Arrestata a Vercelli

Sindaca toglieva aiuti alimentari ai poveri per darli ai ricchi

Inchiodati dalle telecamere nascoste: le derrate alimentari per le famiglie bisognose venivano smistate nel magazzino del Comune.

15 Gennaio 2021 ore 12:05

Al peggio non c’è mai fine: se le accuse venissero confermate si tratterebbe probabilmente del peggior scandalo di cui a Vercelli e in provincia hanno memoria.

Sindaca arrestata dai Carabinieri a Vercelli

Da Prima Vercelli

La sindaca del Comune di San Germano Vercellese, Michela Rosetta (Lega), è da questa mattina, venerdì 15 gennaio 2021, agli arresti domiciliari. Stessa sorte per il Consigliere Comunale, all’epoca dei fatti assessore presso lo stesso Comune, Giorgio Carando.

Nella rete dei Carabinieri anche Maurizio Bosco, Consigliere comunale, già vicesindaco del medesimo comune, nonché un 62enne ex dipendente comunale, più altri sette privati cittadini tra i quali due impresari edili.

Cos’hanno combinato? In sostanza, secondo l’accusa, distribuivano a chi volevano le derrate alimentari acquistate dal Comune di San Germano Vercellese con i fondi Covid, ovvero gli aiuti alimentari per i cittadini in difficoltà economiche in relazione alla pandemia.

Toglieva aiuti Covid ai poveri per darli ai ricchi

Invece di darli ad anziani non autosufficienti con redditi modestissimi e stranieri in situazione di evidente difficoltà, con figli minori e disabili, i pacchi finivano anche a nuclei familiari con redditi oltre i 7.000 euro mensili.

L’ipoteri di reato è peculato, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vercelli, sono nate a seguito di dichiarazioni rilasciate ai Carabinieri da una impiegata del Comune di San Germano Vercellese, estromessa – di fatto da parte del Sindaco Michela Rosetta e dall’allora assessore Giorgio Carando – dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni delle derrate alimentari.

L’indagine è stata attuata anche attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, ed in particolare grazie alle microspie installate nel locale magazzino del Comune dove venivano smistate le derrate.

“Il pacco da sfigati”

Sono gli stessi pubblici ufficiali arrestati che, nel corso di una intercettazione, commentano il proprio operato ammettendo di fare “figli e figliastri” e di consegnare, ai soggetti a loro meno graditi, il “pacco da sfigati”, ovvero di minor valore per tipologia e quantità dei beni contenuti.

Particolarmente significativa la vicenda di una cittadina extracomunitaria in gravi difficoltà economiche, alla cui richiesta di evitare l’invio di alimenti che lei ed i suoi figli non avrebbero consumato per motivi religiosi, ha fatto seguito, su disposizione del Sindaco, la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta recapitata in Comune dalla donna.

Anche in ragione delle intercettazioni ambientali all’interno dei locali comunali nel corso delle quali il Sindaco esterna animosamente il proprio disappunto per le richieste della donna, si contesta a carico del primo cittadino l’aggravante della finalità di discriminazione ed odio razziale.

Compravano pure le capesante per loro e i famigliari

Accanto alla distribuzione fortemente iniqua delle derrate alimentari, in violazione dei principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza della Pubblica Amministrazione, è stato accertato ed è contestato l’acquisto, da parte del Comune con fondi pubblici, di generi alimentari non essenziali, come nel caso di taluni prodotti surgelati, quali mazzancolle tropicali e capesante.

Per il solo Consigliere Comunale Giorgio Carando sono altresì stati accertati numerosi episodi, monitorati dai militari dell’Arma sia attraverso le intercettazioni tra presenti sia mediante monitoraggio satellitare della sua autovettura, in cui questi, avvalendosi delle proprie funzioni, ha avuto accesso al magazzino ove erano custodite le derrate, asportando una parte consistente di prodotti di cui si è impossessato a vantaggio proprio o dei propri familiari.

Irregolarità anche sull’approvvigionamento delle mascherine: CONTINUA

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