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38 donne maltrattate a Corsico, ma la via d’uscita esiste

Una donna su tre nella vita subisce violenza. Ma c'è una rete molto attiva sul nostro territorio.

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38 donne maltrattate a Corsico, ma la via d’uscita esiste.

38 donne maltrattate a Corsico, ma la via d’uscita esiste

CORSICO – “Usare la violenza è sempre una scelta. Lui potrebbe decidere di non farlo, di fare altro, e invece sceglie di alzare le mani, di minacciare, di maltrattare. Violenze ce ne sono tante, psicologiche e fisiche. Ma è sempre, sempre, una scelta”. Le volontarie e le operatrici del Cadmi (la casa di accoglienza per le donne maltrattate di Milano), della Stanza dello Scirocco (il centro di Corsico) e delle associazioni che da anni si battono a sostegno delle vittime (VentunesimoDonna di Corsico, Demetra di Trezzano e il Circolo Sibilla Aleramo di Cesano Boscone) sono tutte d’accordo: la seconda cosa da far capire alle vittime è che non è colpa loro.

Un circolo vizioso mentale

Sì, perché le donne che si rivolgono ai presidi antiviolenza sul territorio (la Rosa dei Venti racchiude i centri di Pieve, Rozzano, Noviglio, Corsico e Assago) spesso sono entrate in un circolo mentale drammatico, dove pensare di non aver stirato bene una camicia significa “essermela cercata”. Di aver provocato quello schiaffo, di essersi meritate quel pugno. Perché quando si vive la quotidianità in un ambiente di ostilità, con continue pressioni psicologiche, alla fine è difficile riuscire a convincersi che la violenza sia immeritata. E invece, la seconda cosa che deve essere chiara è che non esiste nessuna colpa per meritarsi il maltrattamento.

Una rete molto attiva

Il centro di Corsico è attivissimo. Da una parte è positivo, perché significa che c’è una porta sempre aperta. Dall’altro è preoccupante, drammatico, perché in un mondo migliore non dovrebbero neanche esistere presidi a cui rivolgersi per scappare dalla violenza. E i numeri rendono ancora più preoccupante tutto. Sono 800 le donne accolte nei centri della rete Cadmi, tra Milano, San Donato e Corsico. Ventimila in tutta Italia quelle che si rivolgono ai centri di sostegno. Quaranta le donne che hanno bussato alla porta della Stanza dello scirocco corsichese. O che hanno chiamato il numero verde (800.049.722).

Dall’altra parte della cornetta

Dall’altra parte, ci sono le operatrici e le volontarie che tengono monitorato il centralino. Richiamano entro poche ore, fissano un appuntamento. “Signora, dica che stiamo facendo un sondaggio se c’è lì il suo compagno”. L’anonimato, la segretezza, la sicurezza di essere protette è massima. Non si costringe a fare nulla, neanche la denuncia. Che serve, ma che in questo mondo, senza le opportune precauzioni, può costare la vita. Perché se lui sa che lei lo ha denunciato, la ammazza. E spesso non è solo una minaccia.

Una donna su tre nella vita subisce violenza.

“L’obiettivo di azzerare le vittime di violenza è ancora lontano – dicono le protagoniste che vivono al fianco delle donne maltrattate – e la cosa peggiore è che spesso la violenza avviene in un luogo che si reputa sicuro, per mano di persone che dicono di amarci”. Ma non è amore, e bisogna capirlo alla prima minaccia, alla prima prepotenza, al primo schiaffo. Un fenomeno (e che brutto chiamarlo così) trasversale: non ci sono differenze di età, classi sociali, etnie, religioni. In crescita le giovanissime, ragazze dai 20 ai 25 anni, magari senza figli e quindi per loro è più difficile trovare una casa di accoglienza, spesso destinate a mamme con bambini (ma il Cadmi di Milano apre le porte proprio alle donne sole).

Le minacce più subdole alle donne maltrattate

Ragazze, donne maltrattate da compagni che ne rivendicano un possesso (e non è gelosia, è possesso, come fosse un oggetto), giovani e donne che subiscono la violenza psicologica ed economica, che magari non hanno un lavoro, uno stipendio, e allora arriva la minaccia del: “se dici qualcosa, ti tolgo i figli, e rimani sola, senza una casa”. Una violenza che colpisce anche le donne anziane, 80enni, picchiate da figli e nipoti.

Il sindaco Negri

“La figura della donna è ancora sottoposta a retaggi difficili da scardinare. La società non è ancora pronta per la parità di genere e solo la rete, la collaborazione, la sinergia tra enti può cambiare le cose”, ha detto il sindaco di Cesano Boscone Simone Negri, presente all’incontro di questa mattina per fare il punto sulla situazione dei centri antiviolenza e per la consegna, da parte del Circolo Sibilla Aleramo, di un assegno di mille euro che servirà a finanziare un progetto di assistenza psicologica per le vittime.

Gli assessori dei comuni del Piano di Zona

C’era anche l’assessore di Cesano Mara Rubichi che ha sottolineato il ruolo delle istituzioni e la necessità di “sostenere di più i consultori, presidi importantissimi per il territorio”. Al suo fianco l’assessore di Corsico Sebastiana Basile che ha messo in evidenza come ci sia “poca informazione, bisogna comunicare, iniziare a fare dei progetti seri. I sindaci devono farsi carico della sensibilizzazione sul tema”. Presente anche Grazia Campese, assessore a Buccinasco: “La violenza sulle donne la dobbiamo combattere anche con l’aiuto degli uomini, abbiamo bisogno di uomini per bene. Sentire frasi come: quella se l’è cercata, è destinata ad avere relazioni con gente che la mena, non si devono più sentire. Ci vuole collaborazione, sostegno, aiuto”.

Le parole di Bruna Brembilla

Parole che le volontarie ripetono in continuazione, perché è tutto su questo che ruota la voglia e la forza di tendere una mano. La tendono le associazioni del territorio, da sempre schierate dalla parte giusta, delle vittime. “Abbiamo in mente tante iniziative – racconta Bruna Brembilla presidente del Circolo Sibilla Aleramo –, dalla sciarpa che avvolgerà gli alberi in Villa Marazzi a una marcia affinché la violenza non accada più. E per ricordare tutte le vittime”. Intanto, le attività delle volontarie e delle operatrici non si fermano.

Alcune criticità con gli Enti

Durante l’incontro sono venute fuori alcune criticità, per esempio sui dati delle donne che si rivolgono ai centri che per Regione Lombardia devono finire tutti in un grande sistema di monitoraggio, ma per le operatrici il modo va rivisto: impossibile chiedere di inserire il codice fiscale delle vittime, un dato richiesto che viola il principio di segretezza e tutela dell’anonimato delle donne. Va rivisto anche il sistema dei consultori, poco considerati, pochissimo finanziati, mentre è da lì che si deve partire. Da prevedere anche strutture per le donne sole: troppo poche rispetto alla necessità. Infine, la violenza si combatte con la cultura: più incontri, soprattutto tra i giovani ma a partire anche dai piccoli.

Partire dalla scuola

VentunesimoDonna sta provando a organizzare una lettura del libro “Te la sei cercata” all’Omnicomprensivo di Corsico, per esempio. Ma anche Demetra (le cui volontarie stanno seguendo percorsi di formazione) sono in prima linea, così come Sibilla. Tutte insieme, tutte unite. Si è detto prima che far capire alle donne che non è una loro colpa essere maltrattate è la seconda cosa più importante, la seconda che viene affrontata da volontarie e operatrici, la seconda che viene detta alle vittime. Ce n’è una prima: far capire che esiste una via di uscita.

Francesca Grillo

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