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La solitudine di Filippo Errante

Il sindaco di Corsico ha affrontato le sue battaglie: talvolta solo, ma non era solo.

Filippo Errante

La solitudine di Filippo Errante.

La solitudine di Filippo Errante

CORSICO – Non era solo, ma spesso ci si è trovato. Si dice che chi corre sfida prima di tutto se stesso, che la maratona non è uno sport di squadra, ma una competizione in solitaria. E così il sindaco Filippo Errante ha affrontato le sue battaglie, ma non era solo.

Filippo Errante: abituato alla maratona

Chi lo sosteneva, chi parlava, chi scriveva belle cose, chi diceva bene di lui, c’è stato. Ma una mano non è riuscito a dargliela. E si è trovato solo a poche centinaia di metri dal traguardo. O forse ci si è messo lui, da solo. Perché la mossa che ha decretato l’inizio del suo declino è stata azzerare quella Giunta che tanto gli si era mostrata amica.

L’azzeramento della Giunta di due anni fa

Quelli che gli avevano giurato rispetto e fedeltà, anche davanti alla vicenda dello stocco che per qualcuno era una sciocchezza, una vicenda di poco conto (e su Facebook, al tempo, i suoi fedelissimi attaccavano aspramente chi diceva o scriveva il contrario). Talmente di poco conto che c’è ancora una commissione che sta indagando su possibili penetrazioni mafiose in Comune. Due anni fa gli assessori eletti, quelli messi su quelle poltrone perché votati dai cittadini, si erano schierati dalla parte del sindaco. Zitti e fedeli, solo parole di stima per il “loro” primo cittadino.

Una “guerra fredda” interna

Poi, quando li ha mandati tutti a casa (tranne la leghista Scurati, allora vicesindaco), dal silenzio imposto dalla propria fedeltà, tutti hanno avuto voglia di parlare. Ed è iniziata la fine, perché è stata una guerra lenta, non un attacco frontale (a quello ci hanno pensato i cittadini in opposizione alle scelte di Errante), ma una battaglia senza cannoni, combattuta con archi e frecce (e frecciatine) a cui in sindaco non era insensibile. Ne soffriva.

Attacchi da più fronti

Come quando veniva attaccato sui social, o si trovava sotto la finestra del suo ufficio di via Roma centinaia di persone che protestavano. Sì, perché il fallimento è iniziato con l’azzeramento della sua Giunta, ma anche il sindaco ci ha messo del suo nel non riuscire a riscuotere pieno consenso. Il diktat della mensa, per esempio. Quella battaglia per recuperare i soldi dei morosi, facendo pagare le colpe dei genitori ai bambini. Per qualcuno è stata una mossa vincente, aver recuperato quei soldini, per altri una decisione da pagare a prezzo troppo alto, quello della pelle dei bambini. È vero, il Tar gli ha dato ragione, ma non è entrato nel merito della questione valutando che tra i ricorrenti contro il diktat non c’erano genitori morosi.

Alcune scelte impopolari

I tribunali li ha visti anche quando si è trovato a parlare di una pesante discriminazione nei confronti di un bambino autistico, la cui mamma aveva iniziato a battagliare per veder riconoscere i propri diritti, con la consapevolezza che il piccolo era stato “privato dei mezzi e degli strumenti per consentirgli di vivere un percorso scolastico idoneo”. Ma l’opinione pubblica non si è indignata solo per quello, l’aver tolto il pasto caldo ai bambini. La scuola di musica chiusa, quell’eccellenza del territorio che ha cantato sotto la finestra del sindaco, decisione che gli è costato il soprannome di “capataz” da Dario Fo. Il nido Monti, chiuso con la promessa di farne un servizio migliore per la città, e mai più riaperto.

Le polemiche

E poi le polemiche: lo scontro prima con Lorenzo Sanua che ha chiesto di togliere la targa dedicata al padre Pietro, ucciso dalla mafia a Corsico, dal negozio con le luci spente di via Cavour. Poi ci si mise anche Salvatore Borsellino, che all’ipotesi di dedicarlo al fratello disse un fermo no. Lo stesso no di Errante alla proposta, a poche settimane dal caso stocco, di intitolare una strada a Lea Garofalo, anche lei vittima di mafia.

