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Donne Democratiche, un documento per parlare della legge 194

Il gruppo ha inoltre espresso solidarietà a Giorgia Meloni e Alice Moggia per gli attacchi sessisti.

Donne Democratiche

Donne Democratiche, un documento per parlare della legge 194.

Donne Democratiche, un documento per parlare della legge 194

“Basta con questo sessismo”. Lo gridano le Donne Democratiche, un gruppo di 40 donne che fanno parte (o simpatizzano) per il Partito Democratico e che si sono impegnate fin da subito a sensibilizzare e a parlare di temi importanti come le politiche per la famiglia e l’integrazione, la lotta alla violenza di genere e i diritti delle donne che troppo spesso vengono calpestati.

Solidarietà a Meloni e Moggia

Con la convinzione che le spinge a tutelare il diritto di essere donna, un valore che non conosce bandiera e partito, il Coordinamento delle Donne Democratiche ha espresso solidarietà a Giorgia Meloni e Alice Moggi. “Siamo stufe di questo sessismo dilagante – affermano dal gruppo per voce della coordinatrice Gaia Romani –. Perché quando si critica una donna, che parla o si occupa di politica, il confronto non resta sulle idee e nel merito, ma invece si colpisce l’aspetto fisico per farlo diventare bersaglio di insulti maschilisti? Oggi molti sono convinti che sia più semplice colpire la credibilità di una donna attaccandola sul piano estetico o caratteriale, o peggio ancora delegittimandola per il sol fatto di essere donna: ma questo è disgustoso e intollerabile.

Noi – proseguono – saremo sempre al fianco di coloro che decidono di metterci la faccia e combatteremo perché le donne abbiano più spazio e dignità nei luoghi decisionali, ancora oggi troppo spesso appannaggio degli uomini. Per questo non possiamo che esprimere profonda solidarietà a Giorgia Meloni per le inqualificabili offese ricevute da Olivero Toscani, e all’assessora di Pavia, Alice Moggi, raggiunta sui social dai peggiori attacchi sessisti per aver espresso le sue posizioni contrarie (che condividiamo) al decreto Salvini. Vogliamo essere criticate per ciò che pensiamo e per le azioni politiche che portiamo avanti – concludono –, non perché il nostro aspetto non corrisponde a canoni estetici imposti”.

Rosa Palone

Le Donne Democratiche si sono rese protagoniste anche di un’altra iniziativa: l’elaborazione di un ordine del giorno per la discussione sulla tematica della legge 194/78 all’interno dei consigli comunali. Buccinasco, per voce dell’assessore al Welfare Rosa Palone (e recentemente eletta presidente dell’Assemblea del Pd Milano Metropolitana e quindi componente della Direzione), ha affrontato il tema attraverso il nuovo documento. Un atto nato per “dotare il partito di un documento che possa essere una linea guida nel confronto su questo tema così sensibile e troppo spesso messo in discussione”, spiega Palone.

Sulla legge 194

Il documento si apre con una premessa sulla storia della legge 194, approvata “nel 1978 e contenente le norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza. A 40 anni dalla sua approvazione la legge 194/78 ha regolamentato l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza sottraendola alla piaga della clandestinità e ha ridotto a un terzo il numero degli aborti volontari dalla sua applicazione a oggi con una tendenza al calo inalterata dal 1982. Dal 2016 il numero di aborti tra minorenni è pari a quello del 2015, in diminuzione rispetto agli anni precedenti e minore di quello registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale”.

Obiezione di coscienza

Il documento parla anche di uno studio della rivista Jama Psychiatry che dimostra come “negare l’accesso ai servizi per l’aborto alle donne intenzionate a interrompere la gravidanza comporti rischi maggiori per la loro salute”. Le Donne Democratiche parlano anche dell’obiezione di coscienza: “un dato stabile negli ultimi anni che non accenna a diminuire nel nostro Paese con una media di circa 70% come in Lombardia, dove a tutt’oggi in 6 presidi su 63 la totalità dei ginecologi è obiettore di coscienza, Molise 93,3%, Sicilia 87,6%. l’IVG farmacologica è un’alternativa meno invasiva a quella chirurgica autorizzata in Italia dal 2009.

Regione Lombardia

L’applicazione è demandata alla Regioni: la Lombardia è sestultima anche perché la metà delle strutture non praticano IVG farmacologiche, inoltre nella nostra regione passa spesso troppo tempo tra la certificazione e l’esecuzione e così scadono i 49 giorni utili”. Il documento si conclude con la richiesta ai sindaci e alle giunte di chiedere in Regione la piena applicazione della legge 194/78, mettendo in evidenza l’importanza della prevenzione, attraverso la massima diffusione dell’informazione, educazione sessuale e contraccezione; sostegno psicologico, sociale ed economico alle donne che desiderano la maternità ma temono di non poterla affrotare; libero accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza per le donne che decidono di affrontare questo percorso; regolamentazione di ogni ente ospedaliero per la presenza di medici ginecologici non obiettori, nel rispetto della legislazione e del diritto alla salute delle donne; il potenziamento dei consultori; contraccezione gratuita e consapevole e l’istituzione di un tavolo con Ats  per coordinare le attività”.

Appello ai Comuni

In ultimo, l’appello ai Comuni di sostenere le associazioni di volontariato e la collaborazione con i consultori e “promuovere iniziative di educazione sessuale e contraccezione, anche con campagne di salute, e monitorare la vendita e la corretta informazione sulla contraccezione nelle farmacie del territorio”.

Francesca Grillo

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