Dal paradosso all'emergenza

Sanitari che rifiutano il vaccino, poi positivi: per loro niente indennizzo?

15 infermieri al policlinico San Martino di Genova, un'operatrice sanitaria in una Rsa di Voghera.

23 Febbraio 2021 ore 08:41

Ci risiamo coi sanitari che rifiutano il vaccino. E dal paradosso all’emergenza reale il passo è drammaticamente breve, quando chi deve curare e si rifiuta di proteggersi, addirittura diventa positivo e rischia di far ammalare le persone che assiste.

Nel giro di pochi giorni ci si è trovati a fare i conti con due casi di personale sanitario infettato dal Covid a causa della decisione di rifiutare la vaccinazione anti Covid. E’ accaduto in Liguria – dove ben 15 infermieri operanti al Policlinico San Martino di Genova, sono risultati positivi al virus – e anche in Lombardia, nel Pavese, in una Rsa, dove una oss (operatrice socio-sanitaria) no vax è risultata infetta e con lei anche il marito, anch’esso impiegato nella struttura.

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A Genova 15 infermieri contagiati: avevano rifiutato il vaccino

Da Prima il Levante

Non uno, non quattro, bensì 15 gli infermieri rimasti contagiati. È diventato un caso di portata nazionale – e che nella stessa dimensione potrebbe finire col fare proprio da precedente – quello del Policlinico San Martino di Genova, dove 15 infermieri, che si erano rifiutati di sottoporsi alla vaccinazione contro il SARS-CoV-2, il virus all’origine del Covid-19, ora sono risultati positivi. E la loro posizione professionale diventa materia di dibattito.

Infortunio sul lavoro: è legittimo?

Oltre al grosso problema del rischio a cui possono aver esposto i pazienti con cui sono venuti a contatto, gli infermieri sono a casa in stato di infortunio sul lavoro. Ma è corretto? Questa, infatti, era la normale prassi indicata un anno fa dall’INAIL, quando un vaccino ancora non c’era. Oggi che c’è, e che i 15 hanno esplicitamente rifiutato, lo scenario può cambiare: semplice malattia? Ben più seriamente, la cosa giustificherebbe il ritenerli non più idonei allo svolgimento della professione.

Lo sta valutando lo stesso Direttore Generale del Policlinico genovese, Salvatore Giuffrida: in un caso analogo che coinvolgeva 7 infermieri in Germania, per questi è arrivato il licenziamento in tronco. In Italia le norme sono differenti. Giuffrida si è rivolto all’Inail chiedendo se tale condizione sia da considerarsi infortunio sul lavoro. Fra i componenti del consiglio d’amministrazione dell’Inail anche l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che, nonostante chiarisca di parlare a titolo personale,auspica come migliore soluzione una legge sull’obbligo di vaccinazione, almeno per alcune categorie, e aggiunge: “E’ logico che chi decide di non vaccinarsi e svolge una mansione a rischio poi non possa chiedere il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro”.

Il caso in una Rsa pavese

Da Prima Pavia

Alla Rsa Pezzani di Voghera, in provincia di Pavia sono quasi la metà, circa 50 tra operatori sanitari e infermieri, che si rifiutano di fare il vaccino anti-Covid opponendosi anche al tampone di controllo. Ora uno di questi dipendenti, una operatrice sanitaria, è risultata positiva al virus. L’infermiera è stata messa in quarantena e con lei anche il suo compagno, in quanto convivente, che lavora all’interno della stessa struttura.

“Non possiamo giocare con la salute delle persone”

Sconfortato il direttore della Rsa, Temistocle Cioffi, che da tempo si batte affinché tutti i dipendenti eseguono la vaccinazione anti Covid. Ma quasi la metà dei dipendenti ha opposto un netto rifiuto, tra loro proprio la oss risultata positiva.

“Sono disarmato di fronte ad una situazione così difficile da gestire. La cosa ci preoccupa, non possiamo permetterci di giocare con la salute delle persone”.

Nel frattempo sono iniziati i test su tutti i dipendenti e gli ospiti venuti a contatto con l’operatrice. Negli ultimi giorni nella struttura sono stati 54 agli ospiti che hanno ricevuto la dose di vaccino anti Covid, mentre i restanti anziani riceveranno il vaccino in settimana. Cosa che non avverrà invece per i dipendenti sanitari che continuano a rifiutarsi di sottoporsi al vaccino.

Il dibattito

Questi casi eclatanti scatenano inevitabilmente dibattiti. Poche settimane fa, a fronte del fiorire delle prime reticenze dei sanitari all’inizio della campagna vaccinale, era sceso in campo – fra gli altri – anche il professor Walter Ricciardi che aveva auspicato:”Deve scattare l’obbligo se rifiutano”.

E poi c’è la questione legale. Invita a fare una riflessione in tal senso anche l’ex-Pm Raffaele Guariniello. Chi non si vaccina, ne è certo l’esperto di legge, rischia l’allontanamento dal posto di lavoro. Licenziato? Sospeso? Per ora non c’è giurisprudenza in merito, quindi le interpretazioni sarebbero valide a seconda dei casi. E delle sentenze. Così Guariniello:

“Stiamo parlando di milioni e milioni di persone, dipendenti privati e pubblici. Se è vero che la legge parla di mettere a disposizione un vaccino e dunque non obbliga nessuno a vaccinarsi, è anche vero che la stessa norma impone al datore di lavoro l’allontanamento temporaneo del lavoratore in caso di inidoneità alla mansione su indicazione del medico competente. E come può il medico non esprimere un giudizio di inidoneità se il lavoratore (medico o infermiere che sia, ndr) rifiuta il vaccino?”.

E la libertà personale? E la scelta di farsi vaccinare o meno in base alle proprie convinzioni? Certamente, in casi come questo (evidenza pandemica, necessità di curare in sicurezza) si può soprassedere. E quindi acconsentire a farsi vaccinare anche se non si è proprio del tutto convinti. Soprattutto se si è lavoratori ospedalieri a stretto contatto con malati di Covid o potenziali tali. La normativa d’altronde è chiara: se è prevista la messa a disposizione del vaccino, c’è l’allontanamento e la destinazione ad altra mansione (ove possibile) del lavoratore che si rifiuti di farlo.

Anche il professor Pietro Ichino, docente universitario e famoso giurista (oltre che avvocato) condivide la posizione per così dire “intransigente” verso chi rifiuta il vaccino:

“Chiunque potrà rifiutare la vaccinazione ma se questo metterà a rischio la salute di altre persone, il rifiuto costituirà un impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro. Si rischia il licenziamento, nei casi più gravi. La protezione del proprio interesse alla prosecuzione del rapporto di lavoro cede di fronte alla protezione della salute altrui”.

Ma la situazione si complica, come sanno bene diversi avvocati che iniziano a seguire casi del genere. Il Garante per la privacy ha confermato pochi giorni fa che il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti se si sono vaccinati oppure no. Insomma, è sempre più chiaro che siamo di fronte ad una problematica complessa, di non facile (ed immediata) risoluzione, sulla quale non mancheranno battaglie legali.

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