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Glass la conclusione della trilogia di Shyamalan super, ma il finale… VIDEO

Un epilogo scialbo di una trilogia che rispecchia il livello dei due capitoli precedenti.

Glass la conclusione

Glass la conclusione della trilogia di Shyamalan super, ma il finale…

Glass la conclusione della trilogia di Shyamalan super, ma il finale…

Lento ma ben strutturato. Dettagliato ma senza un finale degno di nota. Una conclusione scialba di una trilogia che rispecchia il livello dei due capitoli precedenti. Shyamalan, con Split – il secondo film che ha composto la sua saga sui supereroi low cost. Precisando che
Unbreakable è costato 75 milioni di dollari, Split 9 milioni e Glass 20 milioni. Facendo un rapido confronto con l’ultimo Avengers, Infinity War, che è costato circa 300 milioni di dollari. E il basso investimento ha reso tutto più interessante e “realistico”, nonostante si trattasse sempre di film a tema supereroi, Shyamalan era comunque riuscito a creare grande interesse per Glass, che avrebbe dovuto chiudere il cerchio iniziato ben 17 anni fa con il primo lungometraggio a tema supereroistico con Unbreakable, nel quale David Dunn scopre di essere un uomo indistruttibile, che non si è mai ammalato, che ha l’acqua come nemico numero uno. Il secondo capitolo, Split, arriva nelle sale nel 2016 e ci consegna il secondo personaggio – curato dal regista di The Village, Il sesto senso e The Visit.

La trama

Questa volta il protagonista è Kevin Crumble, affetto da un disturbo di personalità, ognuna di esse possiede delle caratteristiche, ma la più temuta, forte e incontrollabile è la bestia. E infine arriviamo a Glass. Elijah Price, l’uomo di vetro, le cui ossa si rompono al minimo contatto sin da quando era un bambino, la cui intelligenza non ha eguali, interpretato sapientemente da Samuel L. Jackson. Lui, Glass, è l’unico personaggio dei tre che ha la volontà di essere un villain, ossia un cattivo, un nemico dei cosiddetti supereroi, e ne è conscio e vuole dimostrare al mondo l’esistenza di persone con poteri eccezionali, esseri incredibili, fantastici, la cui straordinarietà va oltre la comprensione umana. Come per Unbreakable e Split, la costruzione iniziale è scrupolosa, intelligente e caparbia. Shyamalan ci presenta i due personaggi che hanno dato il via alla trilogia, mostrandoci subito Kevin Crumble, e le sue personalità, che hanno preparato delle giovani cheerleaders come sacrificio per onorare l’arrivo della personalità più aggressiva, più – appunto – animale, la bestia. In questo delirio di personalità David Dunn sta dando la caccia proprio a chi ha rapito le ragazze – scopriamo così che David è diventato, di fatto, un vigilante che veglia sulla città.

Lo scontro tra il bene e il male

E tutta la prima parte del film è concentrata sullo scontro, fisico e psicologico, dell’eroe che rappresenta il bene, il coraggio, la forza positiva e il male, colui che non ha controllo, la bestia feroce che rappresenta il potere demoniaco, nefasto, una forza bruta e negativa. Uno scontro che viene interrotto dall’arrivo della polizia che porta i due personaggi in un manicomio per persone “speciali”. È proprio qui che incontriamo il protagonista di questo terzo capitolo, l’uomo di vetro. Catatonico, quasi inerme, per poi risvegliare tutta la sua intelligenza, la sua strategia e il suo acume. Glass vuole eliminare il suo nemico, la sua nemesi, l’uomo, che a differenza sua, è impossibile da ferire, da uccidere e che è scampato all’incidente ferroviario che proprio Elijah aveva architettato. I piani di Mister Glass però sembrano andare in frantumi, come le sue ossa, per la presenza insistente della dottoressa Ellie Staple, una psicologa – che non racconterà mai tutta la verità – che ha l’obiettivo di riportare alla realtà i tre protagonisti, cercando di convincerli che quello che fanno e vedono è solo dentro la loro mente, malata.

La recensione di Glass

Un’escalation di azioni e conseguenze che, piano piano, portano i nodi a sciogliersi, ma quando il film ha ingranato la quinta marcia e ci si aspetta che i colpi di scena si susseguano uno dopo l’altro – arrivano, perché arrivano – Shyamalan ci presenta un conto che non ci aspettavamo. Forse scontato, non al pari dell’hype creato con i primi due capitoli e non una degna conclusione della carne al fuoco messa sulla brace nelle due ore di girato. Una fine logica, comprensibile, ma dannatamente inconsistente e mai all’altezza di quanto fatto credere durante questa lunga – iniziata quasi vent’anni fa – trilogia.
Glass è sicuramente il peggiore dei tre film girati dal regista indiano e probabilmente, dopo una degna presentazione del personaggio di vetro, sarebbe stato più appropriato, probabilmente, produrre un quarto, e più esaustivo, capitolo che rendesse onore alla saga e chiudesse il cerchio dei supereroi low cost.

Fabio Fagnani

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