidio per altri sei mesi.

centro antiviolenza

“Il centro antiviolenza rischia di chiudere”.

“Il centro antiviolenza rischia di chiudere”

CORSICO – Se la Stanza dello Scirocco può ancora esistere è solo merito dei comuni del Piano di Zona che hanno siglato un accordo per il finanziamento, fino a dicembre, della struttura salva vita.

Il grido di allarme di Ventunesimo Donna

Lo gridano le volontarie di Ventunesimo Donna, una delle associazioni da sempre al fianco delle vittime di violenza e delle attività del centro corsichese, un presidio importante (inserito nel progetto la Rosa dei Venti del Sud Milano) gestito da figure professionali che tendono la mano alle donne che si trovano in un momento di difficoltà.

Regione Lombardia vuole registrare le donne con codice fiscale

“Il presidio ha rischiato di chiudere”, dicono le volontarie, perché “Regione Lombardia, contravvenendo a quanto scritto nella Convenzione di Istanbul che raccomanda l’anonimato come protezione delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, pretende che venga inserito negli atti il codice fiscale delle donne che accedono ai Centri.

CADMI, Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano il primo centro antiviolenza italiano nato nel 1986, con storia ed esperienza di accompagnamento per le donne che intendono uscire dalla violenza, che gestisce il centro con la collaborazione delle donne dell’associazione Demetra di Trezzano, considera questa scelta impraticabile”. Impraticabile perché garantire l’anonimato e la riservatezza è un principio a cui le operatrici non possono né vogliono rinunciare.

A rischio l’incolumità delle donne che risiedono al centro

“Il codice fiscale, oltre a ledere il diritto alla privacy, mette a rischio l’incolumità delle donne che denunciano, dei figli e delle figlie, individuabili e raggiungibili dai coniugi violenti con le conseguenze che le cronache ci raccontano e che i Centri Antiviolenza incontrano quotidianamente. Alle difficoltà con cui le donne si rivolgono ai centri antiviolenza si aggiunge ora anche la paura di essere individuate sin dalla prima accoglienza e impedisce la creazione di una relazione di fiducia con le operatrici. Un bel modo per aiutare le donne a denunciare i maltrattanti, liberarsi dalla violenza e ricominciare a vivere”. Secondo Regione Lombardia, il sistema è sicuro e protetto, ma per le operatrici la riservatezza deve essere massima. “Inutili le motivate proteste e i tentativi tesi a far concludere il percorso iniziato. Regione Lombardia non sente ragioni. Nulla da fare. Il Centro può chiudere”.

L’intervento dei Comuni  per salvare il centro per altri sei mesi

A scongiurare il pericolo, un finanziamento da parte del Piano di Zona che è intervenuto per sostenere il presidio per altri sei mesi ma “rimane il problema del prossimo bando – commentano da Ventunesimo Donna – e delle strade da percorrere qualora la scelta di Regione Lombardia rimanesse invariata”.

FG

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