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Mitica collaborazione fra Hammer e Birrificio Lambrate

La crew dello storico produttore di birra di Milano ospite sulle sponde dell'Adda.

Mitica collaborazione fra Hammer e Birrificio Lambrate

Per gli appassionati di birra artigianale è un po’ come mettere insieme Pelè e Maradona in un team da Fantacalcio. E invece è tutto vero: per la prima volta insieme per una cotta a quattro mani (per la verità molte di più) il Birrificio Lambrate di Milano e Hammer Italian Craft Beer di Villa d’Adda.

Un momento della cotta: il lavaggio delle trebbie:

Hammer e Birrificio Lambrate

Insomma, una collaborazione inedita da far brillare gli occhi a qualsiasi appassionato (va di moda chiamarli beergeek) fra uno dei primi mitici birrifici italiani nati nel 1996 (Lambrate) e il birrificio maggiormente sulla cresta dell’onda negli ultimi anni (Hammer). Tra ieri e oggi, venerdì 23 marzo 2019, nell’impianto di Hammer in via Chioso, gli staff dei due birrifici hanno lavorato insieme per produrre una doppia cotta di un’inedita birra.

Mitica collaborazione fra Hammer e Birrificio Lambrate

Le porte del birrificio villadaddese guidato dai fratelli Fausto e Roberto Brigati si sono aperte per accogliere la “crew” del Lambrate, rappresentata dal fondatore Giampaolo “Giampa” Sangiorgi (il “Monarca di Lambrate“) e dal primo birraio Mattia Bonardi. Una collaborazione figlia non solo della reciproca stima e dell’amicizia che unisce i due birrifici, ma anche di una coincidenza astrale: Bonardi e l’head brewer di Hammer Matteo Palmisano, infatti, sono entrambi bergamaschi doc, stesso anno (sono nati nel 1987), e sono cresciuti insieme nello stesso paese.

Due birrai, due amici (da Brignano Gera d’Adda)

Mitica collaborazione fra Hammer e Birrificio Lambrate

Attenti a quei due: Matteo Palmisano e Mattia Bonardi

A Brignano Gera d’Adda, stesse scuole, compagnie d’amici in comune e, naturalmente, la stessa passione della birra che, dalla birra fatta in casa come “homebrewer”, li ha portati anche a lavorare insieme nell’orobico birrificio Elav di Comun Nuovo. Poi Mattia s’è trasferito 6 anni fa a Lambrate, mentre Matteo è transitato dal birrificio Pratorosso a Cascina Gaita, nel Melzese, prima di approdare sulle sponde dell’Adda.

Insieme, letteralmente a quattro mani, hanno creato una “India pale lager“, ovvero una birra a bassa fermentazione, ma caratterizzata dagli aromi di tre celebri luppoli aromatici made in Usa (Mosaic, Citra e Amarillo), più il misterioso quanto accattivante Sabro per il dry hopping (la luppolatura a freddo che sul finire della fermentazione conferisce profumi particolari alla birra). Per il lievito, i birrai hanno scelto un ceppo di origini tedesche propagato direttamente dalla factory del Lambrate “in house”, mentre Hammer ci ha messo lo zampino introducendo anche un malto particolare, il Kling, sempre di origini teutoniche. Una doppia cotta da 4800 litri, fra fusti e bottiglie, per gli appassionati che riusciranno ad accaparrarsele.

Mitica collaborazione fra Hammer e Birrificio Lambrate

Mitica collaborazione: Lambrate story

Il meneghino Birrificio Lambrate è nato nel 1996 insieme a un piccolo manipolo di birrifici degli albori (fra cui il cuneese Baladin e il comasco Birrificio Italiano), mentre il suo storico locale di via Adelchi (oggi c’è n’è un altro in via Golgi), crocevia degli studenti della vicina universitaria Città studi – che l’hanno ribattezzato nel tempo “Lo Skunky” – dopo l’avvio della produzione ha in realtà aperto i battenti un anno più tardi.

“L’idea era di fare un brew-pub – ha raccontato “Giampa” Sangiorgi – Da ingegnere agrario mi sono imbattuto nel depliant di un’azienda che vendeva impianti per produrre birra e tutto è giunto a seguire… Siamo partiti in stile tedesco, quello che andava per la maggiore in quegli anni, nel tempo ci siamo poi “evoluti” dal primo impianto da 150 litri…”.

Con l’appoggio del padre Franco (che sarebbe poi anche diventato presidente di Unionbirrai), e con al fianco il fratello Davide, Giampaolo Sangiorgi s’è tuffato anima e corpo nell’ambiziosa avventura con al fianco anche i fratelli Alessandra e Fabio Brocca (prima head brewer, ora responsabile della produzione), ai quali nel tempo s’è aggiunto anche il quinto socio Paolo Maran (qui e qui per saperne ancora un po’ più di loro).

Non si contano negli anni i riconoscimenti conquistati dall’opificio meneghino: ricordiamo solo, meno di due mesi fa, i 2 ori, 1 argento e 1 bronzo al Beer Attraction di Rimini, il terzo miglior risultato nel concorso nazionale più importante (alle spalle proprio di Hammer).

Giampa Sangiorgi (Lambrate) e Fausto Brigati (Hammer) insieme:

Mitica collaborazione: Hammer sulla cresta dell’onda

In soli quattro anni il birrificio Hammer ha bruciato tutte le tappe. La creatura di Fausto Brigati e del fratello Roberto ha conquistato il secondo posto nel premio “Birra dell’anno” a Rimini quest’anno con 2 ori, 1 argento, 1 bronzo e una menzione speciale, l’anno prima il terzo, e a Firenze, nel premio “Birraio dell’anno“, l’ex head brewer e finora creatore di tutte le birre di via Chioso, Marco Valeriani, negli ultimi tre anni ha portato a casa due primi premi e un secondo posto.

L’impianto di via Chioso a Villa d’Adda

Un successo non solo a livello di prestigio, ma anche commerciale. I Brigati non si sono accontentati di partire in sordina col classico microbirrificio, ma hanno messo in piedi una vera e propria fabbrica, dai volumi importanti oltre alla qualità. E Hammer è diventato il punto di riferimento in Italia per lo stile birrario ancora oggi più in voga le luppolatissime “Ipa” (India pale ale, con le fortunate Wave runner, Koral e Mini fra le altre), malgrado il ventaglio di etichette comprenda dalle pils (la Bundes oro a Rimini ad esempio) alle “scure” (citiamo Schwarz e Bulk, anch’esse a Rimini).

Un’ultima curiosità sui due birrai

Ma qual’è la birra preferita dell’altro birrificio, per i due birrai? Per Matteo Palmisano la American Magut di Lambrate, una “west coast pilsner” (“Quando è uscita ha rivoluzionato il mercato, è stata la prima bassa fermentazione luppolata”, ha spiegato con orgoglio il “Monarca”), mentre per Mattia Bonardi la Mini di Hammer, probabilmente in Italia la miglior session ipa (almeno per chi scrive), stile d’apparente facilità nel quale al contrario è difficilissimo eccellere.

 

daniele.pirola@netweek.it

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