E come dimenticare i patrocini.

Quello dello stocco, certo. Ma anche quello all’associazione Bran.co vicina a Lealtà e Azione di estrema destra, che poi nell’imbarazzo e sommersa dalle critiche di Anpi decise di annullare lo spettacolo patrocinato. Anpi protagonista anche di un’altra protesta, quella che il Collettivo Controvento dei giovani rivoluzionari corsichesi non dimentica e ogni anno, in questo periodo, riporta alla memoria. Troppo clamore suscitò il diktat di Errante di vietare Bella ciao alla banda cittadina (anche se davanti alla folla inferocita ci si trovò il presidente del consiglio Vincenzo Cirulli, il fedelissimo di Errante, sempre al suo fianco).

Cadute, sgambetti, inciampi.

A imbarazzare Errante ci si sono messi anche i suoi assessori. Di Mino, quando fece gli auguri al duce, con i post decorati da croci celtiche e simpatie nere. De Andreis, che insultava la Boldrini e Napolitano, collocandolo in un’immagine in un sacco dell’immondizia. A far svuotare l’ufficio a Mannino e Di Capua fu la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi che non ci andò leggera con Errante. “Ha detto – riferito al sindaco chiamato in audizione per il caso stocco – che era inconsapevole di tutto. Ma anche l’inconsapevolezza va dimostrata”, disse tagliente. E a dimostrarlo ci sarà anche la commissione che è ancora chiusa, da novembre, negli uffici del municipio.

“Ci ho provato”

Intanto Errante magari svuota i cassetti, dicendo che ci ha provato, raccontando del rispetto per i cittadini e per la sua idea di politica. Parlava di “ricatti” da parte dei “suoi” consiglieri di maggioranza, i forzisti, su cui aveva provato a intervenire il nuovo coordinatore Pietro Tatarella, ora indirizzando un’email al sindaco dove spiega qualcosa su Michele Valastro, consigliere che aveva aspramente attaccato il sindaco per il suo operato, “ma mai ho detto che doveva dimettersi, anzi”, diceva.

Il caso Valastro

“Dopo una verifica con il settore nazionale tesseramento di Forza Italia – scrive Tatarella a Errante –, è emerso che Valastro non risulta iscritto al nostro movimento politico. La verifica è stata effettuata per sospendere il consigliere da Forza Italia per poi far valutare all’organo dei Probiviri la sua espulsione. Non essendo iscritto non possiamo procedere come ad articolo 59 del nostro Statuto pertanto stiamo provvedendo ad inviare a lei e al segretario generale una comunicazione di diffida dall’uso del simbolo di Forza Italia. L’ultima volta che sono riuscito a sentirlo mi aveva annunciato la sua uscita dal gruppo consiliare di Forza Italia anche se al momento non mi risulta abbia provveduto agli atti formali necessari”.

L’ultimo Consiglio

Gli scontri, quindi, continuano. Errante sui social toglie la storica foto profilo con la fascia tricolore. Ormai solo immagini di corse, la sua passione. Poi la croce che annuncia la resurrezione di Cristo. “Che sia di riflessione per tutti”, scrive. Una riflessione doverosa, che passa da quell’ultimo consiglio comunale, dove Errante si è congedato. Non era solo: i suoi assessori “fedeli” (i forzisti, invece, si sono dimessi o chiamati a dimettersi) gli sono rimasti al fianco.

Le firme e l’epilogo

Una sala affollata, popolata da sindaci vicini, politici, cittadini, giornalisti. Qualcuno ha applaudito, gli ha dato sostegno. Altri hanno raccolto qualche centinaia di firme in via Cavour, dove a firmare c’erano anche i frequentatori della centralissima via, quelli seduti ai tavolini dei bar e dei panifici, che in questi anni lo salutavano, quando passeggiava per la strada di fianco al Comune, quando diceva che per lui essere tra la gente era fondamentale. Non era solo Errante. Ma alla fine ci si è trovato. E la corsa è finita.

Francesca Grillo

